OGGI “SEASONS IN THE ABYSS” DEGLI SLAYER COMPIE 30 ANNI

 
9 Ottobre 2020
 

L’inferno non può attendere. Potrebbe essere questo il motto di quei trucidoni degli Slayer. D’altronde, ogni loro singola uscita rappresenta un rapido scivolare in un pandemonio dominato da angeli della morte, fantasmi della guerra e maschere di pelle morta. Nel 1990, dopo averci inzuppato con le fitte piogge di sangue di “Reign In Blood” e scaraventato molto più a sud del paradiso con “South Of Heaven”, il quartetto californiano pensò bene di condannare noi poveri ascoltatori a trascorrere qualche stagione negli abissi di un thrash metal tanto maturo quanto ancora furioso, selvaggio e indomabile.

Le dieci tracce di questo eccellente classico chiusero nel migliore dei modi una trilogia di album entrata nella storia della musica estrema. E lo fecero nella maniera più equilibrata possibile, ovvero andando a recuperare per poi fondere le peculiarità dei due illustri – ma diversissimi – predecessori. Una via di mezzo tra la rabbia travolgente di “Reign In Blood” e la macabra attitudine al mid-tempo di “South Of Heaven”: è essenzialmente questo “Seasons In The Abyss”, disco che per molti versi può essere considerato l’opera definitiva degli Slayer. Una cosa è certa: questi livelli, negli anni a seguire, si sarebbero solo limitati a sfiorarli (e neanche troppo spesso).

L’avvio è letteralmente micidiale: “War Ensemble” è una marcia di guerra incredibilmente potente. La doppia cassa di Dave Lombardo ha il suono di un carro armato che si trascina sulla ghiaia. Ma anche i riff di Jeff Hanneman e Kerry King non scherzano: le corde delle loro chitarre elettriche sono taglienti e pericolose come rasoi arrugginiti. L’intesa tra i due axemen rende memorabile “Blood Red” sin dai primissimi secondi.

Con l’implacabile “Spirit In Black” si torna alle radici del thrash: un velocissimo giro turistico degli inferi con Satana a farci da guida. Venti di morte rendono irrespirabile l’aria della lenta “Expendable Youth”, con un Tom Araya quanto mai cupo (Expendable youth/Fighting for possession/Having control of principle obsession/Rivalry and retribution/Death, the only solution).

L’atmosfera si fa ancor più pesante con l’inquietante “Dead Skin Mask”, ispirata alle tremende gesta del serial killer Ed Gein, e la frenetica “Hallowed Point”. Il passo lento di “Skeletons Of Society” fa da presagio all’evoluzione groove metal del sound degli Slayer, mentre il breakdown che parte all’ultimo minuto e mezzo di “Temptation” vale da solo tutto il pezzo: un invito all’headbanging.

Al termine della forsennata corsa di “Born Of Fire” si arriva col fiatone al gran finale: la title track. Se il diavolo esiste, si nasconde nei sei minuti e quaranta di questo brano. Una canzone che sprizza malvagità da tutti i pori: non tanto per il testo dal forte legame con il pensiero dell’esoterista Alister Crowley, quanto per i suoi straordinariamente inquietanti riff alla Black Sabbath. Sono passati trent’anni ma il sangue continua a gelarsi nelle vene.

Slayer – “Seasons In The Abyss”
Data di pubblicazione: 9 ottobre 1990
Tracce: 10
Lunghezza: 42:27
Etichetta: Def American
Produttori: Rick Rubin, Andy Wallace, Slayer

Tracklist:
1. War Ensemble
2. Blood Red
3. Spirit In Black
4. Expendable Youth
5. Dead Skin Mask
6. Hallowed Point
7. Skeletons Of Society
8. Temptation
9. Born Of Fire
10. Seasons In The Abyss

 

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