SYSTEM OF A DOWN: LA TOP 10 BRANI

 
25 Marzo 2020
 

Certo, i Tool ci hanno messo una vita per far uscire un disco nuovo…ma vogliamo parlare dei System Of A Down? È dal 22 novembre 2005, giorno in cui fu pubblicato “Hypnotize”, che non abbiamo modo di ascoltare brani inediti firmati dal quartetto californiano. Nel mezzo vi sono stati scioglimenti, reunion, uno storico concerto nella loro terra d’ origine – l’Armenia – e svariate tournée di grande successo.

Alla base di questa prolungatissima improduttività vi sarebbero gli accesi contrasti tra il cantante Serj Tankian, l’anima democratica della band, e il chitarrista Daron Malakian, che da anni sgomita per ottenere il completo controllo creativo. Il 2020 è iniziato offrendo qualche flebile speranza ai fan, ben lieti di riascoltare nuovamente insieme Tankian e il batterista John Dolmayan in un paio di cover (“Road To Nowhere” dei Talking Heads e “Starman” di David Bowie) registrate per il progetto These Grey Men.

Che sia un piccolo indizio per un ritorno a pieno regime dei System Of A Down? Staremo a vedere. Nel frattempo, accontentatevi di una data a Milano (confermata salvo disastrosi sviluppi dell’emergenza COVID-19): il 12 giugno all’Area Expo – MIND Milano Innovation District, nell’ambito dell’ I-Days Festival. Che dite, lo celebriamo il lieto evento? E allora ripercorriamo – in rigoroso ordine cronologico – alcune tra le tappe più significative nella carriera dei quattro armeno-americani, augurandogli di ritrovare il prima possibile l’ispirazione perduta.

SPIDERS

1998, da “System Of A Down”

Toni cupi e melodie tormentate per una ballad ultra-dark che cresce di intensità con il trascorrere dei minuti. L’interpretazione di Serj Tankian è da brividi.

WAR?

1998, da “System Of A Down”

Of war, we don’t speak anymore: il disgusto dei System Of A Down per il silenzio e l’indifferenza del mondo occidentale dinanzi alle follie degli estremismi religiosi e alle violenze in Medio Oriente si trasforma in un inno antibellico potente, viscerale e carico di sana rabbia.

CHOP SUEY!

2001, da “Toxicity”

Le strofe schizofreniche, gli incastri tra le voci di Serj Tankian e Daron Malakian, la melodia amara e orientaleggiante del ritornello, il pianoforte su quel finale da pelle d’oca…questo brano è un assoluto classico dell’alternative metal di inizio millennio.

AERIALS

2001, da “Toxicity”

Metallari dal cuore tenero. Non credo vi siano dubbi sul fatto che il rapporto dei System Of A Down con le ballad sia sempre stato ottimo. Per il best seller “Toxicity”, però, decisero di superare loro stessi: l’emozionante “Aerials” lascia il segno sin dal primissimo ascolto.

MR. JACK

2002, da “Steal This Album!”

La storia del signor Jack, colto in fragrante mentre guida in stato di ebbrezza sull’autostrada, si trasforma in una denuncia contro la corruzione e la brutalità delle forze dell’ordine. Il brano avanza con passo lento e minaccioso, arricchito da un riffone cattivissimo e da un Serj Tankian che di certo non le manda a dire: Fuck you, pig!/Put your hands up, get out of the car.

ROULETTE

2002, da “Steal This Album!”

I System Of A Down che non ti aspetti per una canzone d’amore tenera e malinconica, da sempre apprezzatissima dai fan. La chitarra acustica, il mellotron, le voci di Serj Tankian e Daron Malakian…questa ballad sciolse i cuori di tutti gli adolescenti dell’era nu metal.

RADIO/VIDEO

2005, da “Mezmerize”

L’accoppiata di album “Mezmerize” e “Hypnotize”, oltre a segnare l’inizio del dominio creativo del chitarrista Daron Malakian, rappresentò un bel salto nel buio per i System Of A Down. Non tutti si innamorarono del taglio più melodico e leggero del nuovo corso, nonostante l’indubbio sforzo per mantenere altissimi i livelli di originalità. Le chitarre in levare e le atmosfere balcaniche che contraddistinguono “Radio/Video” rappresenta un ottimo esempio della svolta di metà anni 2000: uno sgangherato ma irresistibile crossover tra heavy metal, polka e folk gitano.

LOST IN HOLLYWOOD

2005, da “Mezmerize”

Con Daron Malakian nella veste di voce principale, i System Of A Down realizzano un impietoso ma commovente ritratto di Hollywood. I protagonisti del brano sono i poveri sfortunati che, sognando una carriera di successo nel mondo dello spettacolo, finiscono per farsi disorientare e illudere dalle accecanti luci della ribalta. Una triste sorte: imboccare il viale del tramonto senza aver mai neanche sfiorato la fama. You should’ve never trusted Hollywood.

HYPNOTIZE

2005, da “Hypnotize”

La manipolazione mediatica come strumento per distrarre e rammollire un’intera nazione. Sono gli innumerevoli rischi della propaganda a passare sotto la lente dei System Of A Down nel singolo apripista del loro album più recente. Temi destinati a non invecchiare mai, purtroppo: chi potrebbe mai essere tanto superficiale da credere che i ragazzi di piazza Tienanmen andarono a protestare solo per seguire qualche stupida moda passeggera? Forse chi, rintronato da fiumi di notizie false o parziali, decide di infischiarsene di tutto e tutti e “restarsene seduto in auto”, ad aspettare la ragazza che scende di casa.

HOLY MOUNTAINS

2005, da “Hypnotize”

I System Of A Down rendono omaggio alle vittime del terribile genocidio armeno dedicando loro un brano incredibilmente epico e sofferto. Gli spiriti del milione e mezzo di morti tornano alle pendici dell’Ararat, la montagna sacra richiamata nel titolo, per riposare e ottenere la libertà negatagli in vita. Nessuna stima per gli ottomani e i loro discendenti turchi che, senza vergogna, continuano a negare l’esistenza di una delle peggiori tragedie dello scorso secolo. Per Serj Tankian, non sono altro che “bugiardi, assassini e demoni” (Liar! Killer! Demon!).

 

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