OGGI “AROUND THE WORLD IN A DAY” DI PRINCE AND THE REVOLUTION COMPIE 35 ANNI

 
22 Aprile 2020
 

Quale fu effettivamente il rapporto tra Prince e le sostanze stupefacenti? Per anni se n’è discusso, ma nessuno è mai riuscito a trovare risposte esaurienti. L’artista di Minneapolis, almeno ufficialmente, ne condannava l’utilizzo in ogni forma e misura. A smentirlo, tuttavia, vi sono una serie di resoconti piuttosto espliciti delle mega-feste che amava organizzare nell’immensa magione di Paisley Park. Il fatto che poi sia morto per un’overdose di antidolorifici – più precisamente di fentanyl, un oppioide sintetico bello potente – dovrebbe schiarirci le idee una volta per tutte.

Dalla tragica dipartita arrivò l’amara conferma: sì, Prince conosceva abbastanza bene le droghe. Ma in qualche modo non ce l’aveva già confermato lui con il suo settimo album? Le nove tracce dello psichedelico “Around The World In A Day” sono quanto di più allucinogeno sia mai stato prodotto dal geniale polistrumentista statunitense. Non a caso molti, con le dovute proporzioni, considerano questo disco una sorta di “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” rivisto attraverso le lenti del pop anni ’80.

Le somiglianze vere e proprie si limitano però quasi esclusivamente alla copertina, che omaggia in maniera abbastanza palese l’iconico collage del masterpiece lisergico dei Beatles. L’approccio di Prince alla psichedelia non è comunque troppo distante da quello dei Fab Four: “Around The World In A Day” è in gran parte un album leggero, divertente e colorato. Un “Magical Mystery Tour” dalle accese tinte funky e aggiornato all’epoca di MTV.

Il simbolismo dei testi e le stranezze sonore che lo contraddistinguono lo hanno consegnato alla storia come eccentrico successore del trionfale “Purple Rain”, con il quale condivide poco o nulla – a esclusione della prima posizione nella Billboard 200, conquistata miracolosamente senza alcun tipo di promozione. L’appeal commerciale di “Around The World In A Day” è racchiuso tutto nei tre minuti e mezzo della hit “Raspberry Beret”, il singolo apripista consegnato alle radio di tutto il mondo quasi un mese dopo l’uscita dell’opera.

Un capolavoro pop allegro e dal gusto barocco, impreziosito dal magnifico arrangiamento per archi realizzato dalle storiche collaboratrici Wendy Melvoin e Lisa Coleman. Non a caso, si tratta di una canzone famosissima: per tanti amanti della musica di Prince, questa traccia rappresenta l’anima stessa del disco. Insieme alla title track, a “Paisley Park” e alla deliziosissima “Pop Life”, è sicuramente emblematica di quelle atmosfere psichedeliche dalle nuance pastellate cui facevo riferimento prima.

Dopo aver letto una cosa del genere, voi più che giustamente starete pensando: «Nuance pastellate? Ma che cavolo sta dicendo questo idiota?». Fate bene: sfoggiare un vocabolario da perfetto hair stylist per descrivere in poche parole lo spirito di un album complesso e sfaccettato come questo non rende assolutamente giustizia all’encomiabile sforzo creativo compiuto trentacinque anni fa da Prince e dai suoi The Revolution, qui alla loro penultima apparizione.

“Around The World In A Day” sprizza fantasia da ogni solco. Ascoltandolo dall’inizio alla fine vi ritroverete sballottati sulle onde di un trip vivace e variopinto, in cui coesistono in armonia mille sfumature diverse: la commovente dolcezza di una ballatona come “Condition Of The Heart” viene spazzata via dal funk alieno di “Tamborine” e dai toni aspri dell’ultra-politicizzata “America”, mentre i languori soul e gospel di “The Ladder” si sciolgono come neve al sole sotto il cocente blues rock sintetico di “Temptation”.

Quest’ultimo brano, con i suoi quasi nove minuti di durata, si sviluppa come fosse una mini-suite incentrata sulla vita di un uomo perennemente arrapato – Prince, naturalmente – che, alla fine della sua esistenza, viene condannato da un criptica entità superiore per non aver compreso che “l’amore è più importante del sesso”. Una prima avvisaglia di un futuro da bacchettone e seguace dei Testimoni di Geova? Può darsi.

A me piace ricordarne le battute conclusive, triste presagio della prematura morte di questo gigante del pop: I have to go now/I don’t know when I’ll return/Goodbye. “Around The World In A Day” è stato pubblicato il 22 aprile 1985; Prince è morto il 21 aprile 2016, alla viglia del trentunesimo compleanno di questo lavoro. Solo una coincidenza? Io non credo. Magari Roberto Giacobbo ci scriverà un libro sopra.

Prince and the Revolution – “Around The World In A Day”
Data di pubblicazione: 22 aprile 1985
Tracce: 9
Lunghezza: 42:33
Etichetta: Paisley Park/Warner Bros.
Produttore: Prince

Tracklist:
1. Around The World In A Day
2. Paisley Park
3. Condition Of The Heart
4. Raspberry Beret
5. Tamborine
6. America
7. Pop Life
8. The Ladder
9. Temptation

 

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