C’ERA UNA VOLTA IL CONSORZIO PRODUTTORI INDIPENDENTI
I Nomi Celebri E Quelli Di Nicchia (Ma Di Indubbio Valore)

 
11 Marzo 2020
 

Da una parte ci sono Giovanni Lindo Ferretti, Massimo Zamboni e Gianni Maroccolo attivissimi con i loro progetti solisti, dall’altra i Disciplinatha di Cristiano Santini e Dario Parisini rinati come Dish-Is-Nein ma che tengono vivo più che mai il ricordo della loro gloriosa formazione con l’uscita quest’anno del box in vinile “Tesori della patria”, celebrativo e riepilogativo. Due gruppi in apparenza profondamente diversi, i C.S.I. e i Disciplinatha ma che per un periodo furono compagni di etichetta in quello scintillante crogiolo di idee ed esperienze che fu il Consorzio Produttori Indipendenti. La mitica etichetta, nata nel 1994 dalla fusione delle indie labels I dischi del mulo (di Zamboni e Ferretti) e Sonica (di Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, con il contributo di Marzio Benelli), fu determinante (assieme ad altre valorose sigle indipendenti) per fare uscire dal guscio e lanciare in orbita molti artisti e gruppi che diventeranno emblemi di una nuova scena genericamente collegata al rock alternativo, le cui note sono ancora più vive che mai. Alcuni di questi nomi sono assurti a big della musica italiana, sconfinando nel mainstream, molti sono diventati di culto, altri ancora magari non sono andati oltre il primo disco, ma tutti hanno contribuito a forgiare questo marchio.
In questa lista troverete quindi sia nomi di punta del rock italiano, sia artisti che sono stati con ogni probabilità (ingiustamente) dimenticati. Tutti loro però si sono guadagnati un posticino nel nostro cuore!
(Per ogni artista trovate brevi cenni e un brano significativo in allegato)

C.S.I.

Non possiamo non iniziare con i C.S.I., autentici fautori di questa brillante iniziativa. Reduci dall’epocale esperienza con i CCCP-Fedeli alla linea, i Nostri non si perdono d’animo e riuniscono le forze nella nuova sigla sociale. I protagonisti sono suppergiù gli stessi di “Epica Etica Etnica Pathos”, canto del cigno dei CCCP; gli esclusi eccellenti sono Annarella e Fatur, poco funzionali al nuovo progetto ma gli ingredienti sono già al posto giusto per dar vita a una band che riscriverà le coordinate del rock italiano.

MARLENE KUNTZ

Scoperti da Gianni Maroccolo ed entrati subito nelle grazie di Giovanni Lindo Ferretti che, in un periodo di convalescenza, si innamorò letteralmente dei brani che andranno a comporre “Catartica”, sin dal primo album pubblicato col Consorzio mostreranno una possibile nuova via del rock cantato in italiano: sonico e poetico al tempo stesso. Obliqui, oscuri, dark e iconici sin dal debutto.

DISCIPLINATHA

L’abbiamo detto, proprio loro, così lontani nell’immaginario e nel background dai CCCP, si ritrovarono in una delicata fase della loro carriera, dopo la sbornia creativa dell’ep d’esordio (“Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!”) a incidere per la neonata I dischi del mulo dapprima il singolo “Crisi di valori” e poi due album molto significativi. Accolti nell’ovile, cambiano un po’ i mezzi espressivi, i contenuti ma permangono intatti rigore, personalità e soprattutto qualità della proposta.

USTMAMO’

Sono anch’essi fra i primissimi a incrociare il loro percorso con quello dei conterranei ex CCCP, avendo pubblicato nel 1991 il loro album d’esordio per la label di Ferretti e Zamboni. Il rapporto proseguirà felice: ci sono anche loro, assieme ai Disciplinatha, in quel concerto a Prato che segnerà la nascita del nuovo sodalizio chiamato poi Consorzio Suonatori Indipendenti. Dal folk contaminato delle origini cambieranno pelle, divenendo fra i più fulgidi rappresentanti di un convincente trip hop in salsa tricolore, con la voce indimenticabile di Mara Redeghieri.

AFA

L’acronimo stava per Acid Folk Alleanza, nome bizzarro ma alquanto efficace ed emblematico della musica proposta da Fabrizio Tavernelli e soci, anch’essi (come Disciplinatha e Ustmamò) col Consorzio sin dai tempi dei Dischi del mulo. Attivi discograficamente sin dagli anni ’80 quando si chiamavano En Manque d’Autre, con la nuova sigla sociale e il nuovo corso si inserirono alla perfezione nel novero delle band da tenere assolutamente d’occhio.Non otterranno un successo su larga scala (d’altronde non hanno mai puntato su una proposta musicale immediata) ma album come “Fumana Mandala” e soprattutto “Nomade psichico” mantengono intatto tutto il loro fascino.

