CI PIACEREBBE ESORCIZZARE UN PO’ L’IDEA CHE I NON VOGLIO CHE CLARA FACCIANO “MUSICA TRISTE”: NE PARLIAMO CON FABIO DE MIN

 
9 Marzo 2020
 

Tornano finalmente, dopo un lungo periodo di silenzio, i Non Voglio che Clara con un nuovo album “Superspleen Vol.1” , leggi la recensione, raccolta di brani  composti e registrati in studio tra il 2017 e il 2019, che segue a distanza di cinque anni “L’amore fin che dura”, uscito nel 2014. L’album era stato anticipato dai singoli ”La Croazia“ , che aveva colpito per l’importante presenza di sintetizzatori ed elettronica, e “Superspleen“, brano dal testo e dalla linea melodica molto coinvolgente. Cogliamo l’occasione per fare qualche domanda a Fabio De Min, la voce della band, per farci raccontare qualcosa del loro nuovo lavoro e toglierci qualche curiosità.

Ciao Fabio è un piacere poterti intervistare e complimenti per il vostro nuovo al lavoro. Sono passati alcuni anni da ” L’amore finché dura “, pubblicato nel 2014, e ho letto che avete composto parecchio materiale. Come avete scelto i brani da inserire in questo Superspleen Vol.1 ?

Istintivamente, abbiamo finito col dedicare maggiormente le nostre attenzioni a quei brani che in quel momento ci attraevano di più, non c’è un filo conduttore, “Superspleen Vol.1” vuole essere soprattutto una “raccolta” di canzoni, in senso quasi letterale. È una operazione piuttosto tradizionale in realtà: infilare su un supporto dieci canzoni senza sovrastrutture, pensando solo a far musica.

Il fatto che avete chiamato l’album volume uno fa pensare che questa volta non si aspetterà molto per un vostro nuovo lavoro. Mi sbaglio?

Abbiamo materiale per un secondo volume, ma l’idea di aggiungere Vol.1 al titolo è stata dettata piuttosto dall’idea di fotografare il momento, un modo per ricordarci che avevamo raccolto dieci brani da un blocco di materiale più esteso. Ti confido però che non vedo l’ora di tornare in studio per ultimare i rimanenti pezzi.

L’uscita di “La Croazia” mi ha sorpreso per la forte presenza di elettronica, non che questa sia per voi una totale novità per esempio mi viene in mente “Le anitre” o “L’escamotage” del vostro precedente album, ma in questo caso sembra una scelta che, pur mantenendo lo stile passato, apre a nuove sonorità e arrangiamenti. Siete d’accordo e porterete tutto nei vostri spettacoli live?

L’utilizzo di elettronica riguarda soprattutto la voglia di lavorare con diversi strumenti e approcci compositivi. È anche un modo per non annoiarci, se vogliamo. I brani sono stati pensati per essere suonati da una band live, per cui sì, porteremo il tutto in concerto, compresa l’elettronica.

Siete stati in passato avvicinati  ad autori malinconicamente romantici come Luigi Tenco o Sergio Endrigo solo per fare qualche esempio, e il secondo brano uscito “Superspleen” ha in effetti un testo che ha un fascino particolare, una personale malinconica insoddisfazione che guarda al passato con la consapevolezza che non sono assolutamente momenti replicabili. È questo il senso del brano o esiste un’altra chiave di lettura?

“Superspleen” è stata scritta di getto, a differenza di altri brani che hanno richiesto un approccio un po’ più ragionato. Non riguarda l’insoddisfazione in realtà, diciamo che è più come sfogliare un vecchio album di fotografie per ritrovarci persone che non vedi da tempo.

Il tempo sembra avere un ruolo in molti brani, il passato viene visto come un ricordo da lasciare per sempre in cantina come un vecchio vino che si evita di stappare sicuri di avere delusioni imbarazzanti.  Uno dei brani che mi sono piaciuti “Ex Factor” mi ha dato questa sensazione, l’andamento cinematografico del testo mi ha dato l’idea di un incontro improvviso e indesiderato, nel quale ormai il presente e il futuro non trovano contatti e legami con il passato . Come è nato questo brano e qual’è il vero significato ? 

È difficile per me dire esattamente quale sia il significato di un brano, o meglio a volte parto da un quadro più chiaro e delineato, altre volte il testo segue percorsi meno lineari che scaturiscono da suggestioni diverse. Sono sempre curioso di conoscere le letture che qualcun altro dà ai brani e in questo caso, quella del mancato contatto fra presente e passato mi sembra molto azzeccata.

Il titolo dell’album cita  ovviamente la famosa poesia di Charles Baudelaire “Spleen” , e infatti nel testo di “Superspleen” c’è un chiaro riferimento a “Les fleurs du Mal”. Questo tedio esistenziale è un po’ la benedizione e la maledizione di un certo tipo di artista, gli permette di cogliere gli aspetti sottili e introspettivi del vivere ma lo condanna spesso allo spleen, è una condizione dove ti riconosci?

Decisamente no. “Les fleurs du Mal” e “Le Foglie d’erba” sono due letture giovanili. Ci piacerebbe anche esorcizzare un po’ l’idea che i Non voglio che Clara facciano “musica triste”, credo che ci sia pure un contrasto evidente fra il titolo e le sonorità del disco.

Musicalmente l’album appare diverso rispetto ai precedenti, maggiore elettronica e cura negli arrangiamenti, linee melodiche sempre interessanti, ma questa e’ una vostra caratteristica sempre presente, hai forse avuto un percorso creativo e collaborativo diverso rispetto i precedenti lavori? 

Ogni nostro disco è scritto partendo da un approccio diverso, è un modo per stimolare la creatività e per rendere meno scontato il processo di composizione. Per “Superspleen Vol.1” abbiamo spesso lavorato costruendo i brani a distanza, ognuno nei propri studi, mettendo successivamente insieme le idee e affidando infine il mix a Fabio Trentini.

Il vostro tour toccherà diverse date, c’è la speranza di potervi ascoltare anche nel centro Italia, Roma conta ma non conta, e al sud ?

Faremo un primo giro tra aprile e maggio che toccherà soprattutto il nord, poi contiamo di scendere al centro sud durante l’estate.

 

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