LIVE SHOW: QUALCHE (BEL) CONCERTO ONLINE PER RESTARE A CASA PIù VOLENTIERI (IN COSTANTE AGGIORNAMENTO…)

 
25 Marzo 2020
 

In questo momento storico nel quale è necessario ed indispensabile che ciascuno faccia la sua parte, oltre a tutti i live che molte band stanno facendo da casa (sono tanti e dobbiamo dire che sono una risorsa preziosissima: tra questi c’è anche il nostro “Dario” che gestisce una sua piccola trasmissione radiofonica per farci ascoltare delizie varie), anche noi di IFB abbiamo scelto una serie di performance live che potete guardare tranquillamente restando a casa.

Buon ascolto e buona lettura.

VOLUME 1 (19 Marzo 2020): “TUTTI DENTRO. TUTTI FUORI.”

Preoccupations, live in the KEXP studio (11 Maggio 2018)

Come deve essere il progresso? Paranoico? Frenetico? Sfrontato? Strafottente? Il post-punk dei Preoccupations ha, spesso, rivolto il suo sguardo indagatore verso il capitalismo sfrenato del nuovo millennio, verso la sua etica sdrucciolevole, verso gli esosi pedaggi che esso comporta, sempre più frequentemente, in termini di sanità mentale, depressione, corsa forsennata verso la propria autodistruzione. Droghe e solitudine è questo il terreno più fertile per far crescere l’odio e la rabbia e poi annaffiarli con le menzogne di un Sistema il cui unico obiettivo è farci sentire perennemente insoddisfatti e venderci, come assolutamente necessario, ciò che non ci serve, ciò che non ci è utile, ciò che ci fa stare male, ciò che ci tiene ferocemente soggiogati.

Algiers, live in the KEXP studio (19 Giugno 2015)

Ciascuno di noi ha meno tempo per parlare con gli altri; per ascoltare ciò che essi hanno da dirci; per leggere ed informarsi; per nutrire il proprio spirito critico. “Eccesso” è questo l’aggettivo più adatto a descrivere la nostra società; è tutto così caotico e disordinato. La musica degli Algiers, il loro rock sperimentale e ipnotico, tenta di descrivere l’assenza di equilibrio, riducendo la poesia ad uno straccio logoro e consumato, iniettando robuste dosi di oscurità nelle proprie sonorità, mentre ogni cosa che avevamo sembra sfuggirci di mano e ci sentiamo, di conseguenza, sempre più muti, sempre più ciechi, sempre più fermi, sempre più privati persino dei propri pensieri e dei propri sentimenti.

Fontaines D.C., live in Glastonbury Festival (28 Giugno 2019)

C’è una violenza silenziosa attorno a noi, è talmente subdola da penetrare in ogni aspetto, anche il più intimo, delle nostre esistenze e metterle a soqquadro. Una violenza che si diffonde proprio come farebbe una buffa filastrocca, riuscendo ad espandersi ed imporsi soprattutto laddove le difficoltà per sbarcare il lunario sono più evidenti; laddove è difficile avere un lavoro dignitoso e stabile; laddove è impossibile realizzare i propri sogni; laddove la dignità è solamente un miraggio; laddove non si progetta alcun futuro, ma si vive un eterno ed atroce presente, pieno di luoghi comuni, programmi televisivi scadenti, razzismo, fumo e colesterolo. Intanto i Fontaines D.C ci mettono l’anima, un’anima che ha il sapore del tradizionale folk irlandese, del punk urbano di periferia, dei Clash e della new wave.

Aurora, live in Nidarosdomen (Nidaros cathedral), Trondheim, Norway (2 Novembre 2017)

Il processo globale di abbruttimento sociale mostra il suo aspetto peggiore soprattutto nei confronti del nostro pianeta. L’elettro-pop di Aurora si trasforma nella voce interiore del mondo; quella voce che ci rifiutiamo, puntualmente, di ascoltare, perché troppo assorti a quantificare il denaro che potremmo guadagnare con le deforestazioni, con il petrolio, con il carbone, con le terre rare, con gli allevamenti-lager, con gli interventi genetici, per poi fingerci povere vittime quando l’ennesima bomba virale esplode nelle nostre città inquinate e sovraffollate. Cos’è il salto di specie se non il risultato finale delle nostre ottuse politiche economiche e dei nostri comportamenti abominevoli nei confronti della natura e delle altre specie viventi?

