OGGI “MEAT IS MURDER” DEI THE SMITHS COMPIE 35 ANNI

 
11 Febbraio 2020
 

Qual era  il maggiore punto di forza degli Smith? La chitarra di Johnny Marr? I testi e la voce di Morrissey? La perfetta combinazione di tutti e quattro i componenti?

Forse niente di tutto questo, la loro migliore qualità anche per chi come me li ha vissuti album dopo album, sfuggiva proprio per il fatto di essere così evidente.

Era la caratteristica che rendeva così entusiasmante l’uscita di ogni loro nuovo lavoro, il motivo per cui spesso si restava sorpresi, il motivo per cui si andava a cercare ogni loro uscita che fosse un singolo o una b-side, era una qualità evidente eppure che all’epoca sfuggiva.

Riascoltando oggi il loro percorso artistico risulta tutto più semplice, ogni singolo componente degli Smiths cresceva album dopo album, in un’evoluzione stilistica che aumentava la loro qualità brano dopo brano.

Una crescita qualitativa collettiva che si esprimeva nei loro album, ma anche nei singoli, nelle b-side sempre ottime e spesso pubblicate in raccolte per la gioia di tutti i fan.

Quattro soli album ufficiali che poi diventeranno con le raccolte quasi sei, una storia che si concluderà purtroppo lasciandoci la curiosità di sapere cosa sarebbero diventati.

“Meat is Murder”  non è forse il loro album migliore, ma all’epoca questo lavoro diventò sotto certi aspetti la loro consacrazione e un grande successo, permettendo loro di raggiungere il primo posto nella classifica UK , di rafforzare l’immagine iconica di Morrissey, creare una empatia con l’ascoltatore, dare un alone di qualità a tutta la band, dare una autorevolezza intellettuale che andava oltre la musica.

La scelta di un titolo come “Meat is Murder” per un album,  per quanto oggi non colpisca più di tanto, negli anni 80, nei quali la scelta vegetariana o vegana era ancora abbastanza rara, era quasi uno schiaffo, la negazione della consuetudine socialmente radicata di uccidere e mangiare gli animali sbattuta in faccia come un’accusa era per certi versi scioccante.

Per quanto ci fossero artisti già dichiaratamente vegetariani e vegani, uno su tutti Paul McCartney, Morrissey diventerà un simbolo per la sua capacità di dare una visione forte e  provocatoria di un movimento fino a quel momento ai margini.

Per quanto ci fossero molti vegetariani per motivi religiosi o per aver abbracciato i vari movimenti esistenti o le idee filosofiche di Peter Singer, che nel 1975 aveva pubblicato con grande successo “Liberazione animale”, vera e propria prima opera contemporanea sui diritti animali che conobbe una vasta diffusione internazionale, Morrissey legherà per sempre il proprio nome al movimento animalista distinguendosi per i suoi toni duri e provocatori e l’assoluta mancanza di compromesso o rinuncia al proprio pensiero personale, che hanno contraddistinto tutta la sua carriera.

“Meat is Murder” nascerà con la precisa volontà di Morrissey e Marr di superare le incertezze produttive che avevano caratterizzato l’album d’esordio, chiameranno così come ingegnere del suono un loro fan, il grande Stephen Street e si produrranno l’album da soli, con la ferrea volontà soprattutto di Morrissey  di avere il controllo totale del loro lavoro.

Il risultato sarà un album composto da nove brani, ai quali verrà poi aggiunta in alcune edizioni una nuova versione di “How Soon is Now”già pubblicato precedentemente, con testi che pur non perdendo i tratti poetici dei primi lavori abbraccerà anche tematiche politiche e sociali, e sound abbastanza variegato, con composizioni sempre interessanti è una chitarra di base potente e sfavillante, un album valido ma per certi versi eccessivamente carico, come se l’importanza delle figure  di Morrissey e Marr impedissero qualsiasi tipo mediazione.

Come abbiamo detto i brani dell’album sono nove:

1.The Headmaster Ritual

Il contenuto sociale e politico dei testi si esprime subito già dal brano di apertura,  dove si  racconta in maniera autobiografica la realtà di alcune scuole inglesi, nelle quali i docenti si comportavano con crudeltà, “… venivi picchiato a sangue” come dichiarò Morrissey in una intervista.

…Give up education
As a bad mistake
Mid-week on the playing fields
Sir thwacks you on the knees
Knees you in the groin
Elbow in the face
Bruises bigger than dinner plates
I want to go home
I don’t want to stay..

2. Rusholme Ruffians

Il secondo pezzo,  se dal punto di vista musicale riprende un pezzo di Elvis Presley che sarà poi abbozzato nel live “Rank”, ha un testo molto bello che ritrae la vita della classe operaia durante una fiera, in un ambiente minaccioso e volgare, ma allo stesso tempo contrassegnato dalla passione anche questa volgarmente vissuta.

