ALLA SCOPERTA DI “CURRICULUM VITAE”: ECCO LA NOSTRA CHIACCHIERATA CON RAREș

 
6 Marzo 2020
 

Per capire come suona un cantautorato che attinge a suoni distanti e che affonda le sue radici in un eclettismo estremo e vitale, basta scoprire il primo lavoro di Rareș che è uscito oggi 6 marzo. “Curriculum Vitae” è una carta d’identità sonora ben riconoscibile, solida e che affonda le radici in una propensione forte all’auto racconto. Noi l’abbiamo intervistato per farci raccontare il suo disco d’esordio.

Il tuo è un suono legato al cantautorato ma riesce anche ad essere aperto, fresco e cosmopolita. Quali sono state le tue influenze principali?

Vampire Weekend, Edoardo Vianello, Hank Williams, Giuseppe Vio, System of a Down, Maria Antonietta e tanti altri. Questi sono artisti di cui conosco gli album interi a memoria, quindi da qualche parte lì sotto ci sono sicuramente le mie influenze.

I luoghi che hai vissuto e abiti come influiscono le canzoni che scrivi?

È più il contrario. le canzoni mi ricordano i posti, pur non essendo apertamente riconducibili. “Maldestra” per esempio mi fa pensare al terrazzo della casetta in cui vivevo l’anno scorso, è lo stesso terrazzo dove ho smesso di avere paura dei ragni (era pieno ma erano carini). “Marcellino” invece mi fa pensare al terrazzo a casa dei miei (ero sempre in terrazzo, fumavo un sacco).

Come descriveresti tutte le cose che stai provando mentre prepari un tour e attendi l’uscita del disco?

L’emozione non manca, ma non sono bravo ad anticiparmi le cose. Devono succedere, colpirmi in testa, e poi ci sono dentro. Faccio le mie storie di rito su instagram, penso a come suonare i brani in giro, preparo esami per il conservatorio. Tutto con la più grande calma (anche per il virus che tiene fermi un po’ tutto e tutti).

Lasciami essere il cazzo che mi pare” canti in una tua canzone. Che posto ha la musica nel tuo processo di libertà?

Nei fatti non serve a molto, ma è un mantra. Cantare frasi così è catartico, ti pulisce dentro. Specie se non le si canta da tanto. Mi è venuta in mente una frase di una canzone che ho prodotto, cuore di acqua distillata, che dice “dimmi\ con chi devo parlare\ per scappare via“; l’ho sempre sentita molto affine alla mia, anche se più elegante

Come metteresti in rapporto la libertà e il fare musica oggi?

Ce n’è talmente tanta che la temo. per me è importantissimo sapersi limitare. Le possibilità sono talmente tante che faccio fatica ad apprezzarle se ogni tanto non mi tiro dietro il cancelletto del recinto (obbligarsi a poche cose, chitarra voce, una certa lingua, una certa idea, non so)

C’è una parola, una frase contenuta nelle tue canzoni a cui sei particolarmente legato?

Questo disco ha alle spalle un piccolo cimitero di canzoni e bozze, quindi le cose che ci sono dentro lo sono perché mi stanno molto care. La prima che mi è venuta in mente è “e non so quand’è successo\ è successo e basta\ prima avevi una stanza\ ora sei la stanza\ con le dita palpi i muri\ fa prurito ai reni\ c’è una cosa a cui tenevi\ ora non ci tieni“. (“Cresci”, scritta con un amico, Moreno Hebling)

 

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