NO JOY
Motherhood

[Joyful Noise - 2020]
6
 
Genere: elettronica,shoegaze,indie-rock,dream-pop,noise-pop
 
2 Settembre 2020
 

No Joy è recentemente diventato il progetto solista di Jasamine White-Gluz dopo essere stato una band sin dalla sua nascita (2009).

Il terzo album della musicista di Montreal, “More Faithful”, è stato realizzato addirittura nel 2015, ma nel frattempo sono usciti ben tre EP, l’ultimo dei quali – nel 2018 – insieme a Peter Kember, ex componente degli Spacemen 3: in questo ultimo lavoro, pubblicato per Joyful Noise Recordings, la canadese aveva seguito nuove influenze elettroniche e anche in questo suo quarto full-length, anch’esso edito dalla nota label di Indianapolis, il suo cammino prosegue esplorando maggiormente gli stessi rumorosi territori.

Scritto e prodotto dalla White-Gluz insieme a Jorge Elbrecht, il disco vede la partecipazione anche di Tara McLeod (chitarra, banjo) e Jamie Thompson (batteria).

La partenza è molto decisa: dopo un intro decisamente sognante, infatti, “Birthmark” accelera i suoi ritmi con synth rumorosi e – a nostro avviso – ben poco gradevoli che rovinano un’atmosfera, invece, più che piacevole.

Ci diventa davvero difficile comprendere come mai la White-Gluz scelga di devastare le sue bellissime sonorità shoegaze, dipinte con scintillanti synth e chitarre, con urla brutali (cortesia della sorella Alyssa, cantante degli Arch Enemy): la magia che si era creata si distrugge nel giro di pochi attimi ed è un vero dispiacere per le nostre orecchie.

Molto buone le melodie di “Nothing Will Hurt” accompagnate da synth piuttosto ‘80s che ci mettono voglia di ballare, mentre “Why Mothers Die”, seppur malinconica, si fa notare per le sue belle armonie.

Uno dei migliori brani del disco è senza dubbio “Signal Lights” che si muove tra un dream-pop soft e angelico e influenze psichedeliche, accelerando forse un po’ troppo nel finale; “Primal Curse” poi ci trasporta verso la stratosfera con melodie celestiali disegnate da synth e percussioni.

Gli spunti interessanti non mancano in questo “Motherhood”, ma più di una volta Jasamine si incammina su terreni troppo duri e rumorosi (al limite del fastidio) che fanno perdere la magia dei suoi sempre ottimi e gentili vocals: la sufficienza arriva per il coraggio nel provare qualcosa di nuovo, ma i risultati non sono purtroppo tutti eccellenti.

Photo Credit: Mathieu Fortin

Tracklist
1. Birthmark
2. Dream Rats (ft. Alissa White-Gluz)
3. Nothing Will Hurt
4. Four
5. Ageless
6. Why Mothers Die
7. Happy Bleeding
8. Signal Lights
9. Fish
10. Primal Curse
11. Kidder
 
 

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