OGGI “ALONE WITH EVERYBODY” DI RICHARD ASHCROFT COMPIE 20 ANNI

 
26 Giugno 2020
 

26 giugno 2000.
Una data che richiama subito l’inizio della prima estate del millennio.
Richard Ashcroft annuncia lo scioglimento dei Verve proprio allo scadere del XX secolo, nel 1999, quando la band era all’apice in seguito al successo della pietra miliare della musica moderna, diciamo pop in generale, “Urban Hymns”.

Subito dopo lo scioglimento dei Verve, il frontman Richard pubblica il suo primo, e indubbiamente attesissimo, album da solista: “Alone With Everybody”, titolo “preso in prestito” da una poesia di Charles Bukowski.
Richard Ashcroft lo abbiamo sempre conosciuto come un ragazzo un po’ maledetto e strafottente, e questo suo modo di essere e di porsi si declinava nella musica dei Verve, conferendole un certo stile e una certa consistenza palpabile. In “Alone With Everybody” troviamo invece un Richard Ashcroft sorprendentemente positivo, romantico, responsabile persino, ottimista, pacato, maturo e quasi intimista. Questo mutamento a un ascoltatore medio dei Verve potrebbe sorprendere e risultare quasi inspiegabile, tuttavia, come spesso accade quando si guarda alla vita altrui con intermittenza, si tratta di un cambiamento assolutamente comprensibile. Infatti “Alone With Everybody viene scritto e registrato in concomitanza con la nascita del primogenito di Richard, il piccolo Sonny Ashcroft. Il disco stesso è un tributo alla nascita del figlio, sull’album è anche riportata esplicitamente la dedica “This album is dedicated to Kate and Sonny. With love forever”.
Dunque c’è tanto amore dentro “Alone With Everybody”, per Sonny e per la moglie Kate Radley (ex tastierista degli Spiritualized soffiata al leader degli Spiritualized e futura manager di Richard Ashcroft).

Il primo disco da solista del leader dei Verve è un po’ l’affacciarsi di una star inglese al mondo americano, difatti ricorda un po’ i primi Rolling Stones “d’America”. In “Alone With Everybody” c’è meno pessimismo che nei dischi dei Verve, molto più amore e confidenzialità, anche per i motivi che abbiamo sopra discusso. Il fatto che Richard Ashcroft fosse così preso dalla sua nuova vita serafica in famiglia era così palese che arrivò il momento in cui fu costretto a dichiarare “Kate non è Yoko Ono”, anche se un po’ sembrava… perfino all’interno del libretto del disco ci sono praticamente solo fotografie di famiglia con tanto di cane e quadretti idilliaci.

Richard Ashcroft a inizio 2000 non è più quello degli anni ’90, lo abbiamo capito, è più maturo e rilassato, appagato forse. Il suo primo disco solista è dunque un album diverso da quello che ci si poteva aspettare, ma sicuramente è rappresentante di un’epoca. Così come il lavoro dei Verve rappresentava esattamente il periodo storico e artistico subito precedente. Il tempismo non è mai mancato a Richard Ashcroft, è uno di quegli uomini che da soli e senza sforzo diventano simbolo, con il loro aspetto e con e loro azioni, di una frangia importante di persone, di uomini e di donne che vivono e condividono la propria vita in una determinata epoca.

Certo, alla fin fine, riascoltandolo adesso, il disco non è particolarmente ispirato, le chitarre distorte che ripetutamente ingrassano il sound suonano un po’ datate. I brani sono tutti lunghi, solo “Slow Was My Heart” non raggiunge i 4 minuti di durata, e questo fa pensare sì a una certa introspezione, ma anche a un certo tergiversare.
La traccia meglio riuscita è forse “You On My Mind In My Sleep”, ballata dolce e profonda dedicata alla moglie Kate. Lopening track “A Song For The Lovers”, che doveva già far capire la sua vocazione di apripista-dichiarazione d’intenti dell’opera, è un brano che è rimasto un classico del repertorio pop british. Mi dispiace, ci ho provato per tutto il tempo durante la stesura di questo articolo, ma non riesco proprio a definirlo britpop, “quella cosa lì” non esiste più nel 2000, i Verve e Richard stesso la custodiscono cristallizzata nelle loro chitarre e nelle loro voci, ogni tanto ti sembra di… ma non è così, è ormai andata per sempre.

Insomma, “Alone With Everybody” è un disco da ricordare perché è un pezzo di storia della musica, un capitolo importante anche se non eccelso. Riascoltarlo oggi può sicuramente risultare piacevole e il ricordo che ci lascia è prezioso. Un documento sonoro di una lontana estate di inizio millennio che ci catapulta per un’ora nella nuova vita serena e beata dell’anti-eroe britannico per eccellenza degli anni ’90.

Data di pubblicazione: 26 giugno 2000
Tracce: 11
Durata: 59:45
Etichetta: Hut Records
Produttori: Chris Potter, Richard Ashcroft

1. A Song for the Lovers – 5:26
2. I Get My Beat– 6:02
3. Brave New World – 5:59
4. New York – 5:30
5. You on My Mind in My Sleep – 5:06
6. Crazy World – 4:57
7. On a Beach – 5:09
8. Money to Burn – 6:15
9. Slow Was My Heart – 3:44
10. C’mon People (We’re Making It Now) – 5:03
11. Everybody – 6:34

Bonus Tracks edizione giapponese
12. Leave Me High – 5:22
13. XXYY – 4:24

Le due bonus tracks erano state originariamente pubblicate come b-sides del singolo Money to Burn.

 

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