Interpol, live in TRNSMT festival (1 Luglio 2018)

Non amiamo altro che noi stessi, questa è la verità che ci sbattono sul muso gli Interpol. Il vero pilastro su cui abbiamo costruito la nostra visione del mondo è un enorme e cinico edonismo. Sacrificheremmo tutto, pur di ottenere potere, fama e successo; per essere celebrati sulle piattaforme social e per essere riveriti ed adulati come degli antichi déi. Ma gli déi erano creature immortali; noi, invece, siamo soggetti al tempo, invecchiamo e ci ammaliamo, siamo esseri fragili e nonostante la nostra tanto decantata tecnologia, nonostante il progresso scientifico, nonostante la rete globale sulla quale abbiamo basato la nostra felicità, non siamo poi così diversi da quei nostri antenati che vivevano in gelide caverne e si riscaldavano attorno al fuoco.

The Murder Capital, live at Song van het Jaar (6 Dicembre 2019)

Da quando abbiamo fatto la nostra comparsa su questa Terra, l’unica compagna che non ci ha mai abbandonato è stata lei: la dama vestita di nero; è lei che ha impersonificato le nostre paure e ci ha rammentato la nostra debolezza, la nostra impotenza, il fatto che qui siamo solamente dei passeggeri e che solo l’amore, alla fine, è ciò che può fare davvero la differenza. Purtroppo, però, oggi, di lei ci siamo dimenticati; siamo convinti che le cose peggiori debbano sempre succedere altrove, a qualcun altro. Pensiamo di essere speciali, semplicemente perché abbiamo delle bellissime case, delle auto veloci, dei quartieri puliti in cui vivere e frequentare gli amici, degli ospedali efficienti, dei lavori dignitosi, degli ottimi conti in banca, nonché le ferie pagate ed un’ottima e veloce rete in fibra ottica. Finché, un giorno, la ritroviamo intenta a girare per le strade delle nostre città, la vediamo soffermarci a fissare il nostro bel giardino e ne rimaniamo terrorizzati.

Girl Band, live in the KEXP studio (8 Novembre 2014)

Ed ecco, dunque, che arriva il panico e con esso distruggeremo, totalmente, quei deboli e sfilacciati legami di solidarietà che esistevano ancora tra noi. L’estraneo, ora, non è più solamente il diverso o il povero, ma diviene chiunque sia aldilà della nostra porta di casa; egli è l’untore, il reietto, la minaccia, il morbo che vuole devastare le nostre pacifiche e benestanti esistenze. I Girl Band danno alla psicosi un corpo musicale, la trasformano in assoli stridenti che assaltano brutalmente i nostri sensi; in ritmiche che pulsano come crudeli emicranie, senza più alcun controllo, mentre, tutt’intorno a noi, l’arroganza collassa, portandosi con sé i suoi falsi miti di progresso, le sue manie e tutte le sue bugie.

Public Image LTD, live in Cité de la Musique, Paris (23 Ottobre 2013)

Non esistono piccole oasi isolate nelle quali essere al sicuro è questa la verità. O ci salveremo tutti. O andremo tutti a fondo dei nostri deprimenti inferni e non ci sarà nulla che potrà salvarci: né l’odio gratuito, né la cocaina, né i quattrini. Questa verità, questo essere “tutti dentro” o “tutti fuori”, musicalmente si trasforma, con i Public Image LTD, in una miscela esplosiva e dirompente di dub e post-punk, di disco-music e funk, di anarchia e partecipazione sociale. Adesso che il virus è tra noi, nelle nostre città, è giunto il tempo dell’estetica spartana dei PiL, delle loro linee di basso crude, delle loro atmosfere minimali ed essenziali, in grado di risuonare assieme al nostro ritmo cardiaco e ricordarci ciò che siamo. Solo se ciascuno farà la sua parte, potremo impadronirci, nuovamente, del nostro futuro.


