DEEP PURPLE
Whoosh!

[ earMUSIC - 2020 ]
6
 
Genere: hard rock
 
24 Agosto 2020
 

Ma voi davvero credevate che una semplice pandemia fosse in grado di fermare i Deep Purple? Nulla può mandare all’aria i piani della band britannica, appena tornata alla ribalta con il nuovo album “Whoosh!”. Il terzo lavoro di fila prodotto dall’immarcescibile Bob Ezrin – un musicista con la M maiuscola, già al fianco di Alice Cooper e dei Pink Floyd di “The Wall” – arriva esattamente mezzo secolo dopo “Deep Purple In Rock”, uno dei più grandi capolavori nella storia dell’hard rock.

Un anniversario importante che Ian Gillan e soci celebrano con dodici tracce di fresca composizione e il rifacimento di un antichissimo strumentale, risalente addirittura ai tempi del debutto datato 1968 (“And The Address”). A cosa farà riferimento l’onomatopea del titolo? Io un’idea me la sono fatta: è il suono delle folate di vento che, al termine di molteplici ascolti, hanno spazzato via dalla mia testa questi cinquanta minuti di hard rock innocuo, poco ispirato e a tratti persino stantio.

L’album, da un punto di vista prettamente formale, ha in sé e per sé davvero pochi difetti. La qualità delle registrazioni è stellare, per non parlare poi delle performance strumentali; in grande spolvero il tastierista Don Airey, capace di rubare la scena a un gigante della sei corde come Steve Morse. Peccato solo per la voce sempre più nasale di Gillan, che però ha settantacinque anni e fa ancora una discreta figura.

Gli arrangiamenti, essenziali ma efficacissimi, non appesantiscono per nulla i brani in lista, tanto brevi quanto liberi nelle strutture. Ai Deep Purple non piace scrivere a tavolino, ma lasciarsi trasportare dalla musica nel corso di torrenziali jam session. Questa volta però sembra che il quintetto abbia proceduto con il freno a mano tirato, senza quindi osare troppo.

Si va sul sicuro: tanto blues, qualche strizzatina d’occhio al funk (“Drop The Weapon”), riffoni trascinanti (“No Need To Shout”) e quel pizzico di misticismo che, in minima parte, ci riporta ai fasti di “Perfect Strangers” (“Man Alive”). L’unica vera sorpresa arriva da “Nothing At All”, una godibilissima e colta parentesi pop rock farcita di citazioni di Johann Sebastian Bach. Il sound eccessivamente limpido, che nel caso del pezzo appena citato funziona benissimo, affievolisce però la potenza di “The Long Way Round” e “Dancing In My Sleep”, le due canzoni forse più ruvide di “Whoosh!”.

È inutile anche dirvelo: il confronto con gli album realizzati negli anni ’70 è assolutamente impietoso. La cura Ezrin, che nei lavori precedenti ci aveva regalato qualche bella soddisfazione (“Uncommon Man”, “Time For Bedlam”…), questa volta non ha dato i risultati sperati. Andrà meglio alla prossima occasione; i ragazzi sono giovani e avranno modo di rifarsi.

Credit Foto: Ben Wolf

Tracklist
1. Throw My Bones
2. Drop The Weapon
3. We’re All The Same In The Dark
4. Nothing At All
5. No Need To Shout
6. Step By Step
7. What The What
8. The Long Way Round
9. The Power Of The Moon
10. Remission Possible
11. Man Alive
12. And The Address
13. Dancing In My Sleep
 
 

Ed Harcourt – Monochrome to ...

Ed Harcourt ce la sta mettendo tutta per smarcarsi dai territori pop rock di inizi carriera, quando era (giustamente) considerato uno dei ...

Young Knives – Barbarians

Mancavano dalle scene musicali da ben sette anni i fratelli Henry e Thomas “The House of Lords” Dartnall, che con il batterista ...

beabadoobee – Fake It Flowers

Si fa un gran parlare in questi giorni della giovanissima Beatrice Kristi (cantautrice inglese di origini filippine), nota col curioso nome ...

Matt Berninger – Serpentine ...

Da una voce come quella di Matt Berninger, frontman dei The National, ci lasciamo cullare da tempo ormai. È lì, calda, familiare, somiglia ...

James Blake – Before EP

Continua l’evoluzione di James Blake che l’anno scorso con l’uscita del quarto album “Assume Form” aveva decisamente ammorbidito ...