“PENSO CHE ALLA FINE ABBIAMO SCRITTO IN UN MODO CHE è SEMPRE MOLTO PERSONALE.” ABBIAMO INTERVISTATO LE PEGGY SUE IN VISTA DELL’USCITA DEL LORO QUARTO ALBUM

 
20 Gennaio 2020
 

Seguiamo le Peggy Sue dall’uscita del loro primo album, “Fossils And Other Phantoms”, realizzato nell’ormai lontano 2010: il duo indie-folk / indie-pop di Brighton, ma ora di stanza a Londra sta per ritornare con un nuovo LP, “Vices”, in uscita il prossimo 21 febbraio via French Exit. Questo quarto disco segna la fine di un lungo silenzio durato oltre sei anni e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per contattare Katy Young e Rosa Slade via e-mail e farci raccontare, oltre che del nuovo album, del Deep Throat Choir, il gruppo di canto femminile a cui si sono unite negli ultimi anni, delle loro influenze, del loro processo creativo e anche del vinile. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao Katy e Rosa, come state? E’ fantastico che siate ritornate! Il vostro quarto LP uscirà a febbraio a distanza di oltre sei anni dal precedente, “Choir Of Echoes”: vi posso chiedere cosa è successo in questo periodo?

Katy Young: E’ successo davvero tanto! Molta vita reale e relazioni sentimentali e posti di lavoro reali e vacanze reali. In realtà io e Rosa non abbiamo mai smesso di suonare insieme, ci siamo presi il nostro tempo per scrivere e fare il nostro nuovo disco, adattandoci tra fare altre cose e suonare in giro le nostre canzoni. Inoltre abbiamo cantato con il Deep Throat Choir per la maggior parte del tempo, così abbiamo scritto, registrato e avuto avventure anche insieme a loro.

Avevo infatti letto che avete cantanto insieme al gruppo di canto femminile Deep Throat Choir: pensi che vi abbiano influenzato in qualche modo?

K.Y.: Ci ha sicuramente influenzato, ma probabilmente più in termini di emozioni e comunità che per il suono in sé – è così fantastico fare parte di questo collettivo di donne e tutto ciò che abbiamo fatto è stato nuovo ed eccitante, così abbiamo provato a riportarlo con noi all’interno delle Peggy Sue. Credo che fare per un lungo periodo una cosa con solo voce e batteria ci abbia esaltato e ci abbia fatto usare maggiormente le voci anche sul disco – in modo da lasciare che a volte fosse tutto voce e armonie.

Il vostro nuovo album si chiama “Vices”: quale è il suo significato? A quali vizi si riferisce?

K.Y.: Il titolo originariamente viene da una canzone del disco chiamata “Vices”, che parla dei vizi classici – come bere e andare ai party – ma anche di certi tipi di amore. Quando stavamo pensando ad alcuni titoli di album, ci siamo accorte di come tante canzoni parlassero delle distrazioni e degli inganni a se stessi e di cose che sembrano belle, ma in realtà non lo sono molto – puo’ essere stare alzato fino a tardi e ballare tutta la notte o possono essere anche le persone che ami. Quindi sono questi i vizi di cui stiamo parlando.

La press-release ci racconta che “Vices” è un mix tra le canzoni pop anni ’60 e inni rumorosi anni ’90 di band come Breeders e Blur: ci potete dire di più riguardo alle vostre influenze?

Rosa Slade: L’album è stato creato in un lungo periodo di tempo, così probabilmente una moltitudine di influenze musicali e non musicali sono entrare e uscite. Credo che tu possa ascoltare influenze di Phil Spector, anni ’50, anni ’70, anni ’90, surf, shoegaze, garage-rock, RnB, Neutral Milk Hotel, la forza di cantare in un gruppo di 30 donne, i film di Jodorowsky, i libri che abbiamo letto, l’amore, il dolore, gli incontri momentanei, il lavoro dalle 9 alle 5…
Penso che alla fine abbiamo scritto in un modo che è sempre molto personale, così, qualsiasi cosa succeda intorno a noi, entra nella musica. A livello sonoro credo che volessimo realizzare un album che fosse allegro e celebratorio in molti modi, anche quando il contenuto dei testi puo’ essere oscuro. Ci sembra una parte importante della crescita.

