OGGI “I DO NOT WANT WHAT I HAVEN’T GOT” DI SINEAD O’CONNOR COMPIE 30 ANNI

 
20 Marzo 2020
 

Per Sinéad O’Connor la sensibilità è stata al tempo stesso una benedizione e una condanna. Il lasciarsi totalmente guidare dalle emozioni le ha permesso, soprattutto nei primi anni di carriera, di realizzare ottimi album. Inutile poi fare troppe considerazioni su quanto questo aspetto abbia influito sul suo stile di canto: la voce dell’artista irlandese, fragile nei passaggi più intimi e incredibilmente forte nei momenti di maggior intensità, è puro pathos.

Se in ambito musicale questa estrema vulnerabilità si è rivelata un vero e proprio dono, nel campo della vita privata ha finito per trasformarsi in un peso insostenibile. Le sfuriate, gli atteggiamenti controversi, le disperate richieste di aiuto online, le minacce di suicidio su Facebook, le improvvise scomparse e, tanto per non farsi mancare nulla, la recente conversione all’Islam: l’intera esistenza della suscettibilissima cantante di Glenageary è dominata da decisioni avventate e impulsi incontrollabili.

Simili difficoltà e colpi di testa hanno sicuramente avuto un ruolo importante nel lento ma costante allontanarsi dai riflettori di Sinéad O’Connor, in passato l’irlandese più nota al mondo dopo gli U2. Il non aver mai nascosto le proprie debolezze, tuttavia, l’ha resa un’artista vera, genuina e incorruttibile; sempre refrattaria alle rigide regole di quell’universo discografico che, per un breve periodo negli anni ’90, ebbe letteralmente ai suoi piedi.

Il suo secondo album, il fresco trentenne “I Do Not Want What I Haven’t Got”, non fu solamente un successo: fu un assoluto trionfo, lodato dalla critica ed esaltato dal pubblico. Per un lavoro assai poco conforme ai tradizionali canoni del pop, sette milioni di copie vendute in tutto il mondo sono una cifra davvero astronomica.

Non fu però un miracolo a trascinarlo ai vertici delle classifiche di Stati Uniti e Regno Unito, bensì un piccolo dono ricevuto da un insospettabile collega: Prince, ovvero l’autore di “Nothing Compares 2 U”. La canzone, originariamente concepita come una ballata soul, era già stata registrata nel 1985 dai The Family di Susannah Melvoin, per lungo tempo compagna del folletto di Minneapolis. In pochi se ne accorsero, ma non fu un male. Il fatto che quasi nessuno avesse ascoltato l’originale permise a Sinéad O’Connor di stravolgere completamente il brano, senza quindi farsi intimidire dal pensiero di appropriarsi di quanto partorito dall’irrefrenabile mente creativa della star di “1999” e “Purple Rain”.

Nello scarno riarrangiamento di “I Do Not Want What I Haven’t Got”, “Nothing Compares 2 U” divenne una hit epocale. Le pene d’amore di Prince, che scrisse il pezzo calandosi nei panni di un inconsolabile disgraziato abbandonato da “sette ore e quindici giorni”, trovano eco nella voce della O’Connor, protagonista di un’interpretazione capace realmente di spezzare il cuore (anche lei, d’altronde, nel videoclip versa una lacrimuccia).

Questo disco, seppur inferiore al formidabile esordio “The Lion And The Cobra”, è una botta emotiva continua. L’intensità non cala mai e, seppur in forme sempre diverse, la si ritrova immutata dall’inizio alla fine: dal sontuoso arrangiamento orchestrale di “Feel So Different” in apertura fino ai quasi sei minuti a cappella della struggente title track. Nel mezzo ci sono il loop di batteria e il tono celtico/trip hop di “I Am Stretched On Your Grave”;  il folk acustico della barocca “Three Babies” e dell’antirazzista “Black Boys On Mopeds”; il rock ruvido ma melodico di “The Emperor’s New Clothes” e “Jump In The River”; la commovente tenerezza di “You Cause As Much Sorrow”.  Senza dimenticarsi della sofferta “The Last Day Of Our Acquaintance”, ennesima pugnalata al petto dedicata al tema del divorzio. Un’opera tormentata, terapeutica e purificante che per la giovanissima Sinéad O’Connor rappresentò un trionfale urlo – o pianto? – liberatorio.

Sinéad O’Connor – “I Do Not Want What I Haven’t Got”
Data di pubblicazione: 20 marzo 1990
Tracce: 10
Lunghezza: 51:09
Etichetta: Ensign/Chrysalis Records
Produttori: Chris Birkett, Sean Devitt, Nellee Hooper, Sinéad O’Connor

Tracklist:
1. Feel So Different
2. I Am Stretched On Your Grave
3. Three Babies
4. The Emperor’s New Clothes
5. Black Boys On Mopeds
6. Nothing Compares 2 U
7. Jump In The River
8. You Cause As Much Sorrow
9. The Last Day Of Our Acquaintance
10. I Do Not Want What I Haven’t Got

 

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