VOLUME 2 (20 Marzo 2020): “TRA LE BRACCIA DI ECATE”

Thurston Moore Group, live at Pitchfork music festival, Chicago (14 Luglio 2017)

Da evoluzione a devoluzione il passo può essere davvero breve e molto meno dirompente di quanto prevedevamo. Nessuna catastrofe nucleare, insomma, ma un organismo invisibile che agisce nel silenzio. Un silenzio che si trasforma nel lacerante rumore che annichilisce le nostre certezze e demolisce dalle fondamenta la società perfetta che eravamo convinti di aver costruito dopo millenni. Il rumore che Thurston Moore, dai tempi della gioventù sonica, esorcizza e modula in base a quelle che sono le leggi fisiche del suo mondo sonoro: facendolo crescere, sminuzzandolo, facendolo espandere, contraendolo in un seme da cui far germogliare nuova vita.

Radiohead, live at Glastonbury festival, Chicago (28 Giugno 2003)

E se il seme forse malato? Se da esso non potesse nascere altro che un mondo claustrofobico, nel quale solo chi si attiene a regole assurde e palesemente sbagliate può sopravvivere? Se da esso venisse fuori una società dominata dal conformismo, nella quale gli esseri umani si riducono a degli automi stupidi ed insensibili che, distruggendo tutto ciò che li circonda e dà loro sostentamento, non fanno altro che distruggere sé stessi? Chi meglio potrebbe dare a queste domande una raffigurazione musicale se non i Radiohead? La band che più di tutte, ha portato alla luce, con le sue ritmiche estranianti, con le sue sonorità rock, psichedeliche ed elettroniche, con le sue ambientazioni introspettive, gli effetti nocivi della depressione, della solitudine e della assuefazione sull’uomo moderno.

Wire, The Scottish party full DVD (2004)

Non è possibile dare risposte. Ormai occorrono i fatti. Bisogna necessariamente liberarsi di tutto ciò che è superfluo e guardare, se ne siamo ancora capaci, dentro di noi. Le sovrastrutture che abbiamo costruito e da cui poi ci siamo fatti governare, quelle sovrastrutture che hanno la faccia benevola e sorridente delle multinazionali, le cui politiche determinano e condizionano le scelte e le leggi dei singoli paesi, vanno messe da parte. Bisogna recuperare la semplicità dei propri sentimenti, la purezza delle proprie delle idee, come avviene con le sonorità post-punk scheletriche, incisive, dirette e minimali che caratterizzano il mondo dei Wire.

Ride, live at Pitchfork music festival, Chicago (16 Luglio 2017)

Il nuovo inizio, quindi, potrebbe essere un ritorno. Come è successo con i Ride che hanno attraversato le roboanti deflagrazioni sonore degli anni Novanta, dal grunge allo shoegaze e che ora sono tornati su una cometa elettronica. Sarà, dunque, il passato a fornire la soluzione? Basterà semplicemente aprire la pagina di un diario e rammentare i bei tempi andati, per evitare la nostra definitiva auto-distruzione? Non credo. Il passato è qualcosa di concluso e definitivo; qualcosa che si è prosciugato da tempo; non è la soluzione, ma può fornirci una direzione da percorrere: quella di essere migliori delle scelte che abbiamo compiuto finora.

Lee Ranaldo & The Dust, live in the KEXP studio (8 Dicembre 2013)

Tornare all’inizio, dunque, non è rifare esattamente le stesse cose, ma è il contrario: non sentirsi vincolato a compierle. Ogni cambiamento, infatti, richiede libertà dalle pressioni e dai condizionamenti esterni, solo così può rivelarsi come qualcosa di positivo e raffigurarsi concretamente come uno stadio successivo della propria evoluzione musicale, personale o sociale. Non importa quanto tempo sia trascorso; non conta se si è giovani o vecchi; è sufficiente semplicemente avere la forza ed il coraggio di sfidare l’ignoto, di oltrepassare quelli che riteniamo essere i nostri limiti ed i nostri preconcetti. Lee Ranaldo va ben oltre quella che è la canonica forma-canzone, immagina nuove strade, nuove possibilità ed esse, come per magia, prendono forma dinanzi ai suoi occhi.