YO YO MUNDI

Il loro primo album ufficiale (dopo un primo demo pubblicato con l’altrettanto mitica Toast Records) nasce nel segno del Consorzio. Siamo nel 1994 e già con “La diserzione degli animali del circo” la band capitanata da Paolo Enrico Archetti Maestri riesce a meravigliare con il loro intreccio di folk e rock. Ben presto il nome degli Yo Yo Mundi diverrà uno dei più originali e interessanti dell’intera scena. A distanza di più di 25 anni sono ancora sulla cresta dell’onda e sono passati attraverso esperienze e dischi unici, basti ricordare “Sciopero” o il recente “Evidenti tracce di felicità” che nel 2016 fu in lizza per aggiudicarsi la prestigiosa Targa Tenco come miglior album dell’anno. Nel 2020 è atteso un nuovo album di inediti.

SANTO NIENTE

Dietro questa sigla si cela (nemmeno tanto visto che il primo album “La vita è facile” portava la dicitura Umberto Palazzo e il Santo Niente) il carismatico chitarrista già negli Allison Run e nella primissima formazione dei Massimo Volume, di cui fu tra i fondatori. Non perde tempo il musicista abruzzese ed eccolo di nuovo in pista con un album rock viscerale, dirompente, senza compromessi. Con il CPI pubblica anche un seguito, ancora più iconoclasta, prima di congelare la band a lungo e dedicarsi ad altri progetti.

WOLFANGO

Incatalogabili, inafferrabili, “strani” e per questo terribilmente attraenti agli occhi dei Nostri, in particolare pare di Giovanni Ferretti, i Wolfango cantano stonati e suonano il basso come fosse una chitarra. Un brano come “Ozio” è ben rappresentativo della loro stralunata proposta e seppe creare un piccolo culto attorno alla band all’uscita del primo album omonimo. “Stagnola”, pubblicato due anni dopo, sembra mirare addirittura a un pubblico più vasto ma un po’ l’effetto novità svanisce e i riscontri saranno ben più tiepidi.

MARCO PARENTE

Artista poliedrico e sensibile, nasce musicalmente con l’ensemble toscano Otto’p’notri ma avvia presto una collaborazione (in veste di batterista) per i C.S.I. nell’album “La linea gotica”. In lui alberga però l’animo del cantautore e la sua lunga e variegata carriera ha inizio proprio con l’etichetta del Consorzio nel 1997 con “Eppur non basta”.

SANTA SANGRE

Nati dalle ceneri dei Carnival of Fools (dove aveva militato anche Mauro Ermanno Giovanardi poi nei La Crus), propongono un pop rock raffinato, un po’ oscuro e maledettamente affascinante. Durano pochissimo, visto che al disco d’esordio, pubblicato con il Consorzio nel 1997, seguirà soltanto un altro lavoro sette anni più tardi ma sono certo che chi possiede “Ogni città avrà il tuo nome” lo conserva ancora gelosamente.

ESTASIA

Sono veneziani di nascita ma cittadini del mondo nell’anima, soprattutto verrebbe da dire della parte orientale, visti i tanti rimandi all’Est che si trovano nella loro musica e nel nome scelto, che andò a sostituire il primigenio Antinomia, gruppo dove già militavano i vari componenti, a partire da Romina Salvadori. Un album come “Stasi” non può lasciare tutt’oggi indifferenti, finisce per sedurti, con quella voce sfuggente ed eterea, i suoni mistici e senza tempo e le atmosfere sognanti.

ANDREA CHIMENTI

Ex frontman dei Moda, uno dei gruppi italiani più interessanti del genere new wave, fiorito nella scena fiorentina nei primi anni ’80, si ritrova da solista a collaborare con Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli all’epoca del suo debut album. Quando assieme a loro e ad Antonio Aiazzi (altro ex Litfiba) partecipa alla colonna sonora dello spettacolo teatrale “Chaka”, il CPI ha già aperto i battenti e gli viene naturale accogliere positivamente il nuovo lavoro dell’algido e fascinoso Chimenti. “L’albero pazzo” esce nel 1996 e ci da’ conferma di un talento cristallino, da preservare con cura. Nel video del brano proposto, tratto dall’album citato, duetta con lui lo spirito affine David Sylvian.

MIRA SPINOSA

L’esperienza dei Mira Spinosa (duo formato dalla cantante Mirka Valente e da Filippo D’Este) è breve ma intensa, come si suol dire. In tre album (pubblicati nel giro di 6 anni) condensano la loro anima elettronica e sperimentale, ma la relazione con il Consorzio Produttori indipendenti è circoscritta solo al primo album, l’evocativo “Aghàr Piàr Milegha”. Seppero costruirsi in ogni caso un pubblico affezionato e attento alle loro suggestioni musicali.

