VANESSA CARLTON: LA TOP 10 BRANI

 
di
23 Marzo 2020
 

di Luca Giacomelli

Ricordate la ragazza col pianoforte che sfrecciava per la città cantando “A Thousand Miles”? Certo che sì. Bene, dimenticatela. A quasi vent’anni da quel successo pop intramontabile, fissato indelebilmente nelle menti dei millennials, oggi non riconoscerete più Vanessa Carlton. Siamo mille miglia lontani dalla musica del suo esordio: certo il pianoforte c’è ancora, la voce particolare, fresca e melliflua, è ancora la sua cifra distintiva e il suo talento non è mai stato messo in dubbio. Ma l’evoluzione che la pianista, compositrice, cantautrice e interprete ha fatto è semplicemente incredibile.
Ben lontana dall’essere una “one-hit wonder”, Vanessa Carlton è cresciuta, si è trasformata, ha fatto del fare musica un mestiere e un’arte. Diventata un’artista indipendente, fuori dall’industria musicale macina-soldi, ha potuto davvero esprimersi liberamente. E ha scelto di essere sé stessa, di scrivere e cantare autenticamente, di sperimentare nuovi orizzonti musicali, di creare il proprio stile. Questo è evidente soprattutto a partire dal suo quarto album “Rabbits On The Run” (2011) e ancor più efficacemente con il successivo “Liberman” (2015): un caleidoscopio di suoni e immagini, una scrittura ispirata, eclettica, un sound sofisticato, avvolgente tra influenze classiche e contemporanee.
E l’ultimo album “Love Is An Art” che uscirà il 27 marzo 2020 promette tutto questo e anche di più!
Vanessa Carlton è un’artista che va riscoperta, la sua una musica che va assaporata lentamente e poi lasciata entrare. E, credetemi, una volta entrata, non la farete più uscire! Selezionare solo 10 canzoni del suo repertorio non è stata impresa facile. L’ordine è puramente cronologico. Enjoy!

A THOUSAND MILES

2002, dall’album “Be Not Nobody”

La ragazza che sfreccia per la città col suo pianoforte. Un’immagine che è entrata indelebilmente nella cultura pop contemporanea. Tre nomination per i Grammy Award nelle categorie disco dell’anno, canzone dell’anno e migliore arrangiamento strumentale, milioni di visualizzazioni e di album venduti, citata in film (il più iconico tra questi “White Chicks”), serie tv, cover, addirittura in un videogioco (Grand Theft Auto IV)… il solo accenno del ritornello ci rimanda subito a lei. Nel bene o nel male Vanessa Carlton è “A Thousand Miles”. Scritta a soli sedici anni e originariamente intitolata “Interlude”, è stata la hit del nuovo millennio, la canzone che ha spinto generazioni di ragazzi e ragazze a prendere lezioni di pianoforte soltanto per poterla suonare. In effetti è proprio quel riff di piano a entrarti in testa e a creare dipendenza; e il gancio prima del ritornello (“And I need you, And I miss you, And now I wonder…”) rende “A Thousand Miles” intramontabile. La voce di Vanessa è la ciliegina sulla torta di un successo annunciato: una tonalità acuta, fresca, unica nel suo genere, immediatamente riconoscibile. C’è il tema dell’amore, della mancanza, del viaggio, una sfumatura di nostalgia e di riscatto. A distanza di quasi vent’anni è la testimonianza dell’alba di un grande talento.

WHITE HOUSES

2004, dall’album “Harmonium”

Nella playlist di Vanessa Carlton non può mancare “White Houses”, primo singolo estratto del suo secondo album “Harmonium”. Questa canzone ti entra in testa e nel cuore e non se ne va più: sarà il ritmo fresco e incalzante del pianoforte; sarà il superbo arrangiamento; sarà la voce particolare che distingue Vanessa da tutti gli altri; sarà che la canzone parla della gelosia, dell’invidia, del volersi sentire a tutti i costi parte di un gruppo, insomma di sentimenti che tutti noi abbiamo provato almeno una volta nella vita, soprattutto da adolescenti. Parla della perdita della verginità, del primo fugace innamoramento, delle aspettative tradite… segreti che rimarranno per sempre nelle “stanze bianche” della nostra memoria e che, nel bene o nel male, ci faranno diventare grandi. È sconcertante, soprattutto considerando cosa veniva trasmesso anche all’epoca dell’uscita della canzone, la censura di MTV che ritenne questa canzone non adatta al suo pubblico. In realtà non piaceva la libertà espressiva di una giovane artista che non voleva sottostare alle mode e ai canoni imposti dalle grandi case discografiche macina-soldi: raccontarsi autenticamente, anche affrontando temi “scomodi” ha portato Vanessa a rompere con l’industria musicale e a rendersi indipendente. Un po’ come in “White Houses”: la società ci vuole omologati, anche nella musica. Scoprire invece che la propria diversità è un valore è ciò che ci rende unici.

