“TUTTA LA RIVOLUZIONE SESSUALE DI PORNOMANIA”: NE PARLIAMO CON MIGLIO

 
29 Maggio 2020
 

Da mercoledì scorso (giorno dell’uscita del brano), Miglio sembra aver cementificato ancor di più la credibilità artistica del suo progetto attraverso la potente e sincera provocazione – che in un mondo giusto e civile, nemmeno dovrebbe essere più intesa come tale – di “Pornomania”, il suo nuovo singolo per Matilde Dischi: con coraggio, la cantautrice lombarda pare aver fatto intorno a sé piazza pulita dei residui di moralismo e perbenismo, spesso nascosti e ben arroccati – in più o meno piccole quantità – nei giudizi di tutti noi, ribelli da cortile. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei sul brano, sulla sua vita e sulla necessità di una nuova rivoluzione sessuale:

Partiamo subito col botto, perché un pezzo esplosivo come “Pornomania” merita un incipit all’altezza. Quanto è difficile oggi parlare del corpo – declinato come lo racconti nel tuo brano – e sopratutto, quanto coraggio ci vuole a cantare con tanta sincerità il rapporto col proprio, di corpo?

È un argomento molto ampio e penso che per ognuno sia estremamente soggettivo. Io sono riuscita a parlarne perché molto probabilmente ho un’attitudine a raccontare e a raccontarmi senza utilizzare troppi filtri o barriere e lo faccio in modo diretto, anche in questo caso non sarei riuscita a parlarne in modo diverso. Sicuramente ci vuole coraggio o forse servirebbe solo più naturalezza nel parlare di cose che tendenzialmente accomunano un po’ tutti.

Perché oggi, secondo te, il corpo è ancora visto così tanto come un tabù, in un tempo in cui l’immagine del corpo sembra essere stata definitivamente sdoganata dai social? Insomma, anche nei brani di tanti artisti emergenti si parla di sesso – e spesso anche in termini ben più concreti e meno “poeticamente” efficaci di quanto tu abbia fatto in “Pornomania” – ma poche volte ci si concentra sul valore dell’erotismo e dell’urgenza di essere e sentirci erotici per scoprirci davvero liberi, come ne hanno cantato invece – a mio parere – altre tue colleghe come Margherita Vicario e La Rappresentante di Lista…

Forse perché viviamo in un epoca che è certamente quella delle connessioni e del mondo  digitale ma esiste anche un’altra parte di realtà legata ancora a visioni tradizionali. La tematica sessuale esplicita è ancora un tabù per alcune persone. Credo si tratti di un fattore di  educazione e di abitudine a certi stereotipi, parlo anche di stereotipi di linguaggio.

Nel pieno della grande stagione del rinnovato dibattito sulla posizione sociale della donna, credi che sia diversa la reazione del pubblico se, a parlare di tali argomenti, sia proprio una donna, e non un uomo?

Purtroppo ti dico di sì e ci tengo a sottolineare il purtroppo.
Tutto si ricollega alla risposta precedente. È un fattore di educazione e tradizioni a cui si è ancora ancorati. Per alcuni, è scontato che a parlare di sesso in maniera esplicita siano solo gli uomini. Vorrei tanto non si facesse una distinzione di genere, ma purtroppo il dislivello è visibile: se una donna parla di sesso liberamente, se si esprime in maniera erotica e sensuale è 100 volte più esposta e a rischio rispetto ad un uomo. Quando parlo di rischio, faccio riferimento a una serie di attenzioni poco carine e non desiderate da parte di un certo pubblico, basta andare a leggere alcuni commenti su YouTube o nel direct personale di qualunque donna che voglia esporsi in questo modo.

Cosa vuol dire oggi, per te, pubblicare un brano come “Pornomania”? Nascosto tra le pieghe del brano, mi pare di percepire l’urlo liberatorio di chi ha aperto finalmente la gabbia, dando fiato all’urlo di un’intera generazione cresciuta nel segno di un corpo artefatto, spesso contraffatto dall’immaginario collettivo.

