ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì #1

 
5 Luglio 2020
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti“, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

TOP

FRAH QUINTALE
Amarena

Frah Quintale è tornato. Era già tornato una settimana fa, in realtà, con il suo nuovo album tutto blu (cromaticamente, vista la cover, ed emotivamente) “Banzai”, dal quale venerdì scorso ha estratto il suo nuovo singolo “Amarena”; nulla da dire: pieno stile Quintale, canzone estiva senza essere frivola, con una produzione efficace e scanzonata un po’ come Frah, che quando scherza lo fa sul serio. Insomma, il risultato è un brano fresco, con un ottimo inciso che non ha bisogno di ritmi latini per far muovere gambe e basso ventre attraverso una scrittura intelligente, fatta d’incastri ritmici efficaci, potenti e ben congegnati, capaci da soli di tenere in piedi l’impalcatura del singolo. Più Frah, meno quintalate di banalità estive senza spina dorsale.

CARL BRAVE
Fratellì

Carl Brave è proprio un bravo ragazzo. Diciamocelo, e speriamo che lui non se la prenda a male per questa cattiva pubblicità che gli stiamo facendo; ma dopotutto, siamo al crepuscolo dei rapper tutta rabbia e denti d’oro, e Achille Lauro ha aperto la via al sentimentalismo e alla riscoperta di un sé più intimista che Carl aveva già dimostrato di saper percorrere sin dalle sue prime collaborazioni con Franco126 (altro pupone col cuore di aliante). Insomma, “Fratellì” oscilla a metà tra la hit scanzonata (senza però essere obbligatoriamente reggaeton, nel weekend degli scempi latino-americani) e la paternale accorata, non scade nella retorica del genere ma nemmeno nella pretesa di stupire tutti con fuochi d’artificio che non siano nel repertorio dell’artista romano. Insomma, un buon brano per tutti i fratellini che hanno preso il muro ma vogliono rimettersi in carreggiata.

SAINt JHN
Roses

Si attendono sfilze di querele per il nuovo singolo di Fedez in collaborazione con Dargen D’Amico sulla base del remix realizzato da Imanbek di “Roses”, hit del rapper statunitense SAINt JHN: nel calderone rabbioso del brano finiscono tutti indiscriminatamente, con una forza di scrittura che sa scrollare di dosso a Fedez lo status claustrofobico di “marito della Ferragni” e altri commenti poco carini sulla sua capacità di scrittura. Se Federico si trova dov’è (cioè nell’Olimpo degli imprenditori italiani, oltre che sulla vetta delle classifiche) è perché dotato di un’intelligenza e di un talento fuori dal comune, e capace di fare scelte coraggiose laddove nessuno avrebbe osato. Tipo fare il giudice ad XFactor se parti dalla nomea di rapper tutto fuoco, fino a diventare l’idolo di mamme e bambini su TikTok mostrando il tuo lato meno spettacolarizzato (almeno, un tempo), lontano dalla nostra fame di divismo (e oggi, più che mai in linea con essa). Oppure, mettere tutti in fila in un brano che non fa sconti a nessuno, e che soprattutto fa nomi e cognomi ben precisi.

FLOP

AIELLO
Vienimi (A Ballare)

Devo dire la verità, quando ho ascoltato per la prima volta il nuovo singolo di Aiello mi sono tranquillizzato. Ero in pena, e non poco: le partite – quelle importanti, da finale di Coppa dei Campioni – hai paura di perderle quando ti avvicini al 90esimo, e la vescica – come direbbe il buon Truppi – si fa sentire soprattutto agli ultimi metri della corsa; insomma, una parte di me continuava – ad ogni venerdì di uscite privo di reggaeton e di balli latino-americani di poco gusto – a gioire, a credere davvero che la nostra musica (e soprattutto, il nostro pubblico) potesse riuscire nel fare a meno – per un’estate – di tormentoni e spegnimenti celebrali. Ma in me non smetteva di aleggiare la sensazione di trovarmi al centro di un campo minato e che prima o poi, sul percorso disegnato, qualcosa sarebbe sicuramente andato storto. Bene, venerdì sono imploso inciampando nella mina Aiello, e già il titolo del brano è dinamite pura: “Vienimi (a ballare)” ha staccato la spina al cervello di milioni di italiani, confermando la nostra italianissima passione per brani semplicistici piuttosto che semplici, per canzoni popolane piuttosto che popolari. La differenza sta nelle parole usate, e l’italiano è una lingua pericolosa da maneggiare: il testo è una somma di frasi a scadenza stagionale come lo siamo noi, privi di direzioni che possano spingerci un po’ più in là di quello che il mercato propina, e dopo butta via. Avevamo davvero bisogno di altri “amore portami a bere/tequila, sale e limone”, “prometto che non ti cerco più”, rime fatte combaciare piuttosto che baciate, ritmi reggaeton (per quanto astutamente mascherati di italianissimi riferimenti partenopei) e altri annullamenti celebrali? Forse sì. E allora mi tranquillizzo, perché nell’anno in cui tutto è cambiato, il nostro maccheronico gusto per il trash è rimasto quello di sempre.

p.s. Per la cronaca: di reggaeton ne sono usciti, tra i big, almeno altri tre. Scovateveli da soli, però. Io adesso torno a studiare tuttologia musicale per il prossimo venerdì di lamentele.

 

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