ARAB STRAP: LA TOP 10 BRANI

 
21 Settembre 2020
 

Sembravano ormai un ricordo del passato gli Arab Strap di Aidan Moffat e Malcolm Middleton (li abbiamo recensiti qui e qui) invece qualche giorno fa hanno pubblicato a sorpresa un nuovo brano, il primo in ben quindici anni. Ottime notizie per il duo scozzese che dopo uno scioglimento nel 2006, una reunion lampo nel 2011 e una relativamente solida iniziata quattro anni fa pare pronto a tornare definitivamente in pista. Top 10 doverosa in attesa del nuovo album, con attenzione particolare riservata a brani meno noti.

10 – THE TURNING OF OUR BONES

2020, da “The Turning Of Our Bones 7””
Partiamo dalle novità. Cinque minuti cadenzati ispirati a un rituale del Madagascar. Un vodoo, un incantesimo per risvegliare i morti come Moffat l’ha definito. “Back from the grave and ready to rave” a suon di sintetizzatori e sassofono. Uscita ufficiale il prossimo 23 ottobre.

9 – DAUGHTERS OF DARKNESS

2010, da “Scenes Of A Sexual Nature”
Dieci anni fa una mega raccolta pubblicata dalla Chemikal Underground proponeva due album seminali come “The Week Never Starts Round Here” e “Philophobia” con aggiunta di rarità, singoli, live, demo, due John Peel Session. Scavando a fondo c’era questa meraviglia, allora inedita e di rara intensità.

8 – SPEED – DATE

2005, da “The Last Romance”
L’ultimo album, l’happy end, il canto del cigno che ormai non è più tale regalava ritmi sostenuti con solo tre brani acustici e molta adrenalina. Arab Strap più taglienti, con molta voglia di confrontarsi con le nuove leve della musica scozzese che a loro tanto devono e dovevano.

7 – ACT OF WAR

2003, da “Monday at the Hug & Pint”
Ospiti di pregio come Conor Oberst e Mike Mogis dei Bright Eyes e Barry Burns dei Mogwai per un album musicalmente vario, eclettico, che ha preso il nome da un pub e battezzato un locale in quel di Glasgow ma era soprattutto capace di regalare ballate dark da brividi come questa.

6 – INFRARED

2001, da “The Red Thread”
Un filo di elettronica s’infilava nelle relazioni pericolose (anzi turbolente) create dalla penna di un Moffat mai così poeta maledetto. Brani di sei – otto minuti diventavano la nuova normalità per una band allusiva e tenace in un disco molto amato ma troppo spesso sottovalutato o dimenticato dagli stessi Moffat & Middleton.

5 – HELLO DAYLIGHT

1999, da “Elephant Shoe”
Si torna nel vecchio millennio con la chitarra acustica pizzicata che chiudeva con delicatezza il disco numero tre. Gelosie, ansie, privazioni, certezze e incertezze della vita di coppia distillate in cinquantasei minuti di sesso e tensione.

4 – ISLANDS

1998, da “Philophobia”
Parlavamo di album seminali, eccone uno. Il biglietto da visita degli Arab Strap: testi cinici, sarcastici, onesti fino al limite della brutalità, musica introspettiva che giocava con i dettagli e le sfumature. Stuart Murdoch dei Belle & Sebastian ospite d’eccezione al piano. Poco citata tra le tante, “Islands” col suo dolce crescendo si piazza ai piedi del podio.

3 – GOURMET

1996, da “The Week Never Starts Round Here”
L’esordio di Moffat & Middleton che in questi due minuti e quaranta dimostravano tutto il loro amore per il catalogo della Drag City con intrecci oscuri di parole e note in pieno clima post rock. Una piccola gemma.

2 – SOAPS

1998, da “Philophobia”
Ancora “Philophobia” con un brano successivamente rielaborato in chiave più “vivace” col titolo “(Afternoon) Soaps” ma l’originale resta un filo superiore con quell’aura disperata e lenta, la voce di Moffat quasi sussurrata e la batteria che tiene il tempo.

1 – THE FIRST BIG WEEKEND

1996, da “The Week Never Starts Round Here”
Il primo singolo, il primo assaggio della musica degli Arab Strap. Remixato più volte nel corso degli anni, finito persino a far da colonna sonora a uno spot della Guinness, mostra l’altro lato di Moffat & Middleton: quello più giocoso che si è un po’ perso col tempo …

BONUS TRACK #1 – GIRLS OF SUMMER

1999, da “Mad For Sadness”
Gli Arab Strap sono una di quelle band che dal vivo cambiano pelle come quest’album live ben dimostra. Raccolti e introspettivi su disco, in concerto spesso esplosivi con veri e propri muri di suono grintosi e cangianti.

BONUS TRACK # 2 – YOU SHOOK ME ALL NIGHT LONG

2003, da “The Cunted Circus”
Se parliamo di album dal vivo impossibile non citare “The Cunted Circus” soprattutto per la presenza di due cover: una decorosa “Why Can’t This Be Love” dei Van Halen e la versione da pub di “You Shook Me All Night Long” degli AC / DC

 

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