God Is An Astronaut, live at Rockpalast (29 Luglio 2019)

E se non avremo abbastanza spazio qui sulla Terra, volgeremo la nostra attenzione al Cielo, ascolteremo quello che hanno da dirci le albe ed i tramonti, le stelle ed i pianeti, le misteriosi e silenziose leggi del cosmo. Ancora il silenzio, dunque, ma non quello ostile di un virus, bensì quello che nasconde le origini dell’Universo e quindi della vita, un silenzio che diventa fonte di ricerca ed ispirazione per le sonorità astrali e post-rock dei God Is An Astronaut, un silenzio che deve darci consapevolezza dei nostri limiti, ma anche dei nostri mezzi, schermandoci sia dall’auto-compiacimento, che dal disfattismo cosmico nel quale potersi auto-assolvere da ogni colpa.

PJ Harvey, live at Sydney Festival (18 Gennaio 2012)

Vittime e carnefici allo stesso tempo, alla ricerca di un lavacro purificatore nel cui potersi mondare dei propri peccati. Un viaggio catartico, non privo di sacrifici, che deve portarci a rescindere ogni legame con il ricco Pluto; l’alternativa è perdersi ed avere, per sempre, le mani insanguinate e la coscienza talmente sporca, che persino Ecate potrebbe impedirci di varcare le soglie del suo regno. Ed allora non ci resterà che vagare, come eterni fantasmi, in un mondo estraneo e ricordare le voci ed i suoni degli uomini, quelli di un passato ormai morto e sepolto: un blues-punk a tinte fosche che incontra i sepolcrali e scarnificati paesaggi elettonici a cui PJ Harvey dà corpo nei suoi show.

Liquid Tension Experiment, live in Los Angeles (27 Giugno 2008)

Il tempo, restò solamente il tempo a scandire giorni e stagioni che erano oramai vuoti, che non avevano bisogno di alcun nome, mentre una natura indomita riprendeva il possesso di ogni spazio e i templi di una grandezza estinta perdevano la loro battaglia contro alberi e muschi, facendosi inghiottire dal verde sfavillante della vegetazione. Come è accaduto a Pripyat, tra case abbandonate e strade sempre più strette ed irriconoscibili, sotto l’occhio vigile dei lupi, degli orsi e di tutte le altre creature del cielo, dell’acqua e della terra. Un epico inno fusion alla forza della natura, che John Petrucci, Mike Portnoy, Jordan Rudess e Tony Levin intonano in una delle culle moderne della cività, miscelando progressive metal, psichedelia, jazz, blues sotto il sole della California.


VOLUME 3 (22 Marzo 2020): “UOMO CONOSCI TE STESSO”

The Radio Dept, live at Playtime festival, Mongolia (25 Giugno 2016)

Le atmosfere rarefatte ed invernali dei Radio Dept, a metà strada tra shoegaze e dream-pop, sono la nave su cui possiamo salpare per ascoltare il nostro silenzio. Per esplorarlo, diluendolo con suoni elettronici sofferenti e sconsolati, con i riverberi remoti delle chitarre, perché anche il silenzio può donarci le spiegazioni che cerchiamo, può essere la risposta più esplicita ed eloquente ai nostri interrogativi. Siamo stati noi stessi a congelare il nostro mondo, ben prima che questa pandemia prendesse il sopravvento; lo avevamo congelato, senza rendercene conto, in pensieri ed azioni ripetitive, che, il più delle volte, erano meccaniche, inutili, innaturali, nocive ed estranianti.

