OGGI “REPEATER” DEI FUGAZI COMPIE 30 ANNI

 
19 Aprile 2020
 

Ci sarebbero mille modi per cominciare a parlare di “Repeater”, l’album dei Fugazi che oggi compie trent’anni. Iniziamo con una frase di Ortega Y Gasset, che adornava le copie del disco (o meglio della cassetta versione americana): “Rivoluzione non è ribellarsi contro l’ordine pre – costituito, ma creare un nuovo ordine che contraddica quello tradizionale”. Ian MacKaye, Guy Picciotto, Joe Lally e Brendan Canty in realtà erano in tour e non sapevano nulla dell’arguta citazione, inserita su iniziativa dell’artista e designer Kurt Sayenga che cercava di descrivere così la furiosa etica di un gruppo che ha fatto dell’indipendenza la propria bandiera.

Erano ribelli per spirito e necessità i Fugazi, visto che a Washington DC in quel periodo se volevi un’opportunità musicale dovevi creartela da solo. L’avevano già fatto, con un’etichetta come la Dischord e l’agguerrito manipolo di band pubblicate e supportate, avrebbero continuato a farlo anche negli anni seguenti. Insoddisfatti del primo omonimo EP e soprattutto di “Margin Walker” (registrato alla fine di un massacrante tour europeo) i Fugazi avevano deciso di impiegare più tempo per creare “Repeater”, prendendo spunto dai Public Enemy e dalla violenza che infestava le strade della Washington di fine anni ottanta.

Il primo album in cui erano due le chitarre: la Rickenbacker di Guy Picciotto e la Gibson di Ian MacKaye, macchine sonore dal potente feedback in una nervosa contrapposizione. Un suono spesso distorto e addirittura stridente come all’inizio della title track, ottenuto manipolando la Rickenbacker come fosse un’arpa. Ted Niceley ha rivelato di recente, in un’intervista concessa insieme ai Fugazi a Andrea Pomini e uscita su “Rumore” di aprile, che quell’acuto stridore aveva un nome: “l’artiglio gigante” in onore del verso del gigantesco volatile protagonista di “The Giant Claw” / Il Mostro Dei Cieli”, film fanta-horror del 1957 girato da Fred F. Sears.

Strumenti che correvano veloci sulla via maestra tracciata dalla vibrante, rodata sezione ritmica formata da Canty e Lally. Brani relativamente nuovi, che non erano stati suonati molte volte dal vivo e che gli stessi Fugazi non conoscevano fino in fondo, prendevano vita in trentacinque minuti sempre rabbiosi, potenti ma più strutturati.

La parte musicale è nata prima dei testi, che si scagliavano contro consumismo e capitalismo (“Merchandise, it keeps us in line, and common sense says it’s by design”) avidità, razzismo (“We are all bigots so filled with hatred, we release our poison like styrofoam!”) con l’intensità di “Blueprint”, “Two Beats Off” e il pugno nello stomaco di “Shut The Door”. “Repeater” è un disco impaziente, invita ancora oggi a non chiudere gli occhi e a non farsi fregare.

Data di pubblicazione: 19 aprile 1990
Registrato: luglio – settembre 1989 – Inner Ear Studios, Arlington (Virginia)
Tracce: 11
Lunghezza: 35:01
Etichetta: Dischord
Produttori: Don Zientara, Ted Niceley, Fugazi

Tracklist

1. Turnover
2. Repeater
3. Brendan #1
4. Merchandise
5. Blueprint
6. Sieve-Fisted Find
7. Greed
8. Two Beats Off
9. Styrofoam
10. Reprovisional
11. Shut the Door

 

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