Il vostro vecchio singolo, “Slow Fade”, che avete condiviso circa due anni fa, e il vostro nuovo, “Motorcade”, sebbene siano abbastanza diversi, hanno qualcosa in comune, le armonie. Queste due canzoni sono fantastiche per le mie orecchie: posso chiedervi come fate a far funzionare le vostre due voci insieme?

K.Y.: Per noi ora è come una seconda natura – cantiamo insieme da oltre dieci anni, così sappiamo come creare spazio per ciascuna e scrivere parti che costruiscono la musica. Abbiamo sempre amato molte delle stesse cantanti – PJ Harvey e Billie Holiday, ma anche cose pop e RnB come Lauryn Hill e le Sugababes – così le nostre voci e il modo in cui le usiamo hanno molto in comune.

Di che cosa parlano i testi delle vostre canzoni? Sono personali? Da dove avete preso l’ispirazione, mentre le stavate scrivendo?

K.Y.: Molti dei nostri testi sono personali – per la maggior parte del tempo usiamo il nostro songwriting per spostare le nostre teste sulle cose che stanno succedendo nelle nostre vite. Spesso nascono da un momento specifico, da un sentimento o da un’immagine. Per esempio “Validate Me” è nato da un momento in cui stavo guardando un concerto e mi sentivo molto insicura e volevo che il mio ragazzo facesse una sorta di gesto fisico per rassicurarmi. La prima linea proviene da quel momento: “Put your hands on my hips, validate me (metti le mani sui miei fianchi, dammi una conferma)”. Quindi scrivere quella canzone è stato un modo per ammettere quei sentimenti difficili ed esaminarli.

Quanto si è evoluto il vostro sound rispetto ai vostri lavori precedenti? Avete aggiunto dei nuovi componenti alla vostra band: che cosa hanno portato al vostro album?

K.Y.: Sì, abbiamo aggiunto un gruppo di amici per “Vices”. I principali nuovi componenti sono Dan Blackett dei Landshapes, che suona la batteria e Ben Gregory dei GRIP TIGHT, che suona il basso. Hanno aiutato entrambi con i demo, le registrazioni e la produzione, così le canzoni si sono evolute maggiormente in studio. Invece che presentarci con le canzoni finite, le potevamo continuar lasciare cambiare perché cercavamo tutti di provare nuovi suoni, parti e arrangiamenti.

Quanto siete cambiate come musiciste (e forse anche come persone) nel corso degli anni?

K.Y.: Per prima cosa abbiamo imparato a suonare la chitarra! Quando abbiamo iniziato conoscevamo solo quattro accordi, il che ci ha aiutato sicuramente a essere supercreative e sperimentali, ma adesso possiamo usare le nostre chitarre come usiamo le nostre voci. Rosa ora sa scrivere fantastici assoli di chitarra e ciò significa che possiamo essere più propositive nel modo in cui scriviamo le canzoni.

Che cosa ci potete dire del processo creativo per “Vices”? E’ stato qualcosa di collaborativo? Che cosa viene prima di solito, la musica o i testi?

R.S.: Una di noi di solito scrive una canzone e poi la porta all’altra per suonarla insieme – alcune volte iniziamo da una parte di chitarra e poi la facciamo crescere da lì, altre volte, invece, è già completamente formata e la rendiamo più spoglia insieme. Non c’è un processo prestabilito. Tuttavia una persona si occuperà sempre di scrivere la maggior parte del testo. Credo che la differenza tra “Vices” e gli album precedenti sia che abbiamo speso molto più tempo su queste canzoni. Si sono evolute lentamente attraverso delle demo registrate in luoghi e sale prove differenti insieme a musicisti differenti. Il processo di scrittura e di registrazione è durato per un periodo di tempo più lungo con nuove parti e strumenti aggiunti sulle canzoni magari dopo mesi, mentre le stavamo rilavorando.
Per gli altri album abbiamo avuto meno tempo a disposizione e sono stati registrati in un unico blocco di tempo. Questo album ha avuto più spazio per cambiare e crescere durante il processo di scrittura a causa del modo in cui l’abbiamo registrato.

