“POSSIAMO CHIAMARLO COME VOGLIAMO MA ALLA FINE TUTTO è POP”: QUATTRO CHIACCHIERE CON ALTROVE SU “BOLLE” E LO SPEZIA IN SERIE A

 
7 Luglio 2020
 

Abbiamo parlato di lui diverse volte. Oggi, che il suo disco è ovunque – segno di un meritato esordio brillante – scambiamo quattro chiacchiere con Altrove, nome di punta de La Clinica Dischi e produttore artistico di diversi progetti della scena, neo-papà di “Bolle”, il suo primo album.

Altrove, cominciamo dalle cose importanti. Sono passati due anni dall’inizio del tuo percorso, quattro singoli all’attivo, diverse date live. Ma tu, in questi due anni, quanto sei cambiato?

In realtà poco, anche se mi racconto il contrario. Sempre stessi ascolti, sempre stessi vestiti. Ecco, le scarpe le cambio perché dopo un po’ la suola si consuma.

Cresci nella provincia ligure, e in controtendenza con il trend milanese o metropolitano, ti stanzi alla Spezia, tua città d’origine. Anche La Clinica Dischi, la tua etichetta discografica, è di stanza nella città del levante ligure. Insomma, ma non è che il baricentro della produzione musicale si sta spostando sul vostro mare?

La verità è che a Milano ci ho vissuto un paio d’anni e mi stringeva troppo il collo, troppa gente che corre sulle scale mobili della metro. Le ispirazioni per il sound vengono sicuramente anche dalla pace che il Golfo dei Poeti ci da.

Due anni fa davi il tuo saluto al pubblico italiano con un brano dal titolo “Meglio stare altrove”. Ti sei mai sentito come quello che davvero voleva stare altrove, e non in questo tempo e mondo musicale?

Diciamo che ho un passato da 70’s boy, meglio non approfondire troppo.

Sei stato anche tra i nomi di punta di Scuola Indie, la playlist editoriale di Spotify, con “Naufragare”, il tuo secondo singolo. Quanto è importante oggi entrare in questi contenitori, secondo te? A volte, viene il dubbio che chi sia dentro abbia voce, ma tante cose belle che esistono fuori dalle playlist passino inosservate…

Sicuramente avere supporto da parte di Spotify ti da una grande mano, questo però non vuol dire avere persone ai concerti. I numeri sono belli, ma la vita reale poi è un’altra cosa.

E oggi, ti trovi a presentarti al mondo con “Bolle”, un disco che sa di leggerezza nell’era dell’incubo post-Covid. Quanto è strano pubblicare ora un album, mentre tanti si tirano indietro davanti alla possibilità?

In realtà ho tenuto questo disco in quarantena per troppo tempo, forse tirarlo fuori ora è un po’ la mia fase tre.

Tra l’altro, “Bolle” è anche il titolo di uno dei brani che ho amato di più tra quelli contenuti nel disco: una canzone che plana, senza mai toccare il suolo ma senza nemmeno perdersi tra le nuvole. Ed è solo voce e pianoforte, senza miracoli di produzione artistica o artifici stroboscopici per colmare lacune che, in “Bolle”, non sembrano esistere. Cosa serve, secondo te, ad una canzone per essere bella, o meglio, per essere giusta?

Con “Bolle” volevo andare un po in controtendenza a me stesso; nelle parti musicali dei miei brani sono sempre stato fin troppo meticoloso, ho provato a costruire intorno a bolle qualcosa di simile agli altri brani ma non funzionava. Alla fine, ho mollato.

Poi, tra i nuovi titoli del disco, “Cenere”, “Patatine al cioccolato” e “Intercity”. Ci dici due parole su ogni brano? Preparacene l’ascolto, a modo tuo!

In “Cenere” racconto la conversazione che porterà poi alla fine di un amore, mentre in “Patatine al cioccolato” racconto i postumi della fine di un amore. Infine, in “Intercity” racconto l’odio verso una persona che hai amato, a questo punto direi dopo la fine di un amore. Insomma si, potevo prenderla meglio, dai.

Se questo è il tuo primo album da solista, non si può dire che sia il primo lavoro che produci, come direttore artistico; oltre ad essere cantautore, sei infatti produttore e firma di diverse uscite per Revubs Dischi e per La Clinica Dischi. A volte non ti prende la paura che il lavoro che fai per altri possa in qualche modo frenare il tuo? Nel senso, mi immagino la creatività in maniera non troppo differente da un albero: prima o poi, si sente l’urgenza di raccogliere i frutti, ma dopo un pò il raccolto si esaurisce, e prima di nuove primavere passano inverni.

Non lo so, arrangiare brani di altri e farne di propri le vedo proprio come due cose diverse. Mentre per scrivere devi partire da qualcosa che non esiste, arrangiare le canzoni di qualcun altro è un po’ come scoprirle piano piano. Mi spiego meglio: è come se il brano esistesse già, il mio lavoro è quello di scavare ed arrivare alla fine.

Cosa ne pensi dei tuoi colleghi di scena? L’It Pop sembra essere un fenomeno musicale in declino, forse anche a causa di troppi estimatori fra i musicisti emergenti, che a volte finiscono con il rendersi emulatori di qualcuno piuttosto che ricercare originalità…

Possiamo chiamarlo come vogliamo ma alla fine è tutto pop, esiste da secoli. E’ difficile inventare qualcosa di nuovo, è più una questione di mode che passano e altre che tornano, la cosa bella è che ogni volta qualcuno aggiunge qualcosa di proprio anche grazie al periodo storico in cui capita.

Domande giocose, preparati. Devi festeggiare l’uscita del tuo disco, i tuoi amici ti portano al karaoke. La canzone che ti vergogneresti a cantare in pubblico da sobrio, ma che da ubriaco ti riesce benissimo e non vedresti l’ora di far sentire a tutti.

Le mie sbronze sono un pò particolari, capita a volte che mi senta anche un buon Freddie Mercury. Menomale che passano.

Essendo un tuo estimatore (anche sui social) so che sei un grande esperto di carbonara, oltre che un ammiratore di Calcutta. Ecco, ma se fossi costretto a scegliere, preferiresti vivere in un mondo senza carbonara ma con Calcutta o il contrario? Attento, la domanda è più delicata di quello che sembra…

Scelgo Calcutta perché se non esistesse la carbonara la inventerei io e farei i miliardi, faccio veramente una carbonara da paura.

Il sogno di Altrove, quello che non si realizza se lo dici ma che Altrove sa di poter confidare in anteprima ad Indie For Bunnies, perché sappiamo tenere un segreto e di certo non lo pubblicheremo in quest’intervista?

Altrove allo Stadio Alberto Picco 2021, e la domenica Aquile (nome informale dello Spezia Calcio, ndr) in serie A.

Dedica il disco a chi vuoi, e salutaci a modo tuo.

Dedico il disco a tutta Pietralba, e vi mando un mega abbraccio.

 

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