“E’ UN PO’ STRANO PUBBLICARE UN ALBUM E NON ESSERE IN GRADO DI ESEGUIRE LE CANZONI PER ALTRI 6 MESI (ALMENO)”. INTERVISTA AGLI IRLANDESI SILVERBACKS.

 
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17 Agosto 2020
 

I Silverbacks, insieme ai concittadini Fountaines D.C., hanno portato una ventata di fresca aria di matrice post-punk, glam punk anni ’70 in questo periodo di afa estiva. Il 17 luglio, infatti, è uscito “FAD” il loro dirompente album d’esordio e noi di IFB con l’occasione abbiamo scambiato due chiacchiere via e-mail con i simpaticissimi ragazzi della band Daniel O’Kelly, Kilian O’Kelly, Emma Hanlon, Peadar Kearney e Gary Wickham.

Ciao ragazzi, come state? Spero tutti bene. Per prima cosa devo chiedervi come vanno le cose in Irlanda in questo periodo di Covid-19?
Emma: Ciao Alex! Le cose sono ancora un po’ incerte per il momento. I pub avrebbero dovuto riaprire la prossima settimana ma è sono state estese le misure. In questo momento il tasso di infezione è basso e questa è una buona notizia. Spero che le cose tornino presto alla normalità.

A proposito della vostra splendida terra, voi insieme ai Fountaines D.C. stata dando vita ad una grande produzione musicale in questo periodo, soprattutto a Dublino. Come vivete questa situazione nella vostra città, che sensazioni avvertite dall’interno delle “vostre mura”?
Kilian: è sicuramente una terra meravigliosa ed è bello che entrambi abbiamo gli album in uscita questo mese. Per il momento Dublino è piuttosto calma, ma solo io e Daniel viviamo lì.
Peadar: Sì, Gary e io siamo di Newbridge, su Kildare!
Emma: Le mie “mura domestiche” sono nell’incantevole Drogheda.

Ci siamo quasi l’album, “FAD”, esce il prossimo 17 luglio. Siete eccitati al pensiero? Come state vivendo l’attesa e che aspettative avete?
Peadar: Sì, sono davvero entusiasta per l’uscita. Ne è passato di tempo, quindi è bello farlo uscire.
Emma: È fantastico avere il vinile. È il nostro album del debutto e ne siamo tutti orgogliosi.

Ci potete dire come vi siete conosciuti? Come è nato il progetto SIlverbacks?
Daniel: Io e Kilian siamo fratelli e suoniamo insieme da quando eravamo adolescenti. Nella sua forma attuale, i Silverbacks esistono da circa 4 anni. Pad, Emma, Kilian e io siamo andati tutti nello stesso college a Maynooth e li abbiamo incontrato Gary ad un concerto dei Wilco. Davvero fantastico!

Da più parti si legge che siete il futuro del post-punk. Vi identificate in questa definizione? Se posso permettermi post-punk è un po’ riduttivo perché a mio modo di vedere c’è molto, molto di più. Io ho trovato i vostri arrangiamenti mai banali. 
Kilian: Beh, Gary ama la musica americana, io ed Emma siamo di origini più classiche e Peadar ha le sue cose elettroniche che mette sotto il nome di Phare … per rispondere alla tua domanda, penso che tutti abbiamo una vasta gamma di interessi e influenze che si riflettono nella musica che produciamo.
Emma: Sì certo, a volte c’è sicuramente un sapore post-punk, ma non è l’unica cosa che facciamo. Penso che con le produzioni future la cosa diventerà ancora più evidente.

Ci sono dei brani ai quali ognuno di voi è particolarmente legato e per quale ragione?
Peadar: Mi piace molto suonare dal vivo “Just in the band”! Penso che sia uno di quei pezzi che abbiamo davvero arricchito come band e funziona bene dal vivo.
Kilian: Sì, quando suoniamo quel pezzo dal vivo, Peadar ci dà il via con un fantastico “tremolo drone” e penso che anche quella canzone sia una delle mie preferite.
Emma: Mi piace molto “Drink It Down”. La frase di Daniel “that wasn’t jesus that was just some f****er in a dressing gown” mi fa sempre ridere. Mi fa anche pensare al tipo nel “Il grande Lebowski”. Che film!

