ANY GIVEN FRIDAY
Ogni Maledetto Venerdì #12

 
16 Ottobre 2020
 

È di nuovo venerdì e seguendo la traiettoria del volo di un moscone – dal ronzio più emozionante di tante cose sentite ultimamente – ho percepito l’esigenza, da parte dell’Universo, di sapere (anche) la mia sulle ultime pubblicazioni musicali del Belpaese; è per questo che, signore e signori, ho deciso di comunicare urbi et orbi il mio bollettino del giorno sulle nuove uscite del pop italiano. Sì, quel tragico, ribollente pentolone traboccante degli sguardi impietosi di chi dice che la musica nostrana fa schifo, di chi “parti Afterhours, finisci XFactor”, di “Iosonouncane meno male che esisti“, di “Niccolò Contessa ma quando ritorni”, di Vans, libri citati mai letti e film repostati mai visti che ogni venerdì rinfoltisce la sua schiera di capipopolo di cuori infranti con una nuova kermesse di offerte per tutti i gusti e i disgusti. Ecco, di questo calderone faccio parte come il sedano del soffritto, quindi non prendete come un j’accuse quello che avete letto finora: è solo un mea culpa consapevole ed autoironico – ridiamoci su! che una risata ci seppellirà, per fortuna, prima o poi – a preparare lo sfortunato lettore alla breve somma di vaneggi e presuntosi giudizi che darò qui di seguito, quando vi parlerò delle mie tre uscite preferite del weekend, e della mia delusione di questo venerdì. Sperando di non infastidire nessuno, o forse sì.

TOP


ZERO ASSOLUTO
Cialde

Il loro ultimo featuring con Gazzelle mi aveva fatto litigare (si fa per dire, ovviamente) con gli integrissimi caporedattori di IFB, sconvolti dall’idea (almeno quanto, giuro, lo ero anche io) che gli Zero Assoluto potessero rientrare fra i Top di giornata del bollettino di qualche weekend fa. Ecco, oggi mi toccherà affrontare ancora le ire dei boss all’uscita di “Cialde”, nuova conferma sul momento positivo del duo romano: nell’anno dei botulini musicali malriusciti e delle toppe forzatamente cucite su progetti musicali logorati dal tempo e dagli anni, le ultime due uscite degli Zero Assoluto convincono sul loro miracoloso ringiovanimento, supportato da una rinnovata capacità di comunicazione davvero utile a riavvicinare ai nuovi teen (da sempre individuati come il target principale della musica del duo) quello che sembrava un progetto “meteora” ormai ben relegato al passato della canzone italiana. Invece, “Cialde” si muove bene sul crinale dell’It Pop, echeggiando qua e là Frah Quintale e addirittura Contessa senza perdere quello slancio squisitamente Italian Novanta (sì, l’ennesima, inutile etichetta che mi sono inventato) che caratterizza sin dagli albori la musica del duo romano. Ah, mi sono dimenticato però di dirvi una cosa, che credo abbia la sua decisiva incidenza sulla bontà del giudizio totale: il pezzo, eh già, l’ha scritto Colapesce…


ARIETE
Venerdì

ARIETE è ormai presenza fissa dei miei bollettini del venerdì perché se lo merita: una scrittura interessante per una vocalità identitaria, vicina di certo agli stilemi e ai paradigmi di un nuovo urban in espansione (con viscerale riferimento agli PSICOLOGI) ma con un’intenzione diversa, se vogliamo ancor più vicina ad un’intenzione cantautorale che mancava all’ispirazione della scena. Insomma, “Venerdì” è una ballad romantica, ricca di immagini poetiche azzeccate e dal retrogusto convincente e forte che hanno i buoni caffé, capaci di svegliare (e riportare il sorriso) anche i più annoiati ed assonnati consumatori del Release Friday. Insomma, ARIETE è la conferma che ci sono canzoni che possono essere fresh e godibili allo stesso tempo, senza dividere il pubblico tra “boomer” e “pischelletti” ma riunendo tutti sotto l’unica bandiera della musica bella, fatta a modo e con l’urgenza giusta.


