SPARKS
A Steady Drip, Drip, Drip

[BMG - 2020]
7
 
Genere: Art pop, synth pop
 
22 Maggio 2020
 

Il 2020 doveva essere un anno impegnato per gli Sparks: nuovo album, l’uscita del musical “Annette” realizzato in collaborazione con Leos Carax, il documentario girato da Edgar Wright quasi completato. Cause di pandemica forza maggiore li hanno costretti a rimandare molti dei loro progetti ma non l’arrivo di “A Steady Drip, Drip, Drip” (disponibile in digitale a metà maggio, in versione fisica a luglio).

Ormai la ragguardevole produzione discografica dei fratelli Mael ha raggiunto le ventiquattro unità senza contare collaborazioni o album dal vivo, ma la creatività di Ron & Russel non ne ha mai veramente risentito pur con gli inevitabili alti e bassi di una carriera che ha ormai raggiunto il mezzo secolo.

“A Steady Drip, Drip, Drip” mette insieme le mille colorate anime degli Sparks: giocolieri del verso, ammaestratori di rime, sobillatori di note ora gioiosi ora più seri e compunti, ambientalisti con brio nella tripletta di brani finali. Qualche piccola sorpresa (la chitarra acustica di “All That” che s’imbizzarrisce e diventa elettrica) le sei corde “depresse” di “I’m Toast” come le ha definite il baffuto Ron, tirate su dal ritornello orecchiabile.

Continuano a fare a pugni con la modernità i fratelli Mael, dopo “Photoshop” e l’Ikea di “Scandinavian Design” se la prendono bonariamente con l’ “iPhone”. Le tastiere di Ron trascinano, la voce di Russel corre tra falsetto e distorsione. Il precedente “Hippopotamus” era più vario musicalmente (ma arrivava dopo sei anni di pausa) mentre a mancare in “A Steady Drip, Drip, Drip” è il colpo a effetto, lo strike che risolve la partita anche se la teatrale “Stravinsky’s Only Hit” e la drammatica “One For The Ages” si avvicinano allo scopo.

Detto questo, non sono rimaste molte band capaci di raccontare la malinconia di “Pacific Standard Time” o personaggi come i protagonisti di “Self-Effacing” e “Lawnmower” (che sembra uscito da un brano degli Half Man Half Biscuit) facendoli risultare familiari e simpatici nella loro estrema umanità. Gli Sparks ci riescono ancora una volta, divertenti, pungenti e irriverenti ma mai crudeli.

Credit foto: Anna Webber

Tracklist
1. All That
2. I’m Toast
3. Lawnmower
4. Sainthood Is Not In Your Future
5. Pacific Standard Time
6. Stravinsky’s Only Hit
7. Left Out In The Cold
8. Self-Effacing
9. One For The Ages
10. Onomato Pia
11. iPhone
12. The Existential Threat
13. Nothing Travel Faster Than The Speed Of Light
14. Please Don’t Fuck Up My World
 
 

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