PAUL WELLER
On Sunset

[Polydor / Universal – 2020]
7.5
 
Genere: Soul, rock
 
10 Luglio 2020
 

Paul Weller ha vissuto una sorta di seconda o terza giovinezza negli ultimi dieci / quindici anni, impegnato come non mai a far dischi con una libertà che forse mai gli era stata concessa (neppure ai tempi di The Jam e The Style Council). Non una vera e propria rivincita, il successo ha continuato a sorridergli grazie ad album come “Stanley Road” e “Illumination” tra metà anni novanta e inizio millennio, ma una continua rinascita.

Riscossa partita con la tripletta “22 Dreams” – “Wake Up The Nation” – “Sonik Kicks” capace di far conoscere The Modfather a un nuovo pubblico e di risvegliare l’interesse dei tanti aficionados che attendono ogni uscita con spasmodica curiosità. Weller non si è praticamente mai fermato, continuando a suonare e incidere con regolarità. Questo strano 2020 che l’ha visto restare orfano di tour e praticamente “disoccupato per la prima volta in 43 anni” (parole sue) regala l’uscita dell’album solista numero quindici.

“On Sunset” è ambizioso, sperimentale nel sound e negli arrangiamenti pur senza rinnegare l’anima soul – rock per cui Weller è noto. Ha sempre avuto fame di novità il Modfather, voglia di spingere voce e chitarra in territori pericolosi. Lo fa anche questa volta cercando la contaminazione dove può, senza forzature. Qualche dubbio in realtà l’ha avuto prima di pubblicare un disco di sessanta minuti e passa in un’epoca di scarsa pazienza e attenzione. Incertezze superate in fretta.

Iniziare le danze con l’R&B distorto, cangiante, spruzzato di elettronica di “Mirrorball” è un atto di coraggio che ricorda le evoluzioni di “In Another Room” stranissimo EP di musique concrète che Weller ha pubblicato a gennaio per Ghost Box Records. Il ritmo diventa incalzante, avvolgente in “More”con tanto di sfiziosa coda strumentale.

L’astro nascente Col3trane è ospite d’onore in “Earth Beat”: un duetto in bilico tra neo soul e rap con tocchi orchestrali (già presenti nella title track) e un crescendo gradevole. Nota di merito per la divertente “Equanimity” con Jim Lea degli Slade al violino, per “Ploughman”, “Rockets” e “I’ll Think Of Something” in cui la calda ugola del Nostro dà il meglio.

Le sperimentazioni welleriane (vedi “4th Dimension”) riescono meglio di quelle di tanti altri artisti della sua generazione e per i più nostalgici ci sono sempre brani “classici” come “Baptiste”, l’energica “Old Father Thyme” e la dolce “Village” con l’ex Style Council Mick Talbot alle tastiere. Qualche avventura ma nessuna rivoluzione per un album ottimista con infinite anime e un unico cuore, ovviamente a forma di Union Jack.

Credit foto: Nicole Nodland

Tracklist
1. Mirrorball
2. Baptiste
3. Old Father Tyme
4. Village
5. More
6. On Sunset
7. Equanimity
8. Walkin’
9. Earth Beat
10. Rockets
11. 4th Dimension
12. Ploughman
13. I’ll Think Of Something
14. On Sunset (Orchestral Mix)
15. Baptiste (Instrumental)
 
 

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