TIMORIA: LA TOP 10 BRANI

 
13 Luglio 2020
 

I Timoria sono stati fra i gruppi rock italiani più rilevanti e significativi, con un percorso artistico che toccò il proprio apice negli anni ’90. Almeno due sono i capolavori riconosciuti dalla band che faceva capo a Omar Pedrini: “Viaggio senza vento” e “2020 SpeedBall”, mirabili esempi di come fosse possibile coniugare un’anima rock e sperimentale con parole evocative e cariche di suggestioni poetiche, letterarie, sociali. Una svolta all’interno dell’ensemble avvenne con l’uscita del cantante Francesco Renga, assai dotato vocalmente, ma i Timoria seppero compattarsi attorno al suo leader, pubblicando col passaggio al nuovo millennio altri tre dignitosi album. Tempo di ricordi e recuperi, visto che, dopo la riuscita riproposizione del concept “Viaggio senza vento”, in occasione del venticinquesimo compleanno occorso nel 2018, è uscita il 3 luglio una succosa ristampa di “2020 SpeedBall”, anche in questo caso a distanza di venticinque anni dalla prima volta. Ci pareva giusto quindi omaggiare l’epopea di questo gruppo capace di pubblicare nove album in dodici anni, segno di una vitalità e di un’ispirazione che hanno viaggiato spesso e volentieri di pari passo.

Scegliere dieci canzoni rappresentative della loro carriera non è assolutamente facile: come criterio adotterò quello di citarne almeno una per ogni album, per mostrare i segni delle loro evoluzioni e il tratto distintivo dell’eterogeneità.

10 – DESERTO

1999, da “1999”

A questo brano cadenzato e riflessivo, spetta l’onere di inaugurare il “dopo-Renga” e i Timoria dimostrano di non voler concedersi paragoni con il passato. Un po’ a sorpresa, forse per “proteggere” un po’ il neo-arrivato Sasha Torrisi (entrato ufficialmente in organico al pari del percussionista Pippo Ummarino), la voce portante affidata al pezzo è quella bassa e profonda del bassista Illorca (che già in passato si era concesso felici incursioni dietro il microfono, oltre che in fase di scrittura). La voce di Sasha comunque fa presto capolino nel bridge che subito muta in ritornello, aprendosi in volo. Prova superata e canzone che per il sottoscritto ha sempre significato molto.

9 – SENZA FAR RUMORE

1995, da “2020 SpeedBall”

Uno dei pochi momenti di tregua in un disco oltremodo urgente, viscerale e carico di potenza emotiva quale “2020 SpeedBall”. In “Senza far rumore”, ballad archetipica del gruppo, emergono tutte le innegabili doti di Renga, che con quella voce e quel carisma non poteva certo lasciare indifferenti gli ascoltatori.

8 – SACRIFICIO

1992, da “Storie per vivere”

Più che la quasi eponima “Storie per sopravvivere”, paradigmatica e sgorgante melodia cristallina, è questa “Sacrificio”, lirica e intensa, che meglio a mio avviso è esemplificativa dei passi in avanti svolti dai Timoria nella ricerca di un linguaggio e di un sound sempre più personali, che si svilupperanno appieno con l’album successivo.

7 – GENOVA

1999, da “1999”

Struggente ode al capoluogo ligure, che riecheggia in immagini vivide e suggestive. Un brano interpretato magnificamente.

6 – VOLA PIANO

1997, da “Eta Beta”

L’ultimo album con Renga alla voce è probabilmente anche il più sperimentale del lotto, con la vena creativa di Pedrini e compagnia che si sbizzarrisce in vari episodi contaminati e spiazzanti. L’eccezione è data da questa sublime prova, che regge il confronto con i migliori lenti prodotti sin lì dal gruppo. “Vola piano” è un’accorata dedica a Stefano Ronzani, giornalista musicale che ci ha lasciato prematuramente nel 1996, da sempre molto vicino alla band bresciana e attento conoscitore del rock italiano.

5 – LA CURA GIUSTA

1993, da “Viaggio senza vento”

Quando i Nostri si misero a comporre i brani di “Viaggio senza vento” erano arrivati a un bivio della propria carriera: seppur ancora giovanissimi, Omar Pedrini, Francesco Renga, Enrico Ghedi, Carlo Alberto “Illorca” Pellegrini e Diego Galeri avevano già alle spalle diverse pubblicazioni, erano già passati dall’essere uno dei gruppi italiani emergenti più interessanti ed ora sentivano l’esigenza forte di tentare nuove strade. Rischiando, cambiarono pressochè tutto: sonorità, look, attitudine, evidenziando molta libertà espressiva. Le nuove canzoni erano in pratica tutte collegate tra loro e attraverso il viaggio di Joe si assisteva a una purificazione, una catarsi dello stesso. “La cura giusta” ad esempio è emblematica del percorso del protagonista, inserita in un momento topico, tra i più vividi e drammatici. Tutto è magnifico in questo brano interamente scritto da Illorca: il canto, l’atmosfera, l’arrangiamento ne fanno uno dei migliori testamenti musicali del gruppo.

