OGGI “SOUP” DEI BLIND MELON COMPIE 25 ANNI

 
15 Agosto 2020
 

Shannon Hoon e i suoi Blind Melon hanno vissuto in una terra di mezzo, arrivati troppo tardi per salire sul treno del rock sfrenato di qualche anno prima (nonostante lo stretto rapporto tra Hoon e Axl Rose) e appena in tempo per essere inseriti nell’ampio filone grunge (con cui in realtà poco avevano a che fare). Melodici e grintosi, un filo psichedelici e molto ispirati, difficilmente etichettabili: una fortuna e una sfortuna allo stesso tempo.

“Soup” è il loro canto del cigno, l’ultimo album realizzato prima della tragica morte del magnetico, talentuosissimo frontman. La chiusura di un percorso iniziato nel 1992 con l’esordio “Blind Melon” e il successo improvviso di “No Rain”, culminato con l’incredibile performance a Woodstock 1994, proseguito tra mille difficoltà senza mai perdere l’affetto dei fan che vedevano nelle tante cadute di Hoon (che non ha mai nascosto i suoi problemi di droga) un rifugio dal bisogno di essere perfetti.

Un disco che non ha venduto quanto il predecessore, privo di un singolo che lo trainasse in cima alle classifiche. Quarantotto minuti in cui la complessità del suono dei Blind Melon emerge con prepotenza. L’uso di vari strumenti esotici e non (kazoo, armonica, violoncello, flauto e banjo) dona ai brani una veste più intima senza perdere l’esplosiva anima rock come hanno ammesso candidamente il bassista Brad Smith e i chitarristi Christopher Thorn e Rogers Stevens.

L’effetto, l’influsso di New Orleans dove sono avvenute le registrazioni è evidente soprattutto nei primi minuti di “Galaxie” in cui la voce di Shannon Hoon (il suo timbro aspro e vissuto) si fa scoprire in tutta la sua versatilità, espressa appieno anche in “Dumptruck”, “Lemonade”, “Walk” e “Mouthful of Cavities”.

I testi di Hoon meritano un discorso a parte: narrativi, dark, incredibilmente vividi, autentici e a volte pieni di speranza (“New Life” dedicata alla figlia) sono una delle tante ragioni per cui di “Soup” parliamo ancora con rispetto e malinconia. “And I can’t understand why / Something good’s got to die, before we miss it”.

Data di pubblicazione: 15 agosto 1995
Registrato: novembre 1994 – febbraio 1995; Kingsway Studios – Ultrasonic Studios, New Orleans
Tracce: 14
Lunghezza: 48:14
Etichetta: Capitol
Produttore: Andy Wallace

Tracklist

1. Hello, Goodbye /Galaxie
2. 2×4
3. Vernie
4. Skinned
5. Toes Across the Floor
6. Walk
7. Dumptruck
8. Car Seat (God’s Presents)
9. Wilt
10. The Duke
11. St. Andrew’s Fall
12. New Life
13. Mouthful of Cavities
14. Lemonade

 

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