“ABBIAMO AVUTO PIù SPAZIO PER PROVARE NUOVE COSE E SUONI DIFFERENTI.” ABBIAMO INTERVISTATO SOCCER MOMMY IN VISTA DELL’USCITA DEL SUO SECONDO LP

 
26 Febbraio 2020
 

Soccer Mommy è una giovanissima musicista indie-pop di Nashville: la ragazza statunitense, dopo il convincente esordio sulla lunga distanza, “Clean”, realizzato nel 2018 sta per tornare con un nuovo LP, “Color Theory”, che sarà realizzato venerdì 28 febbraio via Loma Vista Recordings / Caroline International. Il nuovo disco, che è stato registrato insieme al noto produttore Gabe Wax, si divide in tre parti, simboleggiate da tre colori, blu, giallo e grigio, parla di argomenti importanti come salute mentale e problemi famigliari. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione e nelle scorse settimane abbiamo contattato al telefono Sophie Allison – questo il suo vero nome – per parlare, oltre che del suo imminente sophomore, del suo songwriting, del tour, della musica per cinema e anche di calcio. Ecco cosa ci ha raccontato:

Ciao Sophie, grazie mille per dedicarci il tuo tempo. Per prima cosa ti chiedo se puoi fare una breve introduzione del tuo progetto per quei lettori che potrebbero ancora non conoscerti.

Certo. Sono Sophie – ovvero Soccer Mommy – sono una musicista indie e provengo da Nashville.

Posso chiederti da dove proviene il tuo moniker Soccer Mommy?

Era il nome che usavo su Twitter quando andavo a scuola. Era una specie di scherzo. L’ho incominciato a usare di nuovo quando ho messo la mia musica su Bandcamp. E’ poi è finito per essere il nome del mio progetto.

Posso chiederti se hai mai giocato a calcio?

Sì, ho giocato a calcio fino al primo anno dell’high school. Mi piaceva.

Soccer Mommy è nato come bedroom project. Ora stai per realizzare il tuo secondo LP: posso chiederti quanto sei cambiata come musicista in questo periodo di tempo?

Non credo di essere cambiata molto, ma penso di essere cresciuta molto come chitarrista, nel mettere tutte queste idee all’interno delle cose e anche nella produzione. Ho iniziato a registrate in camera, ma ora registro in uno studio. Ho imparato molto su quanto questo sia differente e come, registrando in uno studio, puoi creare un suono molto grande e spazioso. Il mio stile nel sonwriting non credo sia cambiato molto, forse si è un po’ evoluto, ma credo che fondamentalmente sia ancora simile a ciò che facevo anni fa.

Parlando del tuo nuovo disco, quali credi siano state le principali differenze o le maggiori evoluzioni tra il tuo debutto “Clean” e questo nuovo, “Color Theory”?

Credo che con “Color Theory” avessi più idee quando sono entrata in studio. Inoltre questa volta eravamo una vera e propria band, mentre per “Clean” c’eravamo solo io e un batterista. Essere noi quattro in studio era una cosa che volevo fare, sembrava maggiormente un live-show. Tutti noi abbiamo portato idee interessanti che avevamo registrato sul telefono, qualcuno aveva una parte di chitarra, un altro una parte di synth. Le abbiamo provate e abbiamo guardato se potevano funzionare. Ci sono state molte più idee che sono entrate (nel disco) questa volta. Abbiamo avuto anche più tempo per registrarlo: per “Clean” avevamo a disposizione due settimane, mentre per questo nuovo album abbiamo impiegato oltre un mese, così abbiamo avuto più spazio per provare nuove cose e suoni differenti.

Ho letto che scrivi anche quando sei on the road. E’ stato quindi più facile arrivare in studio con le tue canzoni quasi pronte o almeno già scritte?

Sì, è vero, scrivo anche on the road. Per me è stato facile, altrimenti avrei dovuto prendere del tempo libero dal tour per sedermi e iniziare a scrivere delle nuove canzoni. Ho cercato di scrivere le canzoni quando arrivavano, cercando di non essere forzata (a scriverle) in un periodo di tempo determinato.

Posso chiederti se l’andare in tour ha ispirato in qualche maniera il tuo songwriting?

No, direi di no o almeno solo di tanto in tanto. Occasionalmente la natura di certi luoghi mi puo’ avere ispirato un po’, come magari quando mi trovo davanti all’Oceano, ma solitamente no.

Parlando del tuo nuovo album, è diviso in tre colori differenti, blu, giallo e grigio. Per favore puoi spiegare ai nostri lettori quali sono i loro significati e parlare del concetto di questi tre diversi colori?