ULAN BATOR

Gruppo francese capitanato da Amaury Cambuzat avevano già all’attivo un paio di album che potremmo definire un po’ incautamente post rock (termina che in fondo centrifuga al suo interno un po’ tutto) ma che di fatto sa riallacciarsi tanto al rock sperimentale alla Mogwai, tanto a quello ancora più ostico che fa riferimento alle band tedesche anni ’70. Gli esponenti del CPI rimangono colpiti sia dal cantato cupo e aleatorio del leader, sia dalle musiche tetre, oblique e languide dell’ensemble e li arruolano in squadra ripubblicando per il mercato italiano i loro primi lavori e facendoli conoscere al pubblico grazie a numerosi concerti. La loro carriera ha aggiunto da allora molti capitoli, con ben poche concessioni alla melodia e all’orecchiabilità, ma con sempre ben alto il vessillo della musica di qualità.

DIVINE

Dio sa quanto ho amato i Divine di Valeria Nativio, Marco Mazzei, Paolo Zappacosta e Gianluca Spezza. Quattro giovani pescaresi che col loro primo – e purtroppo unico – album “Sortie” seppero incantarmi dalla prima all’ultima traccia. Una miscela sonora ricchissima la loro, tra pop, trip hop, dark, una spruzzatina di rock e un po’ di richiami ai decadenti eighties. Il disco nell’insieme, ascoltandolo ancora adesso, è tuttavia molto “anni ‘90”, il decennio in cui l’unione di generi era diventato sorta di paradigma. Eppure i Divine sono ben riconoscibili in ogni loro canzone: lo sono nelle atmosfere evocate e nel languore del loro sound, romantico, oscuro e malinconico, crepuscolare e ammaliante.

IL GRANDE OMI

La vicenda de Il Grande Omi è un po’ paradossale e il leader Francesco “Omi” Ferrari ha cercato in più di un’occasione di fare luce e chiedere spiegazioni. Con il CPI avevano pubblicato un disco omonimo convincente e a tratti ispirato, pur tra le pieghe di un rock più classico rispetto ad altri compagni di etichetta. Il salto di qualità “vero” avrebbero potuto forse compierlo all’altezza di un secondo album che però, complice la chiusura del Consorzio, non vide mai la luce. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta, chissà se qualcuno fra i nostri lettori ancora se li ricorda.

CI S’HA

Anche i toscani Ci S’Ha esordirono con il CPI venendo inseriti nella collana “Taccuini”, come successo ai già citati Divine, Marco Parente, Andrea Chimenti, Ulan Bator e vari altri artisti di matrice “alternativa”(o meglio, aliena, come veniva definita la stessa collana) tra i quali il progetto Beau Geste, i misteriosi Eh? o Boliwar Miranda. Loro si distinguevano per un rock dalle reminiscenze psichedeliche, in grado di unire la contemporaneità ad atmosfere vagamente arcaiche.

ANTENNAH

Originari dalla Sardegna, gli Antennah pubblicano “Il nostro labile equilibrio” con il Consorzio nel 1997. Si tratta di un album rock molto solido, compatto e accompagnato da liriche certamente non banali. Non hanno granchè fortuna a livello discografico e sono penalizzati forse da un certo distacco nei confronti dei gruppi coevi, loro che invece sembrano rifarsi da vicino a un sound che guarda agli anni ’70, lontano dalle mode.

TUTTI GIU’ PER TERRA – COLONNA SONORA

E’ la colonna sonora dell’omonimo (fortunato) film di Davide Ferrario, uscito nelle sale nel 1997 e tratto dal romanzo generazionale di Giuseppe Culicchia. Le musiche sono a cura dei nostri amici C.S.I. (tra l’altro compaiono in un cameo – scena mitica – e anche Mara Redeghieri degli Ustmamo’ partecipa in una piccola parte), che per l’occasione confezionano un cd ricchissimo dove trovano spazio molti brani loro, altri dei CCCP, ma anche diversi artisti gravitanti il Consorzio (tra cui Marlene Kuntz, il Santo Niente, Disciplinatha) più alcuni nomi di spicco della nuova scena italiana come Africa Unite, Lou Dalfin e altri ancora.

MATRILINEARE – COMPILATION

Merita una citazione anche la splendida raccolta “Materiale resistente”, uscita nel 1995, a 50 anni quindi dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo, in cui diversi artisti in seno al Consorzio (e non solo) vennero chiamati a reinterpretare canti partigiani della Resistenza o a proporre inediti sull’argomento, ma per chiudere la nostra rassegna mi piace ricordare quest’altra preziosa compilation pubblicata nel 1996. In questo caso le protagoniste sono tante voci femminili in forza al CPI in quel periodo, a iniziare da Ginevra Di Marco, con eccellenti ospiti come ad esempio Odette Di Maio dei Soon e Cristina Donà che deve proprio a questa collaborazione il suo debutto discografico. Nel disco sono presenti inoltre diverse brevi canzoni interpretate dal Coro delle Mondine di Correggio, altra testimonianza importante del lavoro del Consorzio, che con loro all’epoca pubblicarono in più occasioni.

 

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