OGGI “RITES OF SPRING” DEI “RITES OF SPRING” COMPIE 35 ANNI

 
1 Giugno 2020
 

Leggenda metropolitana vuole che i Rites Of Spring abbiano fatto una dozzina di concerti, eppure è innegabile l’impatto che hanno avuto sulla florida scena musicale della Washington DC di fine e metà anni ottanta (e non solo). Guy Picciotto a voce e chitarra, Mike Fellows al basso, Brendan Canty alla batteria, Eddie Janney all’altra chitarra: non ancora veterani ma musicisti già esperti che suonavano nei club cittadini fin dal 1984.

Esibizioni caotiche (alcune si trovano oggi su Youtube) vivaci, cariche emotivamente ma in modo completamente diverso dai tanti concerti hardcore dei mesi e anni precedenti, che col tempo erano diventati più violenti e sempre meno inclusivi. L’arrivo improvviso dei Rites Of Spring ha cambiato le cose, sparigliato le carte, reso possibile un’altra via al punk e propiziato la nascita di un gran numero di band prima e dopo la Revolution Summer del 1985, florido periodo di confronto e discussione.

“Rites Of Spring” a detta di chi c’era e ha vissuto quel periodo è stata la colonna sonora del passaggio di consegne tra mentalità e stili, convincendo molti (Ian MacKaye su tutti) a creare musica diversa. Proprio MacKaye ha prodotto l’album, insieme al chitarrista Michael Hampton. Trentasette minuti che sono un’onesta fotografia di quello che i Rites Of Spring erano. Suono corposo, ovviamente più pulito che dal vivo ma comunque frenetico. Urgente. Esplosivo.

Due chitarre, come avevano fatto i The Faith e i Minor Threat per un breve periodo, dodici brani registrati in appena un paio di giorni. La voce di Guy Picciotto già dinamica e graffiante, la batteria di Brendan Canty vivacissima e muscolare, basso melodico e trascinante un po’ dovunque (orecchio a “Deeper Than Inside”, “Hain’s Point” e “All There Is” please).

Si è discusso a lungo sul fatto che i Rites Of Spring siano stati la prima band emo, etichetta e paternità che hanno sempre nettamente rifiutato. Probabile invece che l’onestà emotiva, l’autenticità di brani come “For Want Of”, “Nudes” e soprattutto “Drink Deep” (giusto per citarne due o tre) abbia fatto capire a tanti venuti dopo che era possibile declinare le emozioni in musica senza vergogna.

Sono durati poco più di due anni i Rites Of Spring, prima di cambiare nome e stile passando per i One Last Wish e trasformandosi negli Happy Go Licky, ma hanno lasciato il segno. Piciotto e Canty avrebbero presto ritrovato Ian MacKaye nella prima incarnazione dei Fugazi

Data di pubblicazione: 1 giugno 1985
Registrato: febbraio 1985
Tracce: 12
Lunghezza: 37:32
Etichetta: Dischord
Produttori: Ian MacKaye, Michael Hampton

1. Spring
2. Deeper Than Inside
3. For Want Of
4. Hain’s Point
5. All There Is
6. Drink Deep
7. Theme
8. By Design
9. Remainder
10. Persistent Vision
11. Nudes
12. End On End

 

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