Volevo che sembrassero tre diversi atti, ognuno con i suoi umori differenti. Non dovevano essere necessariamente colori, ma umori ed emozioni. Questo cattura i sentimenti dei colori. Il primo è il blu che sta per la depressione e la tristezza e per il sentirsi giù. E’ un sentimento freddo rappresentato da un blu freddo. Volevo che fosse triste. Il secondo è il giallo che sta per la malattia, la paranoia, l’ansia e l’alta tensione. Avere persone malate nella mia famiglia mi ha causato tanto dolore e mi ha portato malattie mentali come l’ansia, la paranoia e il dormire male, che mi hanno fatta sentire poco bene. Perdi l’energia e diventi ansiosa. Il colore conclusivo, il grigio, sta per il buio. Si parla della mortalità e della paura della morte, di lotte con il male, di moralità. Ti senti come se stessi perdendo dei pezzi di te stessa.

Come ti senti ora?

Non è cambiato molto. Non credo che scriverne mi abbia aiutato, mi è servito per esprimermi, ma non ha cambiato nulla. Provo ancora quelle cose di cui ho scritto sul disco e sto ancora cercando di gestirle.

Posso chiederti se sei contenta di tornare in tour e di suonare quasi tutte le sere?

Sì, sono contenta. Puo’ essere stressante, perché stai lavorando sempre, anche quando hai dei momenti più tranquilli, come quando sei seduta nel van o quando stai mangiando. Stai lavorando, non puoi tornare a casa, ma sono felice di tornare a suonare e sono soddisfatta del set che abbiamo preparato con le nuove canzoni. E’ un grande passo avanti.

Mi ricordo di averti vista un paio di anni fa al Lexington di Londra, durante uno degli show organizzati da The Line Of Best Fit. So che in primavera tornerai in Europa: sei contenta?

Sì, mi fa piacere tornare a suonare in Europa e nel Regno Unito. Sono sicura che sarà molto divertente.

In questi ultimi due anni hai suonato insieme a fantastiche band come Paramore, Wilco, Vampire Weekend e altri. Che cosa hai imparato da loro? Non so se tu possa essere stata direttamente influenzata da loro, ma forse puoi avere appreso qualcosa dalla loro attitudine. Credi che sia possibile?

Queste band non vengono lì a insegnarti, ma a suonare insieme a loro ogni sera puoi imparare come adattarti a ogni tipo di venue. Ti puoi trovare davanti a una folla enorme, quando apri per gente di questo genere. E’ un tipo di tour differente. Questi tour di solito sono piuttosto simili: sai cosa succede, a che ora devi salire sul palco, sai a che ora suoneranno loro e ti senti anche più a tuo agio. Sono cose importanti da imparare quando stai iniziando. Non c’è un momento in cui sarai perfetto, devi sempre cercare di migliorare.

La tua canzone “Feed” fa parte della colonna sonora del film “The Turning”: ti è piaciuto scrivere per il cinema? E’ qualcosa che hai intenzione di rifare in futuro? Ti interesserebbe scrivere per film o magari serie TV?

Sì, mi piace moltissimo. Sono molto interessata ed è stato molto bello scrivere una canzone per quel film. E’ stato un sogno diventato realtà. Non l’avevo mai fatto ed ero un po’ nervosa, ma alla fine sono riuscita a scriverla facilmente e mi è piaciuta la canzone che ho scritto. Ora mi sento più a mio agio a scrivere per il cinema ed è fantastico vedere il film e sentire la mia canzone. E’ stato veramente divertente. Vorrei farlo di nuovo e sono molto interessata.

Il tuo nuovo disco verrà realizzato da Loma Vista Recordings, che è un’etichetta più grande rispetto alla Fat Possum Records, che aveva pubblicato il tuo esordio “Clean”: come ti senti a lavorare insieme a loro? Sei contetta di ciò che stanno facendo per te?

Sì, sono veramente contenta di lavorare insieme a loro. Mi hanno dato la libertà di fare ciò che volevo. Qualcuno si preoccupa di perdere la proprio libertà quando passa a un’etichetta più grande. Loro sono stati fantastici, non hanno mai cercato di spingermi a fare cose che non volevo. Le cose stanno funzionando davvero bene con loro.

Un’ultima domanda: per favore puoi scegliere una tua canzone, vecchia o nuova, da usare come soundtrack di questa nostra intervista?

Sì, certamente. Che ne pensi di “Circle The Drain”?

Ottimo. Mi piace molto quella canzone. Grazie mille, Sophie, spero di vederti presto qui in Europa.

Grazie a te. A presto.

 

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