“.. The last night of the fair
By the big wheel generator
A boy is stabbed
And his money is grabbed
And the air hangs heavy like a dulling wine

She is famous
She is funny
An engagement ring
Doesn’t mean a thing.. “
3. I Want the One I Can’t Have

Il testo sembra recuperare una tematica del classico repertorio di Morrissey , con riferimenti alla omosessualità e all’importanza di poter amare, ma io ho avuto sempre una lettura diversa del brano, secondo me Morrissey non ne fa una questione di genere ma va oltre, esistono persone che amano l’idea dell’amore e per questo sono destinati all’insoddisfazione.

“..A double bed
And a stalwart lover for sure
These are the riches of the poor
And I want the one I can’t have
And it’s driving me mad
It’s all over, all over my face..”

4. What She Said

La potenza della chitarra in un testo che parla di solitudine, di un’inquietudine mitigata dalla fuga nella lettura, una solitudine non determinata da eventi o insoddisfazioni ma da un moto dell’essere, dal quale è difficile fuggire e che è impossibile da condividere.

” .. What she said was sad
But then, all the rejection she’s had
To pretend to be happy
Could only be idiocy
La-la-la…
What she said was not for the job or
Lover that she never had
Oh…
No no no… “

5. That Joke Isn’t Funny Anymore

Tra i brani più belli dell’ album musicalmente affascinante e carico di effetti, stranamente sarà uno dei singoli di minor successo della band.

Il testo ci racconta di come ci si sente nei momenti di disperazione, quando capita a noi quello che abbiamo visto accadere nella vita di altre persone,  quello che a volte ci ha sfiorato o  colpito solo di striscio . 

“…When you laugh about people who feel so
Very lonely
Their only desire is to die
Well, I’m afraid
It doesn’t make me smile
I wish I could laugh
But that joke isn’t funny anymore
It’s too close to home
And it’s too near the bone …”

6. Nowhere Fast

Mentre Johnny Marr ci delizia con una chitarra rockabilly, Morrissey ci presenta un testo nel quale in modo sarcastico esprime una volontà di cambiamento e di provocazione che muore distrutta dall’apatia .

“… I’d like to drop my trousers to the Queen
Every sensible child will know what this means
The poor and the needy
Are selfish and greedy on her terms
And if the day came when I felt a natural emotion
I’d get such a shock I’d probably jump in the ocean
And when a train goes by, it’s such a sad sound..”

7. Well I Wonder

Tra i miei brani preferiti in assoluto degli Smiths, una chitarra e un ottimo basso a puntellare un testo sugli amori che potevano nascere ma non sono mai nati, con una pioggia battente ad aumentare quel senso di tristezza e di pathos che pervade tutto il brano.

“.. Well I wonder
Do you hear me when you sleep ?
I hoarsely cry
Oh…
Well I wonder
Do you see me when we pass ?
I half die…
Oh…
Please keep me in mind..”

8. Barbarism Begins at Home

Brano con un gran bel giro di basso stranamente tendente al funky, è un testo che parla di violenza nelle mura domestiche, dove il linguaggio conosciuto è lo stesso, sia se chiedi qualcosa sia se stai zitto.

“.. Unruly boys
Who will not grow up
Must be taken in hand
Unruly girls
Who will not settle down
They must be taken in hand
A crack on the head
Is what you get for not asking
And a crack on the head
Is what you get for asking..”

9. Meat is Murder

Così su due piedi può sembrare anche un brano semplice ma in realtà questo brano di chiusura è sotto diversi punti di vista scioccante.

L’ inizio con i versi di animali destinati al macello indubbiamente colpirono all’epoca e colpiscono ancora, ancora oggi  quando Morrissey nei suoi concerti da solista canta ” Meat is Murder ” è sempre il momento più importante del concerto, spesso caricato in maniera drammatica, il palco inondato di rosso con il buon Moz in ginocchio e i fan in silenzio.

Il brano ha il merito di essere una canzone sulla vegetarismo dura e incisiva un pezzo che anche musicalmente ha una certa originalità, e ottima anche la scelta di posizionarlo in chiusura dell’album.

Gli Smiths sono entrati nella storia della musica con soli quattro album e una serie di singoli e b-side di grande livello, “Meat is Murder”, che  ancora oggi si ascolta con piacere, rappresentò il momento di  una ulteriore evoluzione del loro sound che finirà per esprimersi ancora più pienamente nei loro successivi lavori.

The Smiths – “Meat Is Murder”
Data di pubblicazione: 11 febbraio 1985
Tracce: 9
Genere: Indie Pop, New Wave, Post Punk
Lunghezza: 39:46
Etichetta: Rough Trade
Produttori: The Smiths

Tracklist:

  1. The Headmaster Ritual
  2. Rusholme Ruffians
  3. I Want the One I Can’t Have
  4. What She Said
  5. That Joke Isn’t Funny Anymore
  6. Nowhere Fast
  7. Well I Wonder
  8. Barbarism Begins at Home
  9. Meat Is Murder

 

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