Il vostro nuovo disco è stato prodotto da Jimmy Robertson, che aveva già lavorato insieme a voi in passato: che cosa ha portato al vostro sound? Siete soddisfatte del suo lavoro?

R.S.: Abbiamo lavorato con Jimmy per la prima volta registrando “Peggy Sue Play The Song Of Scorpio Rising”, che è stato fatto in una settimana. Poi ancora con “Choir Of Echoes” e di nuovo con “Vices”, per cui abbiamo impiegato due anni. Ha portato cose differenti a ogni disco, come suppongo abbiamo fatto anche noi. Ora sembra più un altro componente della band. Ci fidiamo molto della sua opinione e lui capisce bene il modo in cui lavoriamo insieme. E’ un maestro nel creare spazio e nell’evidenziare le cose che davvero guidano una canzone. Aggiunge molto, ma lo fa sembrare sempre semplice.

Durante la vostra carriera siete state in tour con tanti ottimi artisti come Jack White, Mumford And Sons e le First Aid Kit, solo per citarne alcuni: che cosa avete imparato da loro? Avete dei ricordi di loro che volete condividere con i nostri lettori?

K.Y.: Jack White una volta prima di uno show mi ha detto che i miei capelli erano belli e le First Aid Kit mi hanno fatto una torta di compleanno – questi sono ricordi personali che probabilmente mi farà piacere ricordare per tutto il resto della mia vita. Dalle band con cui siamo andati in tour, quelli da cui abbiamo imparato di più sono i Blood Red Shoes (uno dei nostri primi tour) e le La Luz (quello più recente) – (abbiamo imparato) a essere solamente una band e a cercare di fare un grande show e a essere di supporto e brillanti con gli altri artisti.

Vi ho viste live in un cinema nella vostra città, Brighton, durante un’edizione del Great Escape di qualche anno fa: è stato un fantastico concerto! Che cosa si possono aspettare i vostri fan dal vostro prossimo tour del Regno Unito? C’è qualche possibilità di vedervi suonare anche qui in Italia nel corso del 2020?

R.S.: Katy sta provando alcune mosse di danza nelle prove e inoltre abbiamo una nuova live band da presentare. A parte questo, credo che possiate aspettarvi molte nuove canzoni e molta eccitazione nel riuscire a suonarle per la prima volta davanti alla gente.

Realizzerete il vostro nuovo album anche in vinile: che cosa ne pensate di questo formato che è tornato ancora cool durante gli ultimi anni dopo parecchio tempo? Vi piacciono i vinili?

K.Y.: Sì, ci piace il vinile – e anche il cd. Penso che sia fantastico il modo in cui ti fa prestare più attenzione a un album – di solito un disco rimane sul mio giradischi per settimane, dopo che l’ho comprato e capita che suoni un lato più e più volte. Allo stesso tempo amo anche Spotify e Bandcamp che mi fanno scoprire nuova musica, la condividono e mi fanno essere in grado di esplorare così tanto. Senza non credo che ciò sarebbe possibile.

Avete qualche nuovo artista interessante da suggerire ai nostri lettori?

K.Y._ Abbiamo suonato insieme ai Porridge Radio la scorsa estate e mi piace tanto la loro canzone “Lilac”. Hanno un nuovo album in arrivo quest’anno e non vedo l’ora di ascoltarlo. Inoltre gli Younghusband, che è la band di Euan Hinshelwood che suona insieme a noi ogni tanto (quando non è impegnato nella band di Cat Le Bon). I loro tre album sono psych, poppy, dolci e brillanti.

Un’ultima domanda: potete scegliere una vostra canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?

Ascoltate “Motorcade” per prepararvi all’album.

 

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