I BOTANICI feat. ENDRIGO
Quarantadue

I Botanici hanno, in qualche modo (e forse nemmeno loro ancora se ne accorgono del tutto), segnato – e in breve tempo – la storia recente della mia generazione o quanto meno di chi, come me, ha avuto bisogno di riferimenti catartici efficaci a spurgare la desolazione degli anni zero per tutti i naufraghi di fine millennio. Sì, perché nelle pieghe post-punk (nel linguaggio come nell’attitudine) della band campana hanno trovato conforto migliaia di esiliati generazionali, fuori-sede alla deriva della propria identità e in costante ricerca di un posto dove stare, di una Patria che potesse essere accogliente e confortevole alla quale sentire di appartenere per davvero; tanto livore poetico e una disperata urgenza espressiva sono sempre stati gli ingredienti centrali dell’impegno poetico di una band camaleontica e tormentata, e forse proprio per questo più che mai adatta a raccontare lo smarrimento della propria generazione. Ecco, tutto questo (e molto altro) lo si può ritrovare nel brano dei Botanici con Endrigo, “Quarantadue”, già pubblicato ormai un anno fa nel loro ultimo disco e oggi riproposto in una versione arricchita dalla collaborazione con i compagni di label: all’inciso – provare per credere – cederanno definitivamente anche le vostre, di coronarie, e forse un po’ di pace e di fiducia nei confronti di una nuova umanità più “umanizzata” potrà insinuarsi in voi, come è successo a me, tra le crepe meravigliose di quella vulnerabilità che i Botanici da sempre raccontano, con sentimento e genuinità.

FLOP


MAX PEZZALI
Qualcosa di nuovo

Che pianti, ragazzi. Ma cos’è successo in questo 2020 assurdo e tremendo, che strana parata di rigurgiti musicali abbiamo dovuto sopportare per non capitombolare alla noia della quarantena, all’abuso della ripetizione e di questa nuova, lisergica routine? Di fronte all’epoché di ogni giudizio e all’annullamento del senso comune, hanno trovato vie nuove per ripresentarsi sottotraccia le scorie residue di un mondo che sembrava non esistere più e che ora, come di solito accade negli anni bui dell’umanità, si ripropone cercando di mascherare le rughe impietose degli anni dietro il cerone del “giovanilismo” sfrontato, del boomerismo calcolato. Il buon Max, addirittura, si spinge ancora più in là e dà al suo nuovo brano l’evocativo titolo di “Qualcosa di nuovo” per arrogarsi la pretesa di poter entrare nelle cuffie dei più giovani con una canzone debole, debolissima, in equilibrio precario (e sempre più incline alla caduta che alla stabilità) su una metrica fragile e forzata, ben lontana dall’andamento quadrato ed efficace – nella sua talvolta macchiettistica semplicità paninara – della scrittura che ha reso celebre l’artista lombardo (insieme al suo brother in arms Repetto); parole messe a farcire l’assenza di un’urgenza artistica sincera che possa giustificare il ritorno di uno dei decani della scena italiana in questo modo così innaturale e un andamento melodico più vicino a quello delle sigle dei cartoon (ma non quelli spavaldi degli anni Ottanta, no, piuttosto i loro remake sbiaditi e opachi degli ultimi anni, in linea con il deperimento artistico di Pezzali) rendono il nuovo singolo di Max una capatatio benevolentiae rivolta sì ai suoi nostalgicissimi fedelissimi, ma sopratutto al nuovo pubblico italiano, nel tentativo di aggrapparsi alla memoria a breve termine e alla disperata e fagocitante bulimia di una platea sempre più assuefatta dal meccanismo delle riproduzioni casuali, dall’anestesia del libero arbitrio. Il risultato che ne deriva, però, è il palesamento di limiti evidenti nell’umanizzazione (sