“SAREBBE MOLTO DIVERTENTE PROVARE A SCRIVERE QUALCOSA PER UN FILM IN FUTURO.” UNA CHIACCHIERATA CON ALICE BOMAN IN VISTA DELL’USCITA DEL SUO PRIMO LP

 
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16 Gennaio 2020
 

E’ già da alcuni anni che conosciamo Alice Boman, ma la giovane songwriter di Malmö fino a oggi ha pubblicato solo una manciata di singoli e un paio di EP. Domani, venerdì 17 gennaio, tutto ciò cambierà perchè la musicista svedese realizzerà, via PIAS, il suo esordio sulla lunga distanza, “Dream On”. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due chiacchiere via e-mail con lei e parlare, oltre che del suo LP, del processo creativo, delle influenze, del suo imminente tour europeo (che purtroppo non passerà dall’Italia) e anche del vinile. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Alice, come stai? Per prima cosa ti chiedo se puoi gentilmente fare una piccolo introduzione di te per i nostri lettori.

Ciao, sto bene, grazie. Sono un’artista svedese di stanza a Stoccolma. Ora ho 32 anni, ma ho iniziato a scrivere canzoni a 20 anni e poi registravo delle demo a casa. Alcune di queste registrazioni casalinghe sono poi diventate il mio primo EP nel 2013. Dopo di allora ho continuato a suonare e a fare musica e ora finalmente il mio album d’esordio vedrà la luce il 17 gennaio.

Ho ascoltato la tua musica per la prima volta già qualche anno fa, ma il tuo primo LP arriverà solo tra pochi giorni: come mai ha scelto di aspettare fino a ora per realizzarlo? Credi che fosse la cosa giusta da fare?

In realtà ho iniziato a scrivere le canzoni per l’album 3 o 4 anni fa, è stato un processo lungo. Non avevo una scadenza quindi mi sono presa tutto il tempo possibile ed è stato bello. Ed è stata la stessa cosa quando abbiamo iniziato a registrare, non avevamo fretta. Ci sono state anche delle pause nella produzione che hanno allungato ulteriormente il tutto e alla fine abbiamo anche cambiato lo studio di registrazione, ma sono contenta di tutti questi cambiamenti e per come è andata a finire. Così credo che, sì, fosse la cosa giusta da fare, ma la prossima volta voglio registrare un album in due settimane per vedere come funziona.

Per il tuo nuovo album hai lavorato insieme a Patrik Berger (Robyn, Charli XCX, Icona Pop, Santigold): che cosa ha aggiunto alla tua musica? Che cosa hai imparato da lui?

E’ stato davvero bello lavorare subito con lui, come se fossimo contenti delle stesse cose. Mi è sembrato che mi capisse. E’ davvero bravo a modificare i suoni e a renderli giocosi, essendo aperto e desideroso di provare cose differenti. Inoltre ha aggiunto un bel groove ad alcune canzoni, suonando il basso e alcune volte la batteria. E inoltre ha tanti strumenti molto belli con cui ho potuto suonare. Credo di aver imparato come lavorare insieme a qualcuno, come lasciarsi andare e sentirsi a proprio agio nell’esplorare le cose insieme a qualcun altro nella stessa stanza senza trattenersi.

Hai detto che hai iniziato il processo creativo per il tuo primo disco in una casa in campagna in Svezia: credi che ciò ti abbia permesso di stare in contatto con l’ambiente circostante? Pensi di esserne stata influenzata in qualche modo, mentre scrivevi la tua musica?

Sì, credo che essere così vicini alla natura e in un posto così tranquillo sia una ottima cosa, mentre scrivi. Concentrarsi diventa più facile senza distrazioni intorno a te, rimanendo lontano dalla tua vita quotidiana. Credo che mi abbia fatto avvicinare ai miei sentimenti e andare in profondità nelle cose. Ovviamente è una cosa positiva quando devi solo scrivere di questo. Ahah

Ho sentito molta intimità nella tua musica, ti sa riscaldare molto. Inoltre ci sono anche delle sensazioni cinematiche: è qualcosa che hai fatto intenzionalmente?

Sono molto contenta di sentire che (la mia musica) riscalda, nonostante i temi tristi. E’ ciò che speravo. Credo che ciò provenga dalla condivisione di ciò con cui gli altri si possono relazionare e trovano conforto, sapendo che tutti noi passiamo attraverso esperienze simili. La sensazione cinematica non è stata creata in maniera intenzionale, il sound è davvero un mondo che mi piace e che non so spiegare, semplicemente si presenta in quel modo. Mi piacciono i film e spesso mi sento ispirata dopo averne visto uno bello, quindi forse c’è una connassione.

Se ascolto il tuo disco con gli occhi chiusi posso sentire quelle sensazioni dreamy di band come i Beach House, ma allo stesso tempo anche quel tocco magico dell’indie-pop scandinavo. Mi piace molto! Ti posso chiedere quali sono state le tue maggiori influenze musicali per questo tuo primo LP?

Grazie! Mi piacciono molto i Beach House e il loro sound e abbiamo ascoltato alcune delle loro canzoni, mentre eravamo in studio. Inoltre mi piace molto “Skeleton Tree” di Nick Cave e in particolare la title-track. Ho anche ascoltato i Portishead. Amo il suono della voce di Beth Gibbons, così asciutto e intimo. Inoltre abbiamo ascoltato anche della vecchia musica come “Blue Moon” di Elvis Presley.

Alice, il tuo primo LP è chiamato – a ragion veduta – “Dream On”: la tua voce è angelica e toccante. Di che cosa parlano i tuoi sogni?

Sono innamorata in questo momento e amo la sensazione di condividere i sogni con un altra persona. E sogno di poter andare in nuovi posti per scrivere e per provare nuove cose mentre faccio musica. Sarebbe molto divertente provare a scrivere qualcosa per un film in futuro e magari lavorare di più insieme ad altre persone. Soprattutto, però, sogno di avere la possibilità di continuare a fare ciò che sto facendo, scrivere e suonare.

Secondo la tua opinioni quali sono state le principali differenze tra il tuo album e i tuoi EP precedenti? Quanto sei cresciuta come musicista durante questi anni?

Credo che il grande cambiamento sia stata la grande quantità di tempo impiegata per lavorarci su, sia per la scrittura che per il processo di registrazione. C’è una maggiore produzione e in qualche modo sembra più grande nei paesaggi sonori e ci sono più strumenti. E’ difficile dire quanto sia cresciuta, ma credo di sentirmi più a mio agio quando suono e spero che ciò mi renda più apera a improvvisare ed esplorare.

Come ti trovi a lavorare con un’etichetta brillante come la PIAS? Sei contenta?

Sì, sono molto contenta. Mi sembra un posto adatto per me, sono un ottimo team e sono contenta di poter avere molta libertà artistica: mi sembra che credano in ciò che faccio e quindi mi lasciano fare le mie cose. Ciò è molto importante.

Suonerai in giro per l’Europa in febbraio: che cosa ti aspetti da questo tour? Pensi che ci sia una possibilità di vederti live qui in Italia nel corso del 2020?

Sono così contenta di poter suonare queste canzoni live adesso e di incontrare tanta gente. E’ una bella cosa suonare dal vivo ed essere insieme nello stesso momento. Non so ancora se ci saranno date italiane, ma lo spero. Mi piacerebbe molto venire a suonare da voi.

Ho visto che pubblichi la tua musica anche in vinile: che cosa ne pensi di questo formato che è ritornato molto forte negli ultimi anni? Ti piace collezionarli?

Mi piace molto il vinile perché ti permette di ascoltare l’album intero. Oggi è così facile scegliere delle canzoni e fare delle playlist. Anch’io lo faccio molto spesso. Questo formato è così importante e bello perché non puoi farlo e invece hai tutto (l’album). Ho qualche vinile, ma il mio giradischi è nel mio attico a Malmö perché qui a Stoccolma non ho spazio. Lo andrò a prendere quando mi trasferirò in un posto più grande.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una delle tue canzoni da usare come soundtrack di questa intervista?

The More I Cry.

Photo Credit: Johan Olofsson

 

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