STONE TEMPLE PILOTS
Perdida

[Rhino Entertainment Company - 2020]
5
 
Genere: Folk-rock
 
27 Febbraio 2020
 

No, non ci siamo, non ci siamo proprio. Stavolta i fratelli De Leo l’hanno combinata davvero grossa, l’iconica band di San Diego non si merita questo!

Non è tanto la scelta di ideare un disco acustico il problema quanto piuttosto perseverare in un progetto che con l’uscita di scena di Chester Bennington, aveva avuto il suo meritato canto del cigno! Sebbene consideri Bennington un grandissimo, nemmeno lui poteva minimamente accostarsi al talento che fu Scott Weiland, figuriamoci Jeff Gutt.

Ma io non ce l’ho con Gutt, nemmeno quando cerca in tutti i modi di fare il verso a Weiland, ma sono davvero risentito, ripeto, con Dean e Robert perché non hanno saputo rendere il giusto omaggio non tanto al compianto collega quanto ad una band che vanta tra le sue produzioni milestones grunge quali “Core” e, soprattutto, “Purple”.

Il risentimento, poi, è maggiore laddove considero gli STP una delle mie band preferite (capite bene la sofferenza che ho provato quando ho ascoltato questo disco), non solo dell’universo grunge, ma in assoluto. Oramai l’avrete capito, “Perdida” oltre a portare con se la scellerata idea del nome – che in italiano significa semplicemente “perdita”, mah… – ha centrato appieno l’obiettivo di voler essere un disco da dimenticare in fretta.

Non solo. Sebbene devo ammettere che un paio di episodi sono gradevoli (“I Didn’t Know The Time”, “She’s My Queen”), forse anche tre (“Fare Thee Well”), l’album comunque finisce per essere arrogante e stucchevole per non dire irritante, soprattutto quando Gutt, ripeto, vuole fare il verso di Scott e proprio non gli riesce, e per fortuna aggiungo.

A parere di scrive, gli STP si sono fermati a quella perla che fu “No. 4” ancorché “Shangri-La Dee Da” fu una pubblicazione di assoluto valore.

Questo unplugged, denota peraltro una certa raffinatezza e ricercatezza degli arrangiamenti supportati da un parco strumenti non banale quali tastiere, Marxophone e flauto ma risulta tutto scialbo complice, come detto, l’assoluta mancanza di personalità dell’ex Dry Cell che finisce per essere probabilmente il più grande difetto del full-length.

Se con “Perdida” la band vuole iniziare un nuovo percorso avrà di sicuro un fan in meno al quale rivolgersi. Lascio a voi altri la scelta.

Tracklist
1. Fare Thee Well
2. Three Wishes
3. Perdida
4. I Didn’t Know The Time
5. Years
6. She’s My Queen
7. Miles Away
8. You Found Yourself
9. I Once Sat At Your Table
10. Sunburst
 
 

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