THE KILLERS: LA TOP 10 BRANI

 
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21 Aprile 2020
 

di Stefano Bartolotta

Amati, odiati, discussi, questi sono i Killers e sempre lo saranno. Sono passati 16 anni da uno dei debutti più dirompenti di questo secolo, e fin da subito i fan sono stati tanti quanti gli hater, e anche quando il numero dei primi è cresciuto, lo stesso ha fatto quello dei secondi. A Brandon Flowers questo non importa, lui va avanti per la propria strada, e anche se i compagni di band non sempre sono con lui (il Nostro ha dovuto fare due dischi solisti e non sempre dal vivo la formazione dei Killers è quella originale, tutto questo perché gli altri tre a un certo punto hanno voluto prendersela più comoda e Brandon no), lui non si ferma e non si fermerà. Alla vigilia del sesto album in studio, proviamo a fare il punto della situazione su quali siano stati i momenti più rilevanti nella storia di questo progetto, nato come band ma sempre più portato avanti da una forza individuale.

10 – JENNY WAS A FRIEND OF MINE

2004, da “Hot Fuss”

Un giro di basso incisivo, una chitarra sferragliante e la voce dirompente di Brandon. Ecco come si presentavano i Killers a chi iniziava l’ascolto direttamente dal loro disco e si era perso i singoli che lo precedevano. Un biglietto da visita importante, convincente, capace di creare una disposizione mentale accomodante per l’ascoltatore, che, dopo questo inizio, è decisamente portato a mettersi comodo e ascoltare il resto.

9 – TYSON VS DOUGLAS

2017, da “Wonderful Wonderful”

La più grande sorpresa della storia dello sport vissuta da un bambino innamorato del proprio idolo che sembrava imbattibile. La veste musicale è necessariamente semplice e lineare, ma il ritornello è ambizioso e pomposo come piace a Brandon, che, con una melodia impeccabile, un testo significativo e un’ottima performance vocale ci fa capire in modo chiaro che shock sia stato per lui, e sicuramente per milioni di altri come lui, quel ko inaspettato.

8 – THE MAN

2017, da “Wonderful Wonderful”

In un momento difficile per la popolarità della band, dopo che il disco precedente aveva rappresentato il primo, vero, passo falso, e Brandon stesso lo aveva rinnegato, logica avrebbe voluto un singolo di ritorno che desse più sicurezze possibile ai fan. Ma a Brandon non è mai importato molto della logica, e così ecco arrivare questa canzone sfuggente, istrionica, con un groove decisamente insolito e per nulla associabile ai Killers. Un bell’atto di coraggio, comunque giustificato da una qualità capace di rivelarsi pian piano, ascolto dopo ascolto.

7 – A DUSTLAND FAIRYTALE

2008, da “Day & Age”

Anche una canzone come questa, che per metà è praticamente una piano ballad, è al di fuori delle abitudini dei Killers, ma, rispetto alla canzone precedente, è senz’altro più facile immaginare che i fan la possano apprezzare, per via della rotondità melodica, dell’aderenza alla forma canzone tradizionale e per l’aumento di ritmo e intensità che la rende simile, da un certo punto in poi, a ciò che i Killers hanno sempre fatto. Il punto, comunque, è che il brano merita di stare in Top 10 perché la sua melodia è una delle più limpide mai scritte da Brandon, e non si può fare a meno di amarla fin dal primo ascolto.

