“LO SPAZIO PER ME HA SEMPRE RAPPRESENTATO UNA SORTA DI FUGA DALLA REALTA’” E ALTRE CONFESSIONI DI FEDERICO CACCIATORI

 
23 Settembre 2020
 

E’ da poco in ogni store digitale il primo disco di Federico Cacciatori, batterista massese classe ’99: giovanissimo, sì, ma con le idee molto chiare. “Moments from space” è il suo esordio discografico, disco completamente strumentale (bel coraggio) e viaggio verso un altrove nuovo. Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per saperne di più.

Ciao Federico! Partiamo subito con le domande forti: quanto coraggio ci vuole, nell’era del pop e delle canzonette da ritornelloni facili, a tirar fuori un disco strumentale, che non lascia appigli all’ascoltatore?

Ciao a tutti, beh, sicuramente ci vuole molto coraggio visto il panorama musicale che ci circonda; credo che oggi la maggioranza delle persone consideri il testo come l’elemento predominante di un brano, mettendo un po’ in secondo piano l’aspetto musicale. La domanda che mi sono posto è stata: ”Posso fare arrivare qualcosa alle persone attraverso un brano strumentale? Se la risposta fosse si, perché non decidere di scrivere un intero album in questo modo?”.

Tra l’altro, il tuo percorso è stato lungo e variegato. Sei giovanissimo, ma con una gavetta alle spalle non indifferente. Oggi tutti sembrano voler arrivare subito, e conoscere davvero la musica è diventato un vezzo più che una condicio sine qua non. Tu che importanza dai a tutto il cammino fatto fin qui? Ci sono cose che non rifaresti?

Personalmente, dò molta importanza a tutto il mio percorso perché quello che sono adesso è il frutto di tutte le mie esperienze passate, che siano state positive o negative; dalla negatività, in qualche modo ho sempre cercato di trarne un insegnamento. Assolutamente no, rifarei tutto!

Ma come ti sei avvicinato alla musica? Il primo ricordo che hai di te “musicista”!

Io non ricordo un periodo della mia vita dove la musica non fosse presente dentro di me. Mi sono avvicinato al mondo della musica fin da piccolissimo grazie a mio padre, chitarrista non per lavoro ma per passione. Il primo ricordo che ho da “musicista” fu quando entrai per la prima volta dentro ad una scuola di musica , dove i miei genitori mi portarono quasi a forza, perché in casa ogni cosa che avessi tra la mani per me avrebbe potuto essere potenzialmente una bacchetta. Quel giorno all’ interno della scuola presi in mano le bacchette e da li mi si aprì un nuovo mondo, che sarebbe poi diventato in futuro, il mio mondo.

“Moments from space” è un disco – come abbiamo già detto – coraggioso: ci racconti come nasce, e da cosa?

Ho realizzato questo album nel periodo di quarantena, iniziando a scrivere una storia, che sarebbe poi diventata il suo filo conduttore, essa parla di un uomo qualsiasi che, mentre pratica una delle sue attività quotidiane, viene catapultato in una realtà spaziale. Nello spazio deve fare i conti con l’assenza di tutto quello che rappresenti la sua quotidianità , ma soprattutto la sua realtà. L’elemento principale è l’ importanza di provare sentimenti ed emozioni. Inizialmente la mia idea era quella di scrivere un’ unica canzone che racchiudesse tutta la storia, per trasmettere tutto questo mi sono reso conto che necessitassi di più spazio e più tempo, decidendo così di comporre un intero album. Per trovare l’ispirazione ci sono stati dei momenti in cui avevo smesso completamente di ascoltare musica per non lasciarmi influenzare dalla musica altrui.

Lo spazio sembra oggi essere la fuga da un mondo piegato dalla paura virale; quanta contemporaneità c’è in “Moments from space”, e come hai vissuto la tua quarantena?

Lo spazio per me ha sempre rappresentato una sorta di fuga dalla realtà a prescindere dalla brutta situazione in cui si è trovato il mondo intero, per questo lascio agli ascoltatori la libera interpretazione. Spero che per il pubblico sia un modo per distrarsi dalle proprie emozioni negative trasportando la mente in un’altra dimensione. La mia quarantena ruotava intorno a “Moments from space”, in un certo senso la trama potremmo considerarla come l’esagerazione fantasiosa di quello che ho provato nel periodo di look down. Chiunque potrebbe immedesimarsi nel protagonista della storia soprattutto durante la quarantena dove le relazioni sociali erano dettate dalla tecnologia e non più dai rapporti umani.

Tra tutte le tracce, scegline una che ti appartiene particolarmente e spiagacene il perchè.

Tra tutti i brani , se dovessi sceglierne uno in particolare , sceglierei “Where Are My Feelings?”, per il semplice fatto che è stata la prima canzone che ho scritto appartenente all’ album. La considero come l’embrione dell’intera produzione. Il suo processo compositivo è stato fin troppo veloce, la sua idea musicale l’avevo in testa da molto tempo, e mi ha stupito il fatto che non è stato un lavoro di scrittura molto lungo. In 2/3 giorni l’ho sviluppata ed è diventata quella che è attualmente. La domanda che mi ponevo spesso era: “Per quanto un uomo riesce a stare senza provare nessun tipo di sentimento?”, ma soprattuto “quanto è importante provare dei sentimenti nella nostra quotidianità?”. Da queste domande è nato il titolo del brano, che fondamentalmente è una sorta di provocazione non solo rivolta a me, ma a tutti in un delicato periodo come quello della quarantena e non solo. Nella sua parte introduttiva quei suoni molto particolari rappresentavano per me l’esasperazione del ticchettio di quando sblocchiamo o inviamo messaggi dal cellulare, mentre durante la strofa l’atmosfera è molto cruda e solitaria: la scelta di quel determinato sound enfatizza uno suono molto riverberante e spaziale. Tra la strofa e il ritornello avrei potuto inserire un bridge ma volevo arrivare al dunque in maniera diretta, e con l’inciso si entra in un’ottica un po’ più ottimista. Quel ritornello è come un messaggio di speranza che dice : “ce la faremo tutti!”.

Momento ludico: scegli una band di cui avresti voluto far parte, o un artista con cui ti piacerebbe fare un featuring.

Un artista con cui mi piacerebbe fare un featuring oggi come oggi è Dario Faini, noto anche come Dardust: è uno tra i geni della musica italiana che mettono il proprio talento al servizio di altri artisti. Attualmente è uno degli autori più completi e più richiesti del nostro paese, sono sue le musiche di molti dei grandi successi degli ultimi anni in Italia. Mi colpisce di lui in particolar modo la versatilità e soprattuto il modo e la conoscenza con cui riesce ad unire gli strumenti elettronici a quelli acustici.

Immagina che domani parti per lo spazio, per abitare nuove galassie: cosa porti con te?

Se dovessi partire domani per lo spazio, mi porterei un pianoforte una batteria un computer dei microfoni e un sacco di infusi di thè.

Ma lo spazio non ti fa un po’ paura?

No, non mi fa paura lo spazio;  spesso la gente ha paura di quello che non conosce, io ho paura di quello che conosco!

Chiosa classica di ogni intervista musicale: e ora? Che succede, che farai, quali sono i tuoi futuri progetti?

I miei progetti per il futuro sono ampi e artificiosi, non escluderei l’ idea di collaborare con e per altri artisti. Amo imparare, sperimentare, provocare, ma soprattuto conoscere nuovi musicisti e collaborare.

 

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