Idles, live at Glastonbury festival (28 Giugno 2019)

Azioni violente, nei confronti di noi stessi e del pianeta, che, quotidianamente, amplificavano solamente la nostra sciocca visione illusoria ed egocentrica dell’esistenza: la mia felicità, il mio successo, i miei soldi, i miei obiettivi, le mie priorità, i miei spazi, erano queste le sole cose che ci importavano davvero e che ascoltavamo in giro. Il punk abrasivo e crudo degli Idles viene proprio da qui, da questo approccio nichilista, giustificato, ai nostri occhi, dal fatto che non avessimo alcuna risposta dal punto di vista sociale, civile e politico per cui, di conseguenza, ci sentivamo autorizzati ad essere tutti più ipocriti, falsi, menefreghisti, arrabbiati, egoisti, razzisti; che cosa ci si sarebbe dovuti aspettare del resto?

Lydia Lunch, live at Bowery Electric, New York City (29 Maggio 2013)

È così che abbiamo costruito l’inferno che la sacerdotessa oscura della no-wave e del noise-punk, Lydia Lunch, ci mostra con agghiacciante e morboso piacere. Un piacere carnale che si diffonde negli appartamenti vuoti, nelle scuole chiuse, nelle fabbriche abbandonate, trasformandoli in monumenti ad un amore che non c’è mai stato, era solo follia, era solo istinto sessuale, era solo voglia di possedere e manipolare qualcun altro. Ed adesso non ci resta che un ordinato silenzio e la compagnia di questi fiori finti, questi fiori di plastica che pensano, ingenuamente, di essere vivi.

Sonic Youth, live at The Art Rock festival (6 Marzo 2005)

Poveri fiori che vivono nella cortese bugia del loro profumo e della loro bellezza, pensando di essere l’attrazione principale della stanza e reclamando in continuazione più calore, più acqua, più luce, più amore. L’amore? “EVOL” avrebbero risposto i Sonic Youth, come a voler sottolineare la loro visione intrinsecamente enantiodromica della vita, tra noise rock ed armonie pop più convenzionali; una vita intesa come un fluire di elementi opposti che si alternano e compenetrano in un processo eterno di interscambio che porterà, alla fine, nonostante le nostre assurde convinzioni e pretese di superiorità, al rinnovamento.

Bloc Party, live in Sydney (13 Marzo 2013)

Chiunque di noi sarà responsabile di questa situazione, se i suoi comportamenti non saranno tali da cambiarla. Quante volte abbiamo pensato di poter fare di testa nostra, credendo che non s’accorgessero di noi e che, quindi, potessimo vivere senza esser visti, facendo ciò che più ci aggradava e ci conveniva? Quante volte ci siamo accontentati, per tornaconto personale, di sopravvivere e strisciare nel corpo di un bruco? Non è naturale rifiutare la possibilità di avere delle ali; ali che i Bloc Party utilizzano per muoversi ovunque, dall’indie-rock all’hip-hop, dal rap ai suoni elettronici.

Trentemøller, live at Roskilde festival (4 Luglio 2014)

Italo Calvino scriveva che ciò che troveremo nel nuovo millennio è esattamente quello che saremo capaci di portarvi. Nel bene e nel male. È inutile caricarsi di aspettative e poi restare immobili, con i piedi ben saldi sulla sabbia morbida e rassicurante, perché la paura dello shock ci trattiene. Così facendo verremo schiacciati dal corso degli eventi, per cui non possiamo fare altro che accettare ciò che abbiamo davanti, gettarci tra le onde e sfidare questa tempesta con le sue atmosfere in chiaroscuro, le sue correnti glaciali, i suoi torbidi vortici shoegaze, post-punk e darkwave che Trentemøller riveste di elettronica.

