ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì #3

 
17 Luglio 2020
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti“, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

TOP

GIORGIO POI – SELTON feat. Priestess (ex-equo)
Estate (di Bruno Martino)

Ma si saranno messi d’accordo Giorgione nazionale e i Selton? Nello stesso caldissimo weekend di metà luglio ben due diverse versioni di “Estate”, l’intramontabile hit di Bruno Martino che più di mezzo secolo fa insegnava ai novelli del terzo millennio come si scrive un tormentone estivo che dura, resistendo all’usura del tempo e del reggaeton (sì, continuerò questa personale crociata fino alla fine dei miei giorni). Insomma, nel weekend del deserto delle idee (più che delle spiagge post-Covid, ma più o meno la resa turistica è la medesima) le uscite più belle del panorama nazionale sono state due riletture della nostra italianissima “Summertime” (cinquantanove anni portati benissimo per l’estate di Martino), e questo la dice lunga sulla carestia di novità degli ultimi spari del mercato musicale nostrano, in agognante attesa di uno stop estivo che – vista la penuria di belle idee e uscite degne di tal nome di questo venerdì – speriamo possa rinfrescare un po’ la creatività dei nostri big e iniettare sana creatività nella scrittura emergente. In ogni caso, un ex-quo meritato per due progetti che non hanno bisogno di primi posti nel mio saccentissimo bollettino – né di coverizzazioni, seppur ben fatte – per confermare la qualità della loro proposta artistica.


MASSIMO PERICOLO, CROOKERS
Beretta

Oh, che vi devo dire. Massimo Pericolo mi ha conquistato sin dal primo ascolto di “7 Miliardi”, e non per l’estremismo dei suoi testi, per la sua scrittura capace di superare – e di slancio – i limiti della prepotenza, per l’immaginario della sua poetica criminale, per gli universi che disegna. A me, Massimo Pericolo, ha fatto innamorare con la frase di chiusura della sua prima hit attraverso l’estrema urgenza comunicativa di chi sa trasformare la violenza della vita in disperazione creativa, in esigenza umana di incontro, di dialogo e – ben celato – conforto. Massimo Pericolo, che come tutti vorrebbe soltanto una vita decente, racconta ancora il suo, di mondo, in “Beretta” insieme a Crookers; certo, un mondo lontanissimo dal mio, almeno a parole. Ma questo non mi impedisce di accettarne l’esistenza, e apprezzare che ci sia ancora chi i soldi, come dice lui, li sa fare senza sparare un colpo ma rifilando smitragliate di parole. Non ci sta, non vi piace, è troppo estremo per i nostri salotti radical-chic? Poco importa se parla di criminalità, quando alla base c’è del vero disagio. Ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame. E tié, a tutti noi intellettuali da cortile.

MALVAX
Esci col cane

Mi va – e mi fa bene – inserire nel bollettino di questa insipido weekend il nome dei Malvax, e per diversi motivi. In primo luogo perché sono giovani, aitanti e con un’identità musicale di certo in costruzione ma già ben delineata nel suo perimetro creativo, costruita con una lunga gavetta – a dispetto dell’età: c’è ancora chi, nel 2020, scrive e registra canzoni partendo dal live su palchi e bar di paese, e non il contrario – e pronta a farsi respirare con urgenza da una scena in forte debito d’ossigeno; in secondo luogo, perché effettivamente “Esci col cane” si merita di stare qui dove sta, tra le segnalazioni più fresh di questo afosissimo venerdì: la produzione è intelligente, la scrittura equilibrata e la resa davvero convincente. Che bello, finalmente, poter inserire tra i nomi forti del panorama una proposta nuova, dando spazio a quei fiori che la gioventù sa ancora far crescere per le strade.

FLOP

FRANCESCO DE LEO (feat. EMMANUELLE) 
Ciliegia

De Leo, ma che mi combini. Io ti voglio bene, ti seguo dai tempi dell’Officina ma ti ho visto dal vivo tante volte dal vivo anche come solista, e trovo geniale il tuo saper passeggiare con eleganza sul filo del senso e del significato senza perdere l’equilibrio – oppure precipitando con stile, con consapevolezza e per scelta. Insomma, ho lo starter-pack di alibi utile a poter muovere questa accorata critica a “Ciliegia” senza sentirmi eccessivamente in colpa, e allo stesso tempo senza provare la rabbia del fan deluso e spiazzato di fronte a qualcosa che i “buonisti” (quei maledetti!) potrebbero eufemisticamente far passare come diverso rispetto a tutta la precedente produzione. Il fatto è che il nuovo singolo del mio corregionale con Emmanuelle (altro progetto che adoro, sigh, che male mi fa tutto questo) non ha nulla di diverso da quello che caratterizza tutti i brani di De Leo: il sound è quello di sempre (forse con insistenza un po’ troppo pedante su suoni da Nintendo 64 che alla lunga, gusto personale, anestetizzano l’ascolto), De Leo è De Leo (cosa vuol dire? Nulla. Ma come puoi definire, davvero, cosa sia il buon Francesco?) ed Emmanuelle dà al brano la giusta sensualità a renderlo in linea con la richiesta – vera o pilotata che sia – di brani estivi da sudori ormonali. Però, almeno alle mie orecchie, è anche evidente che manchi quel salto nel vuoto che provi quando ti trovi di fronte allo slancio primigenio del genio creativo che De Leo è, che De Leo qui non ha dimostrato di essere, a noi agnosticissimi fedeli del suo culto lisergico: le melodie sono prevedibili, la produzione standard e il duo non sembra aver sprigionato tutto quello che artisticamente avrebbe potuto. Non so se ci sia o non ci sia anima in “Ciliegia”, ma so che per la prima volta da quando ascolto Francesco ho sentito di poterne fare a meno; di “Ciliegia”, eh, non di De Leo: non si smette mai di aver bisogno di bellezza, ora più di prima. Ti aspetto Francé e non farmi attendere troppo, che mi manchi.

 

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