“CERCHIAMO SEMPRE DI PORTARE LE MELODIE IN UN POSTO DOVE NON TI ASPETTI CHE VADANO”. ABBIAMO INTERVISTATO GLI YAKIMA IN VISTA DELLA PUBBLICAZIONE DEL LORO PRIMO EP

 
Tags:
14 Marzo 2020
 

Gli Yakima sono una nuova band di Glasgow: come da ottima tradizione scozzese questi ragazzi si sono lasciati influenzare dalla grandissima scuola indie-pop locale e i risultati sono ovviamente molto gradevoli, come abbiamo potuto già ascoltare nel recente singolo “It Helped” e nel nuovissimo “Thanks” (che vi linkiamo a fine intervista), rilasciato proprio giovedì. Il prossimo 3 aprile arriverà anche il loro primo EP, “Go Virtually”, e noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa occasione per scambiare due veloci chiacchiere con loro e farci raccontare, oltre che del nuovo lavoro, dei loro inizi, della collaborazione con gli Happyness, delle loro influenze, del loro futuro e anche del Great Escape di Brighton. Ecco cosa ci hanno detto:

Ciao, come state? Grazie per il tempo che ci state dedicando. Vi posso chiedere di introdurre la vostra band ai nostri lettori? Quando è iniziato il vostro progetto?

Ciao! Il nostro gruppo è iniziato nel 2013, ma non ha visto ancora la sua attuale formazione di stelle fino al 2017. Probabilmente è meglio riassumere quel periodo con varie escursioni nella dance esotica amatoriale di basso livello e incubi basati sull’agricoltura. In ogni caso ci siamo messi insieme ed eccoci qua: quattro pastori che vagano con la speranza che tu ascolti la nostra musica eche ci lascino fare un po’ di rumore vicino a voi.

Yakima è il nome di una città nello stato di Washington negli Stati Uniti: avete preso il vostro nome da lì? Come mai lo avete scelto? Ha un significato particolare per voi?

Se dobbiamo essere onesti non conoscevamo proprio la città di Yakima, Washington. In passato siamo stati contattati dai residenti che ci chiedevano se provenissimo da lì. Tra loro c’era anche questo ragazzo che pareva il protettore della città o qualcosa di simile. Noi abbiamo timidamente risposto: “No”.
La verità è che abbiamo scoperto il nome Yakima grazie alla nostra passione per la storia. Ci fu una Guerra chiamata The Yakima War tra gli Stati Uniti e gli Yakama (che era un tribù indigena) nei territori di Washington tra il 1855 e il 1858. Era stata una lettura piuttosto interessante e il nome di Yakima continuava ad apparire come abbastanza diverso. C’era anche qualcosa a riguardo che sembrava adatto alla nostra musica. Non sappiamo spiegare il perché, ma sembra funzionare!

Il vostro primo EP, “Go Virtually”, uscirà a fine marzo: siete contenti che tra poco verrà pubblicato? E’ un passo importante per voi? Da dove proviene il titolo?

Sì, siamo molto contenti di realizzare un’importante raccolta della nostra musica. Ci è voluto molto tempo per prepararla.
Il titolo dell’EP viene dal pensare al futuro e a dove sembra che siamo collettivamente diretti. Una delle ragioni per cui ci è piaciuto é perché sembrava ambiguo, invece che un’affermazione diretta, lasciando aperto all’interpretazione se immergersi prima nell’evasione trovata in altri mondi sia un gesto entusiasta o se sia più una concessione dell’inevitabile. Nuovo decennio, nuova realtà, baby!
Ancora pensiamo che avremmo potuto chiamarlo “Septic Death”, ma puo’ sempre essere usato più avanti.

Benji Compston e Jon EE Allan degli Happyness hanno lavorato con voi per questo vostro EP: quanto vi hanno aiutato per far crescere il vostro suono? Che cosa avete imparato da loro?

Non sapevamo cosa aspettarci quando Benji e Jon EE hanno accettato di salire a bordo per aiutarci a registrare e produrre alcune canzoni.
Gli Happyness sono una delle nostre band preferite, così avere il loro contributo per il nostro disco è stato sicuramente un prospetto eccitante. Non sapevamo che sarebbero diventati anche nostri buoni amici. Benji ha poi assunto il ruolo stimolante di farci da manager. Ci hanno reso il viaggio molto piacevole e sono stati estremamente pazienti con noi.
Senza di loro probabilmente non avremmo mai sviluppato il nostro sound in qualcosa di cui siamo tutti fieri. Sono una parte integrante degli Yakima.
Abbiamo registrato parecchie canzoni, alcune delle quali potrebbero non essere mai realizzate. Altre invece sì, chi lo sa? Comunque le canzoni che abbiamo scelto per l’EP riassumono sicuramente il nostro tempo con loro ed è ovvio, anche solo ascoltandole, che ci siamo molto divertiti.

Nel vostro nuovo EP ci sono chitarre shoegaze, influenze indie-rock anni ’90 e lo-fi, alcuni paesaggi sonori più morbidi, malinconia, ma la cosa che mi è piaciuta di più nei suoi ventidue minuti sono le sue melodie dolci-amare: essendo scozzesi credo che abbiate moltissime band da cui avete potuto imparare. Vi posso chiedere come è andato il vostro processo di scrittura delle melodie?

