THE OTHER SIDE: TAYLOR SWIFT
folklore

 
29 Luglio 2020
 

Anche nelle migliori famiglie come IFB ci sono pareri discordanti su certi dischi. Di solito ci fidiamo e accettiamo il verdetto del nostro recensore, ma per certe uscite molto importanti e in grado e di dividere la critica, abbiamo pensato a un diritto di replica, una seconda recensione che potrebbe cambiare le carte in tavola rispetto alla precedente. A voi scegliere quella che preferite…

VOTO OTHER SIDE: 5

Leggi la prima recensione di “folklore” di Taylor Swift

E brava Taylor. Stavolta hai fatto tutto alla perfezione. La strategia del silenzio e poi la bomba sganciata “L’album è in arrivo a mezzanotte“. La scelta dei collaboratori: il fidato Jack Antonoff, produttore e scrittore per tutte le stagioni e per tutti i generi e addirittura Aaron Dessner, saggiamente mandato avanti lui nelle interviste per rendere il tutto ancora più forte e d’impatto, in modo che pure i fan dei National dicano…”eh, devo proprio ascoltarlo a questo punto“. La copertina, così bucolica e pure, a dirla tutta, tendenzialmente black metal scandinavo, ma all’acqua di rose, che ti aspetti in agguato invece che una croce rovesciata e un capretto sgozzato giusto cappuccetto rosso, che passa di lì raccogliendo funghi. Le foto di Taylor, mai così dolce, trasognata, lontana da immagini forti, in mezzo alla natura (Virgilio andrebbe in estasi)…no, vince la pacatezza fin dall’iconografia. Il folk…accidenti pure li si spinge la signorina? Ma non era country? Ma non era pop? Ma non era pop-rock? Wow, adesso è folk. Come si fa a non darle un ascolto!

E allora, che cosa sto li a scrivere una roba sotto la voce “The Other Side”?

Beh, cara Taylor, alla fine, dopo aver fatto tutto giusto nel contorno e non aver sbagliato nessun tassello nei pezzi intorno, beh, ci si accorge che hai fallito (tu e chi con te ha messo le mani nella scrittura) sulla cosa più importante. Le canzoni. Il disco è noioso. Tutto qui. E attenzione non è lungo, non sono i 16 brani a renderlo drammaticamente pesante e stancante, no no, è proprio la povertà assoluta di melodie importanti a farla da padrone, quelle che entrano in circolo, che ti emozionano, quelle che ti catturano e che rendono le canzoni memorabili. Qui ci sono melodie di serie B. Ripeto melodie, perché l’impianto pseudo folkeggiante è pure costruito bene (e ci mancherebbe altro, vista le gente scesa in campo affinchè la cara Swift primeggi anche stavolta).

Che il disco sia una specie di folk (vi prego lasciate stare il termine indie) da carta da parati è lampante, tutto giusto al posto giusto, i ritmi bassi, la sensazione avvolgente, la malinconia…ma è tutto plastificato e scontato, così come si riconoscono subito ad occhi chiusi i brani scritti da Antonoff, ad esempio. Ma francamente non è questo il problema. Di fronte a un folk senza particolare cuore e a un reale approccio “passionale” alla materia (cosa che ripeto, non mi da assolutamente fastidio) quello che avrebbe dovuto fare da contraltare, sulla bilancia, sarebbero dovute almeno essere le melodie vincenti, la scrittura che realmente incanta e fa sognare, invece no, tutto è scontato, tutti mezzi riempitivi senza acuti, col freno a mano, con la forma curata al massimo per non scontentare nessuno, ma la sostanza non c’è. Ci credo che la noia fa inevitabilmente capolino. Mi ripeto è semplicemente e terribilmente un disco noioso. Nulla di più nulla di meno.

Nemmeno il buon Bon Iver riesce a elevare il suo duetto a bella canzone, con la B maiuscola, fermandosi a carina e da sottofondo quando fai la spessa all’Esselunga, te la ascolti, piace quell’attimo ma poi si passa oltre senza problemi.

Mi ricordo una volta che lessi una recensione dei Boyzone. Li definirono “l’Irlanda musicale da cartolina“. Ecco anche questo disco della bella Taylor è semplicemente così, una cartolina preconfezionata per chi ha bisogno di coccole musicali sempliciotte e innocue. Il folk-pop vero, se vogliamo chiamarlo così, sta da altre parti. Le belle canzoni che non annoiano pure.

 

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