“UN PO’ COME LA TECHNO. UN PO’ COME LA MIA VITA”: SOTTO CASSA CON CMQMARTINA 

 
19 Luglio 2020
 

cmqmartina è tra i fenomeni discografici dell’ultimo anno: il suo brano d’esordio, “lasciami andare!”, è diventata subito hit facendo da apripista alla crescita vertiginosa di un’artista che sembra avere idee chiare e gambe capaci di reggere il peso dell’aspettativa che – inevitabilmente – il pubblico ha sulla cantautrice monzese. Il tour coi rovere, oltre un milione di stream sul suo disco d’esordio “DISCO” (La Clinica Dischi, 2020) e ora il ritorno sulle scene – dopo lo stop forzato causa COVID – con “Dio, come ti amo”, omaggio a Domenico Modugno; ma noi, che ci siamo ostinati ad andare più a fondo dei numeri – che quelli, parlano da soli -, abbiamo scoperto che sotto i lustrini e le pailettes di Martina c’è grande umanità, rivolta post-adolescenziale, disagio generazionale e tanto, tantissimo, talento. Tutto questo, compresso nelle domande e sopratutto nelle risposte che seguono.

cmqmartina, sei cmq tornata dopo uno stop forzato che avrebbe tagliato le gambe e l’entusiasmo a chiunque. Come è andata questa quarantena? 
La quarantena è stato un periodo stranissimo, onestamente ero un po’ triste: il lockdown ha travolto l’Italia qualche giorno dopo l’uscita di “DISCO“, quindi male. In compenso mi ero appena trasferita sulle colline liguri e ho passato molto tempo a contatto con la natura più pura che c’è. Mi ha cambiato tantissimo questo periodo.

DISCO ha cmq continuato a viaggiare, nella paralisi virale. Quanto lo senti ancora tuo, e ci sarebbe qualcosa che cambieresti, oggi?

Nonostante dicevo prima che sento di essere cambiata più in questi pochi mesi che negli ultimi tre anni, “DISCO” lo sento ancora tanto parte di me, è pur sempre il mio primo figlio. Lo ascolto oggi e sento la Martina di un anno fa e mi emoziono ancora un pochino.

Tutta la tua scrittura respira di urlo generazionale: sembra quasi che, nei tuoi pezzi, trovi spazio l’identità di una generazione che non sa smettere di ballare, anche sulle macerie, dimostrando però cmq di non voler smettere di pensare. Insomma, la dance è sempre stata associata al disimpegno, allo svago, al divertimento; ma nei tuoi testi c’è tanto, tantissimo cantautorato. Quanto ti senti a tuo agio (e disagio) con il tuo tempo, con la tua contemporaneità?

Che belle parole che mi hai detto. E’ proprio così: sono sempre andata a ballare quando non volevo saperne niente di nessuno o quando volevo scomparire e mi ci perdevo in quel casino pazzesco di gente sudata e orecchie che fischiano. Ma il momento più importante era sempre dopo, quando tornavo all’alba con gli amici di sempre tutti un po’ scombossulati e abbracciati; lì mi veniva voglia di scrivere le canzoni e appuntavo i pensieri sulle note del telefono. Quando ho scritto le cose più importanti o i pezzi a cui sono più legata ero in post-serata a riflettere sulle cose o sulle persone da cui volevo allontanarmi…quindi il sentimento adolescenziale di ribellione e smarrimento mi ha sempre aiutato tanto a scrivere. La mia contemporaneità mi ha dato una botta in testa e mi ha detto “dato che non sai esprimerti con delle parole normali trova un altro modo per farlo”. Così ho fatto.

Non a caso, rimanendo in tema “cantautorato”, dopo la cover di Nicola Di Bari contenuta in “DISCO” (“La prima cosa bella”) oggi vede la luce “Dio, come ti amo”, l’inno d’amore di Modugno riletto cmq secondo i paradigmi di cmqmartina. Ma un po’ di timore, nel toccare brani sacri della tradizione, lo hai avuto?

Questa è un’ottima domanda. Il timore di non essere all’altezza c’è sempre, ma la verità è che non sarei quella che sono ora senza i brani sacri della tradizione che mi hanno colpita e cambiata. E quindi li canto più forte che posso a più persone possibile, perché tutti devono sapere quanto belle sono alcune canzoni e quanto sono state importanti.

È dalla prima volta che ti ho ascoltata che dalle tue canzoni ho sentito esalare respiro di rivoluzione, di eversione. Ma la techno, secondo te, si può definire come il nuovo punk? Perché a me cmqmartina sembra cmq un sacco punk…

Wikipedia dice che la musica punk è una musica rozza, rumorosa, poco complessa, ribelle e diretta. Un po’ come la techno. Un po’ come la mia vita.

Parliamo di nuovo di “DISCO”, e di identità generazionale. Nei tuoi testi, si parla tanto di moda, e non senza far trasparire l’idea che uno dei quid della tua (e della mia) generazione sia proprio riconoscersi in un preciso stile, in un preciso abito. Che cos’è che, secondo te, non passa cmq mai di moda, nella grande liquidità contemporanea? E che cosa vuol dire per te, oggi, “essere alla moda”? 

Non sono mai stata un tipo alla moda, sono sempre un po’ in ritardo. Stare al passo con le mode alla fine non è neanche così orribile, ti fa sentire parte di un gruppo e lo capisco bene. Per ora, ecco, non mi interessa più di tanto quindi non ne so molto. L’unica cosa che non passa mai di moda è essere alla moda. Credo.

Come avviene la tua scrittura del brano, e che importanza ha il lavoro del team? In quello che fai, si sente tanta spontaneità, quasi a flusso di coscienza anche se sempre cmq ordinato, e con idee chiare.

Il processo creativo ha modi diversi di svolgersi e la scrittura è molto importante per me. Ci sono alcuni momenti della giornata in cui mi va di segnarmi dei pensieri o qualcosa che vedo o che ascolto e che in un secondo momento diventano canzone. Altre volte lavoro a una produzione che mi ispira particolarmente e mi capita di scrivere tipo stream of consciousness.

Domanda cmq necessaria sui live. Viviamo un momento di crisi forte, che sta limitando per tutti l’accesso ai palchi; il tuo genere, poi, ha bisogno di sudore, abbracci, corpi che si incontrano e si scontrano. Come stai vivendo tutto questo?

Sto vivendo questa mancanza con tanta nostalgia, mi manca tutto dei concerti, più di tutto stare nei parterre a fare la fan e a ballare e cantare come una pazza. Spero ingenuamente che si trovi una soluzione presto: non sono sicura che la stiano gestendo nel modo giusto, ma me ne sto facendo una ragione. Sto usando questo tempo per prepararmi ai concertoni di quelli come si deve, sia sopra che sotto il palco.

Cmq, dopo DISCO e “Dio, come ti amo”, che direzione prenderà cmqmartina? Dobbiamo aspettarci qualcosa di ancora più estremo oppure virate decise verso il pop?

In un certo senso il progetto prenderà una piega molto estrema, sì. Ma tempo al tempo.

 

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venerdì 10 luglio torno in pista esco un pezzo un po’ strano fatto tipo tutto con questo meraviglioso strumentopolo

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