Nine Inch Nails, live at Staples Center, Los Angeles (8 Novembre 2013)

Ma sfidare questo mare ignoto che abbiamo davanti, sfidare gli abissi profondi delle leggi eterne dell’universo, non significa possederle; significa impararne a farne parte, accettarle e rispettarle. Gli esseri umani non ne avranno mai il controllo; non controlleranno mai la natura, non controlleranno mai il clima, non controlleranno mai la vita e la morte. Pensare il contrario è pura blasfemia a cui i Nine Inch Nails danno un oscuro ed opprimente spessore industrial. “Uomo conosci te stesso”, è il monito scritto sull’architrave del tempio di Apollo a Delfi, non dobbiamo dimenticarlo mai, perché esso ci mette in guardia e ci rammenta, ogni giorno, la nostra fragilità e la nostra finitezza.

Julia Kent, live at [F]luister, Dordrecht (1 Maggio 2016)

Questa consapevolezza di comprendere ciò che siamo e che non siamo è l’unica vera salvezza per uscire dalla drammatica situazione che stiamo vivendo. Siamo esseri mortali e se ce lo dimentichiamo, se pensiamo di poter essere immuni a questa malattia solo perché crediamo di essere più forti e più giovani degli altri, cadremo stupidamente e provocheremo la caduta di tutti quelli che ci stanno attorno. Le note dolci e malinconiche di Julia Kent sono la chiave di volta che la musica ci dona per guardare in noi stessi, sentirci uguali e far fronte comune, accettando ogni reciproca debolezza, ogni imperfezione, ogni mancanza, perché solo così potremo varcare le colonne d’Ercole che ci stanno sbarrando il cammino.


VOLUME 4 (25 Marzo 2020): “GLI EROI NON ESISTONO”

Alcest, live at Wacken Open Air (5 Agosto 2016)

I toni oscuri e le rumorosità degli Alcest aprono la strada a sonorità più melodiche ed inquiete e danno corpo ed anima a quelle domande a cui, spesso, abbiamo timore di rispondere. Se il nostro “io” migliore non fosse celato nel nostro inconscio, ma andasse cercato fuori? Se il nostro “io” migliore non volesse essere continuamente misurato, nè essere costretto a misurarsi in base a quegli schemi che la società, di cui facciamo parte, ci indica come giusti e corretti? Perchè sacrificare la risorsa più preziosa, il nostro tempo, per svolgere quello che è solo un ruolo, ma non ha nulla a che vedere con la vera essenza dell’essere umano? Se abbandonassimo questo ruolo, se ci togliessimo questa maschera, forse potremmo trovare quell’essenza depurata da ogni egoismo e potremmo vivere una vita vera e piacevole, piuttosto che una finta e giusta.

A Perfect Circle, live at Lollapalooza festival, Brazil (30 Marzo 2013)

Il rock crepuscolare degli A Perfect Circle ha messo spesso il dito nelle nostre ferite aperte ed ha sfidato quei meccanismi sociali che ci spingono a negare le enormi falle del mondo perfetto che abbiamo contribuito a costuire. Un diniego sistematico e razionale atto a proteggere noi stessi e le nostre relazioni sociali, basato sull’identificare di volta in volta il nemico da incolpare e combattere. Ma questa volta ciò non è possibile, non esiste né uno stato canaglia, né un’idea estremista, né un despota paranoico da poter sacrificare sull’altare del neoliberismo e della deregulation, ci siamo solo noi: gli esseri umani da un lato ed un nemico invisibile dall’altro.

Sleep, live at Regency Ballroom (4 Marzo 2016)

Da qui al Far West il passo potrebbe essere breve; sparare contro chiunque e chiudersi in un cerchio sempre più piccolo, sempre più piccolo, finché, un bel giorno, non ci ritroviamo soli. Ma il singolo, la persona, l’individuo può esistere solo se è parte di un tutto, di una collettività. Attraversare il deserto da soli, non è la migliore soluzione, non è quella più utile, non è quella più efficace per uscirne. Ciò che occorre, è, invece, l’esatto contrario, una spinta psych-stoner verso l’alto, verso la Zion lunare degli Sleep: distanziare – come è corretto che sia – non significa estromettere, disconoscere, abbandonare.