WHO’S TO SAY

2004, dall’album “Harmonium”

Questa canzone è dedicata a tutti coloro la cui relazione è ostacolata, che sia da parte della famiglia o da parte di uno stato. Si dice che l’amore vince su tutto eppure c’è ancora chi è perseguitato per il fatto di amare un’altra persona. Vanessa Carlton ha così dedicato questa canzone alle persone LGBTI e non manca di ripeterlo ogni volta prima di suonarla. È un cult del suo repertorio e ascoltandola si capisce perché: sincera, diretta, appassionata… un inno alla ribellione, all’affermazione della propria identità, un inno che vale per tutte le età e tutti i generi.
La voce, fanciullesca ma calda e decisa, emoziona, sale di intensità, trasmette la battaglia interiore. Il pianoforte è magistrale: l’arpeggio è il tratto distintivo della canzone, un crescendo incorniciato dall’arrangiamento di Stephan Jenkins dei Third Eye Blind e di Linda Perry.
Del resto “Harmonium” è un diario intimo, personale ma che contiene messaggi in cui ciascuno può ritrovarsi, facendoli propri: la malattia, la solitudine, la spiritualità, la perdita dell’innocenza, la scoperta della sessualità. Di quest’album da non perdere anche “Afterglow”, “San Francisco”, “Private Radio”.

THE ONE

2007, dall’album “Heroes & Thieves”

L’unico duetto ufficiale della discografia di Vanessa Carlton. Stevie Nicks non è solo una delle icone rock della musica statunitense (prima cantante dei Fleetwood Mac e dopo solista) ma è anche mentore e amica di Vanessa. È un connubio magico: la voce matura, corposa, dura di Stevie si mescola e fonde alla perfezione con quella fresca, melliflua di Vanessa. E del resto la canzone stessa parla del ricordo del primo innamoramento, dell’infanzia e del diventare grandi. C’è un che di nostalgico e poetico nel ricordare il primo amore, la trepidante attesa e poi la delusione. “Heroes & Thieves” è l’album della maturità ma anche della delusione, amorosa e professionale di Vanessa: il compromesso per compiacere l’industria musicale senza rinunciare a essere sé stessa. È un album barocco negli arrangiamenti (ricchi, compositi e articolati), l’incontro riuscito tra piano e violino (il violinista e amico Skye Steele, sarà una presenza fissa nei live di Vanessa), la voce sicura, più matura rispetto agli esordi, i testi ricercati ma accessibili. Basta ascoltare canzoni come “Nolita Fairytale”, “Hands On Me”, “Heroes & Thieves”, “Home”, “More Than This” per cogliere il grande talento di questa artista e stupirsi del suo mancato riconoscimento.

CAROUSEL

2011, dall’album “Rabbits On The Run”

The hope comes when there’s nothing left to lose. “Rabbits On The Run” è il primo album indipendente di Vanessa Carlton, il primo album fuori dalle grandi case discografiche che promettono successo in cambio di omologazione e controllo. Il prezzo richiesto per visualizzazioni e hit radiofoniche è la semplificazione: le idee, il talento e la personalità di un’artista sono sacrificati in nome del mercato. Non è facile rinunciare al sogno del successo e della fama, è una spirale oscura quella che ti avvolge. Eppure Vanessa Carlton da quella spirale ne è uscita, abbandonando effimeri sogni di gloria, e concentrandosi su ciò che ama davvero: suonare, scrivere e comunicare. “Carousel” è un inno alla rinascita, al saper guardare oltre il fallimento e al puntare a essere sé stessi: in fondo la vita è una giostra che gira e non c’è tempo da perdere, rimpiangendo il passato. Bisogna piuttosto guardare avanti, vedere la bellezza in ciò che ci sta di fronte e non smettere mai di correre, un po’ come Alice nel Paese delle Meraviglie. Il tempo è il bene più prezioso che abbiamo e non va sprecato: siamo noi gli artefici del nostro destino.

HEAR THE BELLS

2011, dall’album “Rabbits On The Run”

Di tutto l’album, forse questa è la canzone più significativa: è la ricerca della spiritualità, la scoperta di sé stessi. Spaventa ma è anche bellissimo. “Hear The Bells” è il punto di svolta nella carriera di Vanessa Carlton: una eco lontana, un pianoforte grave e mellifluo al tempo stesso, una poesia recitata, la ricerca di sé stessi. È una canzone criptica, non vuole rassicurare, bensì esortare alla riflessione. Come del resto in tutto l’album, c’è una nota di malinconia che si mescola all’urgenza di rinascere e di guardare al futuro. Rispetto alla sua musica precedente si avverte un’autenticità ritrovata, la possibilità di esprimersi liberamente: non ci sono sovrastrutture, l’arrangiamento è minimale, conta il significato. Lo dimostrano canzoni come “London”, “Tall Tales For Spring”, “Marching Line”… poesie ricolme di significato e metaforiche allusioni. Da non perdere anche “I Don’t Want To Be A Bride”, “Fairweather Friend”, “Dear California”.

