TOP TEN ALBUM 2019 DI BEN MORO

 
31 Dicembre 2019
 

#10) UZEDA
Quocumque Jeceris Stabit

[ Overdrive ]
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I nostri Uzeda non hanno sicuramente bisogno di presentazioni. Una band che del noise ha fatto la propria storia attirando l’attenzione dei molti colossi del genere. Un ennesimo album , un’ ennesima prova di abilità incredibile, zeppa di rabbia e di spontaneità, la stessa incisa su disco, in 4 giorni senza se e senza ma. Tutti in piedi per i 4 Siciliani.

#9) DEERHUNTER
Why Hasn’t Everything Already Disappeared?

[ 4ad ]
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È stata subito magia dall’inizio dell’anno. Questo disco carico di contaminazioni Elettro-vintage fine anni ’70 inizio ’80 ci ricorda i classici lavori del maestro Eno conditi da una nota malinconica d’autore che sfiora timidamente qualche assaggio melodico. Adoro la formula espressiva di Bradford Cox e soci che non si impongono limiti nel proporci quello che gli passa per la testa, e infatti ancora una votla, con me, fanno centro.

#8) FEWS
Into Red
[ Plas ]
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Veramente bel disco che tra l’altro ho scoperto per caso.Potete battezzarli Krautrock, post punk, shoegaze, o mischiare tutto assime e cestinare, non è questo l’importante. La cosa significante è che il disco suona veramente bene, le idee ci sono, chiare, anche se restano in prima battuta delicatamente nascoste all’ascoltatore. Bel sound a volte stile DIIV, a volte caratterizzato da una dose massiccia di psichedelia importante, che ci fa sognare il cuore.

#7) JERKCURB
Air Con Eden
[ Handsome Dad ]
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Altra scoperta dell’anno (collaborazioni con King Krule a parte), questa volta mezza giustificazione ce l ‘ho visto che questo “Air Con Eden” è proprio debutto. Un disco affascinante, dalle sonorità mistiche ed allucinogene, in un’atmosfera da calma piatta che spiazza per la delicatezza. Una colonna sonora perfetta per un film di David Lynch o per una serie Ai Confini della realtà. Atmosfera, suoni scomposti, sperimentazione, niente dato al caso e molta esperienza per Jacob Read in arte proprio Jerkcurb. Il suo Sound innovativo e identificabile ci lascia esterefatti, ne vogliamo ancora, il prima possibile.

#6) BLACK MOUNTAIN
Destroyer
[ Jagjaguwar ]
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Sogno di notte, ormai da tempo immemore, i Fuzz dei Black Mountain,. Quando esce un loro album non riesco a snobbarlo, anche perché la dose massiccia di atmosfere anni ’60 e ’70 presente nei loro lavori, mi fa sempre stare bene. Nonostante le dipartite di due dei membri storici della band, anche questa volta gli americani riescono ad affascinarmi con stile e , se devo sbilanciarmi, lo faccio con “Horns Arising”, pezzo che si ricorda i riffs pesanti di Black Sabbath ma che al contempo sembra scritto nell’era Berlinese dall’immortale Bowie. Disco importante, per una band che ogni volta ci lascia senza parole.

#5) JOHN
Out Here on the Fringes
[Pets care Records]

Li ho scoperti per caso ad un concerto degli IDLES e mi hanno subito stregato per la loro potenza assurda. Questo duo da Londra, precisamente Crystal Palace, non ha mezze misure, le loro canzoni sono esplosioni nucleari figlie di riff pesanti e accordi gracchianti super distorti. I due Jonh (John Newton e John Healey) con questo secondo disco, battono i pugni sul tavolo riuscendo ad attirare un’attenzione del tutto meritata. Una band dal tiro pazzesco che riesce a forgiare un Rock alternativo ai limiti del Grunge, ricordandomi al contempo Sepultura e Motorhead, strano vero? Solo per questo vale la pena ascoltarli.

#4) FONTAINES D.C.
Dogrel
[ Partisan Records ]
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“Dogrel” è il primo figlio dei ragazzi da Dublino Fontaines D.C. La band, fortemente legata a IDLES e Shame, è riuscita a farsi conoscere in maniera esponenziale nei mesi del 2019 con alcune delle canzoni presenti in questo disco, ma pubblicate come singolo tramite un’etichetta diversa. Molte le scelte che hanno portato a ristampare i pezzi condensandoli giustamente in un LP, ma a noi va benissimo così. I brani sono genuini, intuitivi e si stampano nel cervello a presa diretta senza se e senza ma. Dogrel, “filastrocca” in inglese, ci racconta di questi giovani ragazzi, trascinati dal frontman carismatico Grian Chatten, che racconta nei testi dell’amore per la sua città natale, Dublino.

#3) DIIV
Deceiver
[ Captured Tracks ]
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Avevo temuto il peggio per la band dopo il brutto periodo che aveva passato Zachary Cole, e invece no. Sono tornati con un disco dalle atmosfere più cupe, a volte aggressive e violente ma incredibilmente perfette. I canti sussurrati e le melodie tristi sono malinconiche al punto giusto da incatenare all’ascolto. Impossibile sfuggire dall’ondata di tristezza che mette il disco, soprattutto se ci si immedesima e si ripercorre l’intricata storia della band. Una bomba di emozioni, se pur spiacevoli a volte, ma sempre emozioni. E quando un disco emoziona in questa maniera vuol dire che è riuscito.

#2) REV REV REV
Kykeon
[ Fuzz Club ]
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Quando si dice amore a primo ascolto è il caso per me di menzionare “Kykeon” dei Rev Rev Rev. Un disco che nel 2019 mi ha fulminato completamente, potrei definirlo uno dei nuovi capolavori dell’Italogaze, un album che segna una tappa importante e conferma la piena maturità artistica della band, ormai un punto di riferimento quando si parla di Shoegaze. I ragazzi di Modena hanno dato prova di vivere i migliori anni della loro vita musicale, lo fanno con un disco unico nel suo genere, che sicuramente resterà per sempre.

#1) SAM FENDER
Hypersonic Missiles
[ Polydor ]
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Lo confesso, è assolutamente inusuale per me avere un cantautore Pop Rock al primo posto della classifica di fine anno. Sam Fender con me è andato dritto al cuore, l’ha fatto con la sua voce incredibilmente unica e il suo songwriting maturo e sincero. Un artista incredibile, un grande comunicatore, che con un disco ha fatto veramente qualcosa di incredibile. “Hypersonic Missiles” è un colpo al cuore, che fa innamorare dal primo istante

 

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