Per me ha svariati significati. Forse il primo – e anche quello più importante – è quello di aver scritto questo brano parlando delle mie emozioni, anche di quelle più carnali ed erotiche, nel modo più libero possibile e in seguito di averla pubblicata sempre con la stessa libertà. Questo mi permette di vivere la musica e l’arte nel suo modo più autentico, e c’è totalmente la mia vita in questo brano.
Ho parlato dei miei e dei suoi orgasmi così come veramente li abbiamo vissuti.

Sei una lombarda trapiantata a Bologna che, tante volte, dalle sue dirette streaming ha ricordato l’importanza di continuare a fare musica pur senza dimenticarci del dolore che ci circonda. Quanto ha influito questo stop sul tuo modo di intendere la musica, e quanto, nel concreto, ha modificato la tua vita di ogni giorno?

Ho sempre vissuto la musica come una compagnia imprescindibile e salvifica, questo periodo che abbiamo vissuto ha solo confermato questa visione. Ho sempre goduto della musica anche in solitudine e questo stop mi ha permesso di avere ancora più tempo per farlo.
La mia vita di ogni giorno si è modificata a causa della limitazione. Vivo a Bologna ma sono mesi che non vedo la mia famiglia, mia nipote.

Credi che la trasformazione necessaria e d’urgenza della fruizione live – che sembra destinata a tenerci lontani dai palchi fisici ancora per lungo tempo – porterà il pubblico a sensibilizzarsi sulla precarietà del mondo dello spettacolo e sulla necessità di tornare ad essere pubblico, ripopolando soprattutto i piccoli locali e i festival indipendenti? Perché, diciamocelo, anche prima del Covid i live club impegnati nella proposta di musica emergente non vivevano una situazione rosea, a livello di partecipazione.

Mi piacerebbe fosse così e voglio sperare che tutto questo possa smuovere certe realtà, me lo auguro.

Oggi sembra sempre più importante, per portare su di sé l’orecchio del pubblico, entrar a far parte di playlist editoriali, come se essere in o out possa determinare e decretare la qualità artistica e la potenzialità di un brano. Ecco, quanto credi sia pericoloso tutto ciò? Non si rischia, in questo modo, di responsabilizzare l’ascoltatore, legando l’asino dove vuole il padrone? A volte, mi sembra che le cose più belle siano quelle rimangono nascoste dalla livella della visibilità…

Questo è un altro argomento molto particolare. La risposta sta già nella tua domanda. Oggi c’è una dipendenza da numeri che è impressionante. La tendenza a fare cose che possano rientrare in un certo tipo di target è indubbia ma forse è anche un meccanismo che funziona sul momento ma dura poco. Credo sia bello riuscire a fare cose che possano rimanere nel tempo e durare davvero.

Chiudiamo con le domande più rilassanti, per scaricare l’affaticamento emotivo e concettuale delle precedenti: tre artiste che hanno segnato i tuoi ascolti, e tre artiste che non conosciamo – o che il mercato ancora conosce poco – e che dovremmo scoprire.

Nada, Patty Pravo, Carmen Consoli.
Tre artiste nuove: Cristallo, Giulia Pratelli, Galea.

Un disco alla cui genesi avresti voluto assistere, e una canzone che ti ha fatto dire “Ach! Avrei voluto/potuto scriverla io!”.

Assolutamente “Grace” di Jeff Buckley e “Il cielo in una stanza” di Gino Paoli.

 Se potessi prendere tutto e partire ora, verso una meta qualsiasi e con chiunque tu volessi, dove andresti e con chi?

Andrei a Napoli con la persona che ha ispirato “Pornomania”.

Te la senti, alla fine di tutto questo intellettualissimo simposio, di lanciare un messaggio a chiunque è arrivato a leggere fin qui? Scegli tu in merito a cosa: spazio libero e carta bianca; direi che di tematiche papabili ne abbiamo enucleate abbastanza.

Siccome di grandi consigli non ne so dare, opto per quello più universalmente condiviso: fate l’amore.

 

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