LA FESTA MESTA: L’UNICA FESTA A CUI DOBBIAMO PARTECIPARE…

 
23 Gennaio 2020
 

Il Mondo Nuovo” è un romanzo distopico di Aldous Huxley del 1932 nel quale l’essere umano è finalmente felice: non ha più alcuna preoccupazione perché può vivere in una società pacifica, perfettamente organizzata e tecnologicamente avanzata nella quale gli viene offerto e garantito tutto ciò di cui ha bisogno. Non esistono, di conseguenza, né conflitti sociali, né fame, guerre o povertà. Gli uomini vivono in una società strutturata in base al modello industriale e produttivo ideato dalla Ford per la realizzazione dei suoi modelli, per cui, facendo parte di un processo ben definito, essi sono considerati alla stregua della parti meccaniche o elettriche di un’automobile. Non sono più, quindi, il frutto d’una relazione umana, ma vengono concepiti in laboratorio, grazie agli enormi progressi dell’ingegneria genetica, in apposite strutture gestite dal governo, le quali sostituiscono, praticamente, ciò che un tempo erano le famiglie.

Questi uomini felici non hanno più bisogno di conoscere la propria storia, non gli servono né la religione, né le speculazioni filosofiche. Vengono, inoltre, del tutto eliminate e combattute le diversità culturali che, spesso, sono state causa di disordini e di conflitti; è tutto perfettamente identico, pacifico, pulito, ordinato, noto, qualsiasi siano le coordinate geografiche di riferimento. Gli uomini vivono in un mondo piatto ed omologato nel quale gli viene “suggerito” cosa mangiare, come vestirsi, come muoversi, come arredare le proprie abitazioni, come relazionarsi con gli altri, come spendere il proprio tempo libero.

Una vera e propria festa mesta, insomma, nella quale assistiamo, impotenti e soggiogati, al trionfo del capitalismo della sorveglianza. Oggi si parla, infatti, di “internet delle cose”: in pratica attraverso vari dispositivi ed apparecchi – spesso del tutto banali come, ad esempio, un frigorifero o una lavatrice – le multinazionali produttrici non fanno altro che raccogliere e carpire informazioni su ciò che ci piace fare, in modo tale da predire, per poi controllare ed infine condizionare tutto ciò che faremo tra un’ora, tra un giorno, tra una settimana, tra un mese e tra un anno. Ma la cosa peggiore è che noi non ci rendiamo assolutamente conto del mesto spettacolo di cui siamo parte, lo accettiamo con naturalezza, consideriamo questa invadenza del tutto naturale, così come lo sono le stagioni o l’alternarsi del giorno e della notte.

Il successo di questo modello di predizione-controllo-condizionamento è legato all’appropriazione delle risorse primarie, dei processi di produzione, degli slogan e delle politiche di informazione delle masse e soprattutto dipende dal fatto che non prosperino, in nessuna nazione del mondo, strategie di sviluppo economico diverse ed indipendenti. Da ciò nasce l’urgenza e la necessità, dal punto di vista di queste multinazionali della tecno-sorveglianza, di combattere ed eliminare – con mezzi leciti ed illeciti, ricorrendo anche all’uso preventivo o meno delle armi, dell’assassinio mirato, delle più contraddittorie alleanze politiche, dei droni, di Dio, della Storia, del sangue versato – qualsiasi modello di sviluppo differente, indipendentemente dai vantaggi e dagli svantaggi, dalle perdite o dai profitti, dal bene e dal male che esso può garantire alle persone comuni.

Questa è la festa a cui dobbiamo partecipare e ci piaccia o no, ci convenga o no, ci soddisfi o no, non possiamo andarcene via.

Complimenti per la festa
Una festa del cazzo
Sei così cara e inutile
Mia dolce creatura immobile (da “Festa Mesta”, Marlene Kuntz)

 

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