6 – HUMAN

2008, da “Day & Age”

Dopo i gustosissimi eccessi sonori del precedente “Sam’s Town”, la scelta di affidarsi a un produttore più avvezzo al pop come Stuart Price e di ripresentarsi con un singolo da pista da ballo avrebbe potuto, anche qui, rischiare di lasciare sconcertata la già ampia fanbase. La scelta, invece, si è rivelata vincente, perché qualche malumore tra i fan storici c’è stato sì, ma quasi tutti sono rimasti al fianco della band, e tanti nuovi fan sono arrivati. Questa, quindi, è la canzone che ha messo d’accordo milioni di persone in tutto il mondo sulla qualità dei Killers, e già per questo il porto in Top Ten è garantito. Poi, mettiamoci pure che, effettivamente, è un gran pezzo, con quell’arpeggio assassino, quel ritmo dinamico, e la domanda furbetta che ci pone. “Siamo umani o siamo ballerini?” è una sorta di nonsense capace di generare mille pensieri e discussioni, e intanto Brandon ha ottenuto ciò che voleva, ovvero entrare nel cervello di quanta più gente possibile.

5 – BLING (CONFESSION OF A KING)

2006, da “Sam’s Town”

Questo secondo disco è quello in cui Brandon e i suoi non si pongono limiti ed esagerano con la pomposità del suono e con una composizione che aderisce sì alla forma canzone, ma presenta invariabilmente aggiunte come intro, outro, special, e via così. È un disco da prendere o lasciare, in cui immergersi senza farsi domande o da cui allontanarsi senza indugi se si pensa che il troppo stroppi. Se si entra nel suo spirito, nel suo DNA, è un disco che può entusiasmare come pochi, e questo brano è uno dei suoi momento più trascinanti e capaci di far venire realmente la pelle d’oca a chi si abbandona completamente alla sua luccicante potenza.

4. WHEN YOU WERE YOUNG

2006, da “Sam’s Town”

Non era certo un compito facile per i Killers tornare a farsi sentire dopo un debutto folgorante come il loro, ma anche dopo la sensazione che fossero stati buttati troppo presto sui palchi di tutto il mondo, con la conseguenza che i concerti erano molto meno convincenti. Ci voleva qualcosa di forte, adrenalinico, trascinante, e questa canzone, per fortuna della band, ma anche nostra che ascoltiamo, risponde a tutti questi requisiti e all’epoca ha fatto capire che i Killers erano fatti per durare. Anche qui, solo il ruolo che ha avuto il brano nella storia della band garantisce un posto in classifica, e anche qui è la qualità che le ha fatto avere l’importanza che ha avuto.

3 – ON TOP

2004, da Hot Fuss

Tanto amata ai tempi del debutto, quanto dimenticata negli anni a venire, con la band che macinava singoli su singoli ed era naturale che dalla mente sparisse il ricordo delle perle nascoste. Questa è la giusta occasione per dare a questo gioiello il risalto che merita, con un Brandon che canta in modo commovente, i riferimenti ai Duran Duran sia nel testo che nella parte musicale e quel cielo di velluto che splende su di noi.

2 – SOMEBODY TOLD ME

2004, da Hot Fuss

Per questa canzone, e per la successiva, non dovrebbe esserci bisogno né di parlarne, né di spiegare perché sono le due cose migliori mai fatte dai Killers. Se proprio si deve farlo, comunque, non si possono non sottolineare le perfette dinamiche tra chitarra e tastiera, il modo in cui il groove entra di giustezza nel ritornello, e quell’ambiguità del testo che colpisce nel segno e non si lascia dimenticare.

1 – MR BRIGHTSIDE

2004, da Hot Fuss

E qui? Cosa si può dire qui, mentre si stende il tappeto di ceci e ci si inginocchia sopra per adorare questo capolavoro totale? L’arpeggio iniziale che colpisce subito, la melodia vocale a dir poco micidiale, il ritornello con quell’impennata che non lascia mai indifferenti, ancora adesso dopo 16 anni e non si sa quante centinaia di ascolti, e il testo più coinvolgente ed evocativo di Brandon, un’ode alla gelosia e a come le vicende sentimentali possano scatenare in ognuno di noi le peggiori tempeste di emozioni in assoluto. E quell’”I never” finale, che verrebbe ogni volta da chiedergli “cosa non farai mai, Brandon?” ma poi capisci che è giusto non saperlo.

 

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