John Carpenter, live at The Palladium, Los Angeles (31 Ottobre 2017)

L’orrore ci trasforma, è quello che ci insegna John Carpenter, sia con il suo cinema, che con la musica che lo accompagna. Ciò che è estraneo ed imprevedibile genera in noi orrore e l’orrore, a sua volta, genera la negazione della verità, la follia, la paura, la violenza. Non siamo più noi, diventiamo degli estranei; è come se ci trasformassimo in inermi spettatori delle proprie terribili visioni e ci inabissassimo sempre più verso l’assurdo, quell’assurdo magistralmente rappresentato ne “Il seme della follia”.

Chelsea Wolfe, live at Øya Festival (10 Agosto 2018)

Gli eroi non esistono, scriveva Bukowski. Così come non esistono i geni o i così detti salvatori della patria. Ognuno, in fondo, non fa altro che tirare a campare e se ci riesce ha avuto fortuna. Tutto qui. Ed è così, siamo noi ad aver bisogno di eroi, soprattutto perché non riusciamo a capire come possa esistere qualcuno che decida di sacrificarsi, di restare al suo posto, di assistere degli sconosciuti ed ammalarsi, spesso, a sua volta. Ci siamo talmente abituati alla brutale violenza dei nostri politici e di coloro che ci governano da esserne assuefatti e le sonorità dark e scheletriche di Chelsea Wolfe ce lo sbattono dritto in faccia: ci servono eroi perché abbiamo dimenticato cosa dovrebbero essere gli uomini.

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets, live at Forum, Copenaghen (3 Settembre 2018)

Quando non sappiamo più chi siamo, è bene guardare al proprio passato. Non per trasformarlo in una gabbia dorata nel quale sentirsi al sicuro dalle minacce del presente e dalle incertezze del futuro e nella quale perdersi nelle sonorità suadenti ed ipnotiche dei Pink Floyd più lunatici e barrettiani, ma per riappropriarci del coraggio, della determinazione, della volontà, che abbiamo perduto. Il tempo non sarà mai dalla nostra parte, esso non si cura delle nostre richieste, dei nostri bisogni, delle nostre paure, ma possiamo servircene come uno specchio che ci mostri la verità, che ci faccia vedere quello che siamo, quello che abbiamo nel cuore, quello che possiamo fare e quello che ci servirebbe fare per migliorare la nostra condizione.

Electric Wizard, live at Events Center Mandalay Bay Resort & Casino, Las Vegas (16 Agosto, 2019)

Quello che stiamo vivendo è un punto di svolta, il virus ha messo in crisi la nostra identità e quello stile di vita malsano che era diventato la nostra normalità. Nulla sarà più come prima; di conseguenza, la nostra tanto decantata normalità dovrà cambiare. Ci vorrebbe una sferzata doom, dura e rabbiosa, come quella degli Electric Wizard, una scossa elettrica che ci risvegli dal torpore. Non sappiamo in che modo cambierà, non sappiamo se le rinunce di questi giorni, le limitazioni alla propria libertà individuale, saranno l’inizio di un nuovo mondo o serviranno solamente a qualcuno per consolidare le proprie posizioni di potere. Quando tutto sarà finito avremo una scelta da compiere, vorremo continuare a essere “normali” o proveremo a cambiare davvero?

Kate Tempest, live at Glastonbury festival, (23 Giugno 2017)

Il cambiamento passerà attraverso le nostre parole ed i nostri comportamenti. Il cambiamento sarà misurato in termini di impegno sociale. Il cambiamento sarà la risposta alle domande che fa Kate Tempest, riguardo a ciò che ne sarà della nostra istruzione pubblica; cosa faremo nei confronti degli immigrati, dei poveri, degli emarginati, dei senzatetto; come renderemo più pronto e funzionante il sistema sanitario nazionale; come tuteleremo tutti coloro, ad iniziare da molte classi di lavoratori, che oggi non lo sono affatto. Il cambiamento non è solo una parola con cui riempire i testi delle poesie o delle canzoni, il cambiamento è una scelta e come accade in tutte le scelte sarà necessario fare delle rinunce e piegare delle resistenze. Avremo abbastanza coraggio?

 

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