BLUE POOL

2015, dall’album “Liberman”

L’EP di “Blue Pool” ha anticipato l’uscita del suo quinto album “Liberman”. Dopo un periodo di silenzio dedicato alla famiglia (nel 2013 si è sposata con John McCauley, cantante dei Deer Tick, e nel 2015 ha dato alla luce Sidney, la loro prima figlia), Vanessa Carlton torna alla grande, sorprendendo con un nuovo stile, più eclettico e sofisticato. In una parola, intrinsecamente indie. Non a caso Nylon Magazine definisce “Blue Pool” «the indie song of summer», con il suo sound incalzante che induce dipendenza. Il tempo è fugace e il tempismo è tutto. Questa massima riassume bene il senso della canzone: incontrare qualcuno del passato, rendersi conto di quanto le cose siano cambiate, di quanto il tempo passi velocemente e di come questo ci trasformi. Il ritmo incalzante sembra trascinarci in un caleidoscopio di immagini e colori, l’equivalente musicale del giardino segreto di ricordi che è la nostra mente.

OPERATOR

2015, dall’album “Liberman”

È il singolo di lancio del quinto album in studio di Vanessa Carlton “Liberman”. Quest’album è particolarmente significativo per la cantautrice: lo ha composto facendosi ispirare da un dipinto del nonno, il cui cognome era proprio Liberman, ed è una celebrazione delle origini della sua famiglia che fu costretta a cambiare il cognome in Lee per evitare persecuzioni antisemite. Lo stile elettronico è pieno e avvolgente, una spirale sonora che come i colori di un dipinto si mescola, si fonde ed esplode in mille immagini e metafore. È come entrare in un sogno, eccentrico ma rassicurante. La scrittura è ricca, ispirata, eclettica tra influenze classiche e contemporanee, da Vivaldi ai Pink Floyd, da Aaron Copland a Neil Young. La voce, eterea ed echeggiante, rimane la chiave attrattiva, il fil rouge che lega tutto insieme in maniera unica. “Operator” (inizialmente intitolata “Moneymaker”) esprime tutto questo. Un piano-voce coinvolgente, un ritmo trascinante, un’idea comunicativa forte: l’importanza di prendersi cura di chi si ama, smettendo di pensare solo a sé stessi. Di quest’album non perdetevi “Take It Easy”, “Willow”, “Nothing Where Something Used To Be” e “River”.

HOUSE OF SEVEN SWORDS LIVE

2016, dall’album “Liberman Live”

Il tour di “Liberman” è stato sicuramente uno dei più belli degli ultimi anni. Stati Uniti, Canada, Europa…due anni intensi celebrati con il primo album live della sua carriera. Dal vivo VanessaCarlton dà il meglio di sé: l’atmosfera di intimità e di complicità che riesce a creare con il pubblico, il pianoforte – la sua cifra distintiva – suonato magistralmente, la voce lieve ma sicura con quella particolare acutezza che avvolge chi ascolta diventando quasi una eco. E poi il contatto con le persone, la storia dietro le canzoni, gli aneddoti divertenti… ogni volta è come rincontrare una vecchia amica. Chills! L’album “Liberman”, con il suo sound elettronico, avvolgente e sognante, si prestava benissimo per la sua versione live: ogni canzone ne è uscita arricchita, autenticamente trasformata e piena di sentimento. “House Of Seven Swords”, ispirata da una carta dei Tarocchi, ne incarna perfettamente lo spirito: è un messaggio universale, un insegnamento di genitore in figlio. In fondo cos’è l’amore se non il modo migliore per conoscere davvero sé stessi.

THE ONLY WAY TO LOVE

2020, dall’album “Love Is An Art”
Vanessa Carlton sorprende ancora perché esce dalla sua confort zone e sperimenta qualcosa di nuovo. Questo è un assaggio del suo ultimo album “Love Is An Art” che uscirà il 27 marzo 2020. “The Only Way To Love” inizia all’istante, la voce echeggiante di Vanessa fluttua sopra la chitarra vibrante; è l’elemento focale della canzone, rassicurante perché immediatamente riconoscibile. I tamburi entrano nel pre-chorus, prefigurando ciò che verrà dopo. Il coro si amplifica in un suono più grande, martellando la batteria rafforza il messaggio della canzone. Lo stile suona più acustico e introspettivo, come i suoi ultimi due dischi – ma comunque potente, pieno, avvolgente. Il sound elettronico domina lo stile eclettico di queste ultime canzoni (per un altro assaggio ascoltate “Future Pain”); il pianoforte c’è ma si nasconde, compare protagonista nel bridge e sono brividi. Non c’era modo migliore per introdurci nel nuovo capitolo della sua carriera. E vi innamorerete della nuova Vanessa Carlton.



Photo Credit: Alysse Gafkjen

 

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