Come produttore vi siete affidati a Daniel Fox della Girl Band. La collaborazione è iniziata quando gli avete fatto da gruppo spalla ai loro concerti?
Daniel: Lo abbiamo contattato dopo aver ascoltato un EP prodotto da Autre Monde, che è una grande band irlandese. Abbiamo anche adorato il lavoro svolto sull’album di Paddy Hana. La batteria e le chitarre di Autre Monde suonavano un po ‘come qualcosa che speravamo di ottenere con “Dunkerque”. Ha funzionato bene e da allora è incollato a noi. Lo stiamo prenotando per il secondo album e abbiamo inviato una lunga lista di demo per riflettere sulla selezione delle canzoni.
Emma: Sì e oltre ad andare d’accordo, lavoriamo bene insieme perché ha molti dei nostri punti di riferimento. Ha le sue idee per le canzoni che spesso le portano in una direzione migliore e più interessante rispetto alle demo originali. Ci ha dato una mano anche alle percussioni.

Come vi organizzate con tre chitarre da amalgamare? Seguite un metodo ben preciso o vi lasciate trasportare dal sound?
Peadar: Penso che per la maggior parte del tempo devi essere consapevole di ciò che gli altri stanno suonando e di cercare di facilitarli in questo invece di interpretare una parte singola che magari suona bene.
Kilian: Questo è probabilmente un po’ in generale, ma io e Peadar tendiamo a suonare le linee più intricate mentre Daniel mantiene il ritmo.

Invece, dal lato della scrittura, come nascono i testi e come li collegate alla struttura musicale?
Daniel: I testi provengono da molti luoghi. A volte prendo nota di una battuta che mi piace in un film che sto guardando. Molti dei testi di “Fad” hanno riferimenti alla cultura pop. C’è un cenno a “The Simpsons” in “Fad 95”, “Klub Silberrücken” prende spunto da un film di John Hughes, alcuni dei testi di “Pink Tide” sono ispirati a un’immersione profonda su YouTube e “Grinning At The Lid” è un termine che ho trovato nel dizionario.
Kilian: Direi 9 volte su 10 la canzone inizierà come demo strumentale. Ci sediamo per un po’ finché uno di noi non trova l’oro. Poiché la voce di Emma è così buona, abbiamo iniziato a fare uno sforzo più consapevole anche per scrivere canzoni nelle sue corde.

A questo punto è inutile negarlo,  il disco mi piace un casino! Un gran bel contenitore di canzoni variegate ed eccitanti. La sezione ritmica, poi, è davvero incredibile. Penso al basso in “Dunkirk” ma anche  “Klub Silberrücken” e “Up The Nurses” dove canta proprio Emma. Come è nata la cosa?
Emma: Ho cantato in passato in cori universitari ma mai con una band. Sapevo di volerlo fare con i Silverbacks e quindi una sera ho preso il coraggio di cantare in una demo che Kilian aveva fatto (prima che Daniel ne avesse la possibilità!) E la palla ha iniziato a rotolare da lì.

Secondo me l’album è già pronto per essere portato sul palco. Nato per il live, non credete? Tuttavia, a causa di questa situazione cosa vi aspettate dal futuro degli spettacoli dal vivo?
Daniel: Assolutamente, la maggior parte di queste canzoni sono state scritte per essere suonate dal vivo e, quindi, è un po’ strano pubblicare un album e non essere in grado di eseguire le canzoni per altri 6 mesi (almeno).
Emma: Chissà, forse saremo invitati a suonare un concerto in Italia l’anno prossimo! A tutti manca il palco e non vediamo l’ora di suonare di nuovo.

Si è già scritto tutto sulle vostre influenze, art-rock, glam-punk di fine anni ’70, indie degli anni ’90 dai Pavement ai Blondie. In realtà, io ho sentito anche Franz Ferdinand, come in “Muted Gold” e “Just in the band”, ma anche XTC devo dire. Che ne pensate?
Kilian: Daniel ed io siamo entrambi grandi fan degli XTC, quindi non sarei sorpreso se si insinuassero nella nostra musica di tanto in tanto.


Di solito a noi di Indie For Bunnies ci piace chiudere le interviste con due domande. La prima se hai qualche nuova band o musicista interessante da suggerire ai nostri lettori, magari dalle parti di Dublino?
Daniel: LP di debutto di Junk Drawer. Sono una band di Belfast e vale la pena dare un ascolto se ti piacciono le migliori alt-rock americane degli anni ’90 e le lunghe jam di kraut-rock.
Peadar: Kean Kavanagh è fantastico. Quella canzone dei Gaptoof, “Dean Street”, è così bella.
Emma: Careerist, Paddy Hanna e Tandem Felix!

La seconda se potete scegliere una canzone da usare come soundtrack per questa intervista.
Peadar: “Destino” di E$tado Unido, davvero davvero ottima.

Grazie mille ragazzi e in bocca al lupo per il vostro debutto.
Kilian: Grazie per aver parlato con noi e speriamo di incontrarti ad un concerto in Italia!
Peadar: Grazzie.

 

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