4 – 2020

1995, da “2020 SpeedBall”

Dopo il sospirato (e meritato) successo ottenuto con “Viaggio senza vento”, i Timoria alzano la posta in palio, proponendo un album ancora più rock e cattivo, dove i temi trattati riguardano la società, l’uomo e il suo posto nel mondo. Un uomo alienato, perso, con punti di riferimento più virtuali che spirituali. E’ un album oltremodo vero e coraggioso, che non suona sbagliato definire, in un brano come “2020”, quasi profetico. Un disco ancora attualissimo, che non ha perso un grammo del suo fascino e che tra le pagine del nostro sito è stato già giustamente omaggiato, in occasione del suo venticinquennale.

3 – SENZA VENTO

1993, da “Viaggio senza vento”

Inizia in modo perentorio, incisivo, maestoso, il concept-album dei Timoria, con il suo brano manifesto. Un inno rock con tutti i crismi: “Qualcosa di mio lo lascerò in questo mio tempo/Saltando nel vuoto aspetterò il nostro momento/Ma son pronto/Per volare/ senza vento”

2 – SOLE SPENTO

2001, da “El Topo Grand Hotel”

Tra le pieghe di questo disco si ritrova il personaggio di Joe, ma soprattutto (pienamente intatto) il talento di Pedrini, una delle migliori penne della sua generazione. Al ritorno ai fasti di un tempo, e a un rinnovato interesse da parte di pubblico e critica per la band, contribuirà in modo enorme, decisivo, l’emozionante singolo “Sole spento”, che prende spunto dalla difficile esperienza del carcere da parte di un amico di Omar (come da lui ben raccontato nell’avvincente libro biografico”Cane sciolto” scritto con Federico Scarioni). A un incipit da pelle d’oca, “Ci sono giorni in cui mi sveglio spento/E tutto sommato provo a starci dentro/Nella mia stanza aspetto il mio momento/Sono qui, aspetterò/Io, aspetterò”, segue da lì a poco un ritornello che diventa un grido: “Finché arriverà il mio momento/Stammi accanto/Col pensiero tu, tu stammi accanto/Sole spento/Io ti sento con me”.

1 – SANGUE IMPAZZITO

1993, da “Viaggio senza vento”

Al primo posto della nostra graduatoria va a piazzarsi questo brano divenuto un classico del rock italiano. “Sangue impazzito” è la fotografia non solo del protagonista, il già citato Joe (che poi è una sorta di alter-ego dello stesso Pedrini), ma diventa specchio del sentire di un’intera generazione. Una generazione ferita, forse disillusa (“E incontro anche te/Che corri a pregare un po’ Dio/La strada la so…/E penso che un tempo quel tempio era mio/E mi chiedo perchè/ un giorno ho detto addio… Corro via, ma non so se/Fuggire o rincorrere”) ma che, non senza difficoltà lungo il cammino, saprà rialzarsi e andare avanti.

BONUS TRACK#1 – MILANO (NON E’ L’AMERICA)

1990, da “Colori che esplodono”

Tratta dal disco d’esordio (anche se i primi vagiti in lingua italiana, dopo l’iniziale esperienza a nome Precious Time, erano avvenuti con l’Ep “Macchine e dollari”), è una canzone magari ancora acerba ma senz’altro assai vitale e fresca, manifesto genuino della fase giovanile del gruppo.

BONUS TRACK#2 – L’UOMO CHE RIDE

1991, da “Ritmo e dolore”

La prima vera prova di maturità avviene all’altezza del secondo album: Pedrini è autore prolifico e in possesso di innata sensibilità, ce lo dimostra con questo suggestivo e fascinoso pezzo presentato tra le Nuove Proposte al Festival di Sanremo nel ’91. Il testo, ispirato al romanzo omonimo di Victor Hugo, denota la passione letteraria e la tensione artistica del leader e frutterà al gruppo, nonostante la precoce eliminazione dalla gara sanremese, il Premio della Critica (sez. Novità), istituito fra i giovani proprio per l’occasione. Segno dell’evidente qualità del brano.

BONUS TRACK#3 – CASA MIA

2002, da “Un Aldo qualunque sul treno magico”

A distanza di undici anni dalla prima volta, i Timoria si ripresentano a sorpresa in gara al Festival di Sanremo (stavolta da big riconosciuti), in un’edizione che li vide curiosamente a gareggiare fra gli altri con Francesco Renga, che l’anno prima su quello stesso palco aveva ottenuto consensi con la dolce ballata “Raccontami”. Andrà decisamente meglio all’ex vocalist, giunto ottavo con l’emozionante “Tracce di te”, laddove invece i Timoria si piazzeranno (ingiustamente) al ventesimo (e ultimo) posto con una canzone come “Casa mia” che non tradisce la passione dei Nostri per il genere beat, tanto in voga negli anni ’60. Un episodio, poi inserito nell’ultimo album (invero disomogeneo e non del tutto riuscito) comunque storico, visto che da lì a poco lo storico gruppo si sarebbe sciolto, dando adito a tanti rimpianti. La nutrita e fedele schiera di fans, tuttavia, non si è ancora arresa all’eventualità di una reunion. Io ammetto di essere fra coloro che ci sperano, anche se l’ipotesi appare in realtà remota, vista la piega diversa presa da Renga, ormai impegnato sul versante del pop di più facile consumo e l’indisponibilità di Illorca. Il fatto è che, forse, al di là dell’effetto nostalgia, se non ci sono tutti i presupposti, è più giusto che quell’esperienza rimanga conclusa e impressa nella memoria, come un ricordo indelebile di quando il rock in Italia sapeva regalare lavori e artisti di gran pregio.

 

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