“LA RIPRESA è LENTA E GRADUALE”, UN’INTERVISTA AUTODISTRUTTIVA AD AVARELLO

 
5 Ottobre 2020
 

Di Avarello abbiamo parlato nel bollettino del venerdì di qualche settimana fa: penna elegante, passo sicuro del veterano nella giungla degli improvvisati professionalizzati e tante cose da dire, che nella durata risicata di un primo singolo autodistruttivo (scoprirete che l’autodistruzione è la tematica principale dell’esordio del cantautore siciliano) rischiano di trasbordare fuori dal vaso di un’anima bella, dal cuore puro. Per evitare, quindi, eccessivi sprechi, abbiamo deciso di raccogliere tutto l’Avarello che non trova posto dentro “Indigestione” qui di seguito, nella sua prima intervista per Indie For Bunnies.

Avarello, esordio che sa di battesimo per uno che la musica la vive da un po’. Cosa vuol dire oggi, per te, presentarti alla scena con “Indigestione”?

Con “Indigestione” per la prima volta mi espongo, questo per me è un bel traguardo. Con “Indigestione” da un lato ho dato il via a questa avventura dall’altro, ragazzi, ho chiuso un capitolo della mia vita. Guardo avanti. Rinato.

Le tue sonorità ammiccano ad una scena cantautorale tutta italiana, ma in modo diverso e fresco. C’è Dente qua e là, Brunori che sbircia nascosto dietro qualche verso, e poi tanto Avarello. Tu come definiresti quello che fai (sempre che ti vada di farlo)?

Molto sinceramente, non saprei che dire… quello che faccio è una terapia per me stesso, mi fa star bene e a volte mi mette giù di morale, ma un “giù di morale” diverso, che mi piace. Come la soddisfazione di sentire le gengive che sanguinano.

Ma questa canzone, “Indigestione”, quanto la senti tua? Ci racconti qualcosa che, semplicemente ascoltando il brano, non avremmo potuto scoprire riguardo all’amore autodistruttivo di cui canti?

La sento molto mia, ovviamente… Riguardo all’autodistruzione posso solo dirvi che la ripresa è lenta e graduale.  

Domanda diretta quanto enigmatica: è vero, come dice Brunori, che non si possono scrivere che “canzoni che parlano d’amore”, perché alla fine di che altro vuoi parlare?

Sì.

E le tue radici? Quanto è influenzata la tua musica dalla terra da cui provieni, dal mondo in cui sei cresciuto?

Influenza sicuramente, ho avuto la fortuna di vivere in realtà come Milano o Perugia, ma io son cresciuto in paesino in culo al mondo… E vi posso assicurare che è tutta un’altra cosa, per forza di cose ti influenza, il paesino ti entra nelle vene e per ripulirle non basta una sola flebo.

Momento consigli. un libro, una canzone e un film del cuore che dovremmo scoprire.

Riguardo al libro consiglierei “Ricordi dal sottosuolo” di Dostoevskij che ci son rimasto sotto, come canzone consiglierei di ascoltare un qualsiasi brano di Emanuele Colandrea, uno dei miei preferiti è “Ancora non so come si fa”… Film del cuore? Non so, ce ne son parecchi che mi piacciono, l’ultimo visto che è stato piacevole “E morì con un falafel in mano”, bello bello.

Dicci perché non possiamo perderci “Indigestione”, il tuo primo singolo per Revubs Dischi.

Non potete perderlo perché è fuori ovunque, e che ca**o.

 

 

“Alcune delle canzoni sono ...

Nativa del Colorado, ma di stanza da tanti anni a Portland, Laura Veirs è una folk-singer che non ha certo bisogno di presentazioni. Questa ...

“Gli artisti americani ci ...

I Chappaqua Wrestling sono una band indie-rock inglese: originari di Brighton e poi trasferitisi a Manchester per l’università, ora ...

“Tracciare un perimetro tra ...

L’avevamo lasciato una quarantena e mezzo fa (perché si conta così, nel 2020, il tempo) alle prese con l’uscita di un singolo ...

Danilo Sapienza, un viaggio ...

Abbiamo intervistato il cantautore siciliano Danilo Sapienza, trapiantato a Londra ormai da tempo. Un viaggio di certo non indifferente che ...

“Vogliamo creare interesse, ...

Ryan Smiths può essere fiero di sé. Il suo percorso come bdrmm, iniziato in solitudine nel 2016, si è arricchito non solo di nuovi ...