OGGI “SEVENTEEN SECONDS” DEI CURE COMPIE 40 ANNI

 
22 Aprile 2020
 

Con la Thatcher ormai insediata al potere ed il Partito Conservatore desideroso di smantellare lo stato sociale britannico, con l’energia dirompente ed esplosiva del punk ormai alle spalle, la scena musicale del paese era avvolta da una cupa e minacciosa apatia.

Introdotto da una copertina sfocata e glaciale, “Seventeen Seconds” rappresenta il benvenuto che i Cure danno agli anni Ottanta; le sue armonie sono oscure e malinconiche, prendono il via dalle sonorità soffocanti del post-punk, per ritrovarsi in un mondo di suoni minimali e suggestivi; suoni desolanti, ma, allo stesso tempo, ricchi di passaggi emozionanti e ballabili, grazie soprattutto alle profonde linee di basso di Simon Gallup che si mescolano alle atmosfere seducenti e decadenti dei synth e delle tastiere.

L’album contiene momenti diversi: si passa dagli strumentali evocativi, come “A Reflection” o la breve “The Final Sound”, a tracce che ammiccano alle sonorità più morbide della new wave, come “Play For Today” o “M”. “Seventeen Seconds” risuona nelle lande tenebrose del nostro inconscio, è un album “ballabile” al buio, quando il tempo svanisce, quando lo spazio collassa e la voce di Robert Smith annega e si allontana sempre più verso l’ignoto, mentre qualcosa di innaturale, estraneo e spettrale si insinua tra i nostri stessi pensieri. La musica dei Cure rispecchia questo senso di smarrimento e si fa, di conseguenza, sempre più scarna, perché il suo scopo è quello di rappresentare, melodicamente, il senso di perdizione degli esseri umani dinanzi al Nulla. Ogni nostra domanda, ogni nostro interrogativo, ogni nostra supposizione cade, irrimediabilmente, nel vuoto, che diventa, sempre più, il varco verso l’unica via d’uscita possibile: la follia.

È la storia di una caduta, nella quale lo sconforto e la psicosi assumono una consistenza materiale; ciò rende “Seventeen Seconds” un disco uniforme e deciso a seguire la propria strada, perché, in fondo, non è importante fare ciò che viene ritenuto giusto o utile, ma ciò che sentiamo di dover fare. Gli altri potrebbero ricordarci che stiamo sbagliando, ma che importanza ha ciò che dicono? Questa passione fa sì che, nonostante questo lavoro sia considerato un album freddo e distaccato, ascoltandolo più volte, ti rendi conto di quanto riesca a riscaldare il tuo cuore. Segui i tuoi occhi, dunque, è l’esortazione che ci viene ripetuta nella vibrante “A Forest”, l’apice musicale del disco, il seme da cui sboccerà il futuro della band; ed è esattamente ciò che facciamo, la cercheremo tra gli alberi, nel buio più profondo della foresta; non importa se la troveremo; non importa, in fondo, se lei c’è davvero, ma sentiamo il bisogno di farlo: “ancora e ancora e ancora e ancora.

Pubblicazione: 22 aprile 1980
Durata: 35:36
Dischi: 1
Tracce: 10
Genere: Post-punk, Gothic-rock, New-wave
Etichetta: Fiction Records
Produttore: Robert Smith & Mike Hedges
Registrazione: 1979 – 1980

1.A Reflection– 2:12
2.Play for Today – 3:40
3.Secrets – 3:20
4.In Your House – 4:07
5.Three – 2:36
6.The Final Sound– 0:52
7.A Forest – 5:55
8.M – 3:04
9.At Night – 5:54
10.Seventeen Seconds – 4:00

 

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