Grazie! Le melodie sono sempre tra le ultime cose che mettiamo insieme nella preparazione di una canzone. Cerchiamo di finire la musica prima di sederci e vedere che direzione dovranno prendere i vocals. Questo modo ci permette di pensare alle melodie come uno strato extra della canzone, invece che come punto iniziale. Tuttavia cerchiamo sempre di portare le melodie in un posto dove non ti aspetti che vadano e ciò a volte puo’ cambiare completamente la canzone.
Ci sono alcune fantastiche band scozzesi / di Glasgow da cui farsi influenzare durante il processo di scrittura. In particolare siamo stati molto influenzati dai Teenage Fanclub nell’uso delle armonie vocali. L’uso di armonie quasi costanti nelle nostre canzoni ci fa sentire come se stessimo costruendo il corpo della canzone e allevia ogni insicurezza che possiamo avere sulle nostre voci.

Abbiamo già ascoltato il vostro nuovo singolo, “It Helped”, che parla di smettere di fumare, ma quali sono i principali temi del vostro EP? Da dove avete preso l’ispirazione, mentre avete scritto i vostri testi?

I testi delle nostre canzoni tendono a essere pessimisti, scuri o sarcastici. Alcuni dei nostri testi rasentano l’assurdo o sono semplicemente strani. “Go Virtually” parla di argomenti come la dipendenza (“It Helped”), l’insonnia (“Judy’s Lament”), la dismorfia del corpo (“Thanks”), i punti di rottura e la gestione dello stress (“Sheep Boy, Cry Man”), il sarcasmo nelle relazioni (“I’m Happy) e un altro scenario di tipo di rottura (“Real Time / Good Time”). Abbiamo provato ad avvicinarci a tutto con un certo senso dell’umore anche se non sappiamo se si riesca a trasmettere – speriamo di sì.
Tra i nostri songwriter preferiti ci sono Stephen Malkmus, Mark Linkous, Elliott Smith e Dean Wareham.

Nella sezione info della vostra pagina Facebook avete scritto: “currently recording debut album”. Come stanno andando le cose ora? Pensate che il vostro primo LP potrà uscire nel corso del 2020?

Abbiamo molte canzoni già registrate che aspettano di venire pubblicate. Abbiamo lavorato anche su nuovo materiale, quindi un album è all’orizzonte!

Ho visto che lo scorso maggio avete suonato al Great Escape a Brighton, che è uno dei miei festival preferiti: cosa ne pensate di questo festival? Che esperienza avete avuto lì? Vi ha aiutato a diffondere la vostra musica?

Il Great Escape è stato incredibile! La Hand In Hive è stata molto gentile a invitarci alla serata della loro etichetta. Era la prima volta che suonavamo a Brighton e non vediamo l’ora di tornarci. Tutti sono stati così accoglienti e non avremmo potuto essere più soddisfatti dell’accoglienza che abbiamo ricevuto.

Avete qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori?

Siamo stati fortunati da poter suonare insieme ad alcune ottime band nel corso degli ultimi due anni.
Raccomandiamo assolutamente i Swimming Tapes. Hanno un fanstastico suono melodico e ogni canzone esce davvero dolcemente. E loro sono anche persone fantastiche!
Un’altra band con cui abbiamo suonato di recente sono i Savage Mansion, anche loro di Glasgow. Abbiamo suonato insieme a loro al Glad Cafe nel Southside di Glasgow e ci hanno lasciato senza fiato. Sono un’altra grande band melodica con un’attitudine DIY.
In questo momento ci piace molto il nuovo album dei Kiwi Jr, “Football Money”. La musica e i testi sono fantastici, osservazioni divertenti, affabili e tentacolari. Un buon album che sorprendentemente è ancora migliore dopo alcune birre.
Abbiamo ascoltato anche il disco di Tony Molina, “Kill The Lights”. Sappiamo che non è nuovo, essendo uscito nel 2018, ma è un lavoro fenomenale dall’inizio alla fine (14 minuti e 29 secondi).
Infine un nostro amico ha appena realizzato il suo primo EP con il suo progetto, The Unperson. Raccomandiamo a tutti di ascoltare “Cosmic Sermonettes” per alcune introspezioni con i synth. Troppo bello.

 

“Cerco soprattutto di ...

I Loose Fit sono una nuova band post-punk australiana: formato dalle due ex compagne di scuola Kaylen Milner (batteria) e Anna Langdon ...

“In questo album vi parlo di ...

Francesco Pellegrini, già chitarrista dei Criminal Jokers con Motta e ormai da anni in pianta stabile negli Zen Circus, ha deciso che è ...

“Sono cresciuta ascoltando la ...

Seguiamo Waxahatchee (ovvero Katie Crutchfield) da ormai alcuni anni e siamo sempre rimasti entusiasti dei suoi LP, che l’hanno resa una ...

“Siamo molto influenzati ...

I Talk Show sono una nuova band post-punk / new-wave proveniente dal sud di Londra. Erano entrati nel radar della nostra rubrica “Brand ...

“Non sono sicuro che la mia ...

Sta per materializzarsi il nuovo album dei Peel Dream Magazine. La situazione sanitaria mondiale ci ruba l’occhio e gli interessi, ma ...