“I SALUTI SONO SEMPRE TRISTI, QUANDO SI STA BENE”, A TU PER TU CON STEFANO NOTTOLI

 
2 Ottobre 2020
 

Di Stefano Nottoli abbiamo già avuto modo di parlare in occasione dell’uscita del suo ultimo singolo, del cui videoclip ci siamo aggiudicati – noi, di IFB – l’esclusiva. Ma parlare con Stefano era un’occasione che non potevamo lasciarci sfuggire; qui di seguito, il giusto viatico per un ascolto intenso ed impegnativo, come ormai ne restano davvero pochi.

Stefano, partiamo dalle domande col botto: ma si può ancora credere nel 2020 alla poesia nelle canzoni? Il cantautorato per come lo amiamo noi (permettimi questo plurale) e per come lo “pratichi” tu sembra essere un atto di resistenza all’inesorabile passare del tempo e delle generazioni.

Scrivo canzoni perché ho voglia di farlo e non perché ne sono obbligato, pertanto fino a che avrò qualcosa da dire attraverso la forma canzone lo farò. Lo faccio secondo il modo con il quale mi sento più comodo e se il risultato è quello di una forma poetica beh, ne sono felice.

Ecco, rimaniamo su questa parola, “generazione”. Come la vedi la tua, di generazione? E quanto te ne senti parte?

Domanda molto difficile. Non credo di essere un catalizzatore dell’umore della mia generazione, non è tanto meno mia intenzione farlo. E’ un’analisi che non ho mai preso in considerazione.

Dopotutto, anche in “DNA” sembrano emergere spunti di riflessione collettiva, momenti di analisi lucidamente poetica di una condizione che anche qui pare essere “generazionale”. Ho preso un granchio oppure qualcosa di giusto l’ho detto?

C’è una riflessione collettiva in quanto il DNA unisce tutti gli esseri viventi. Come generazione credo che siamo il punto di passaggio tra una memoria che si è formata dai racconti ascoltati direttamente da chi la seconda guerra mondiale l’ha vissuta, a racconti di una storia che forse sta diventando troppo lontana, con il pericolo che possano ritornare atteggiamenti poco democratici nel nostro paese. Ho come l’impressione che la memoria sia praticata da chi in realtà già è consapevole di cosa stiamo parlando, un fatto autoreferenziale che fatica a generare nuovi input verso l’esterno, nei confronti di coloro che dovrebbero essere sensibilizzati.

“Siamo il nostro DNA”, sembri scoprire in “DNA”. Ma non ti fa un po’ paura, questa trasmissione genetica di eterni quesiti, di domande senza fondo che ci trasmettiamo di padre in figlio, senza soluzione di continuità? Oppure ci dobbiamo rassegnare alla nostra condizione di “domandanti eterni”?

Ho imparato che una volta data la risposta ad una domanda, seguono una lista di nuove domande a cui trovare delle risposte, pertanto siamo domandanti eterni per natura. Trovo in realtà molto affascinante la possibilità che la trasmissione genetica non sia solo un fatto puramente biochimico, ma che nasconda qualcosa di più profondo, dentro l’energia chimica che tiene insieme gli atomi e le molecole facenti parte del nostro DNA.

E nel tuo, di DNA? Cosa pensi ci sia scritto? Qual’è l’ossatura di Stefano Nottoli, quel quid non ulteriormente scindibile che ti contraddistingue?

Sono in costante ricerca, alla scoperta di cosa c’è scritto nel mio DNA. Sicuramente oggi posso dire che ci sono quei principi legati al bene comune, al rispetto degli esseri umani, in particolare dei più deboli, di chi ha bisogno e al rispetto di tutti gli esseri viventi e dell’ambiente di cui facciamo parte, aggiungendo che siamo l’ambiente in cui viviamo.

E’ da poco ricominciata la scuola, tra mille domande e dubbi gestionali. Quanto credi sia importante educare al bello? Ogni anno si parla di nuovi tagli e riforme sull’insegnamento delle arti nelle scuole. Io invece credo che educare alla bellezza sia un ottimo strumento per permettere alle generazioni future (oltre che a quelle presenti) di saper riconoscere le brutture che ci circondano.

Educare è cosa preziosa e importante, pertanto educare al bello è imprescindibile. Possono imporre tagli, riduzioni che ovviamente non condivido, per esempio io proporrei un’ora di arte a settimana in tutte le scuole di ordine e grado, dove poter parlare di musica, pittura, fotografia, film, libri…per completare e arricchire la persona nella sua completezza. Alla fine però nessuno vieta a me come insegnante di poter educare al bello o almeno provarci e credimi, mettendosi in gioco possiamo farlo anche con la scienza, la natura è una meravigliosa opera d’arte raffinata e complessa.

Ci ha cambiato davvero, invece, questo incubo COVID? A Stefano Nottoli, questo incubo COVID, è servito per crescere ancora, in qualche modo?

Qualcosa cambierà, ma non in profondo nel nostro modo di essere umani, forse in qualche atteggiamento quotidiano. Avremmo dovuto cambiare anche dopo l’ 11 settembre 2001. Ma siamo così, tendiamo a dimenticare facilmente, altrimenti non avremo più guerre ne violenza.


Dammi tre nomi di cantautori emergenti da seguire che stimi e che credi possano portare avanti la tua battaglia per la qualità e la ricerca poetica anche nel 2040.

Di cantautori che mi piacciano e che hanno una loro poetica ce ne sono diversi, ti dico quelli che ho scoperto negli ultimi mesi perché la scelta è difficile. In ordine temporale di scoperta, Andrea Laszlo De Simone, anche se non so se possiamo definirlo ancora emergente, Emma Nolde uscita con un disco di esordio molto bello sia per gli arrangiamenti che per i testi. Un terzo che per me è conosciuto da tempo, ma merita di essere citato ed è Simone Soldani in arte Bimbo, un’ottima penna mai banale.

Salutaci un po’ come ti pare. Sei tu quello bravo con le parole!

I saluti sono sempre tristi, almeno quando si sta bene. Preferisco lasciarci in sospensione spazio – temporale in una dimensione continua.

 

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Buon anno scolastico. Questa scritta l’ho vista su una parete un po’ nascosta nella scuola in cui insegno, quando l’ho letta sono stato catapultato a quando ero studente e il Kama era molto di moda. . Domani iniziano le lezioni di un anno molto particolare, un anno scolastico che se fosse un genere musicale per me sarebbe un blues minore, uno shuffle lento, la cui difficoltà è saper mantenere il giusto groove, il giusto tiro su un tempo lento. Per ciò bisogna saper ascoltare, essere dentro il blues con tutti i sensi aperti per avere così il giusto suono, poche note e di gusto, accordi lunghi di hammond vibranti dal leslie. . Perché sia un buon blues sarà importante saper improvvisare, senza esibizionismo, senza sovrastrutture complesse, solo lasciarsi andare al flusso delle note perché sarà il blues stesso a dirci quali note suonare e quando farlo, ne più ne meno. . Sarà impegnativo, un flusso emozionale da gestire, ma se ci abbandoniamo al blues alla fine sarà un enorme piacere averlo suonato. . Buon anno scolastico a tutti, colleghi alunni e famiglie. . Che il buon senso sia con noi. . . #scuola #nuovoannoscolastico #scuolacovid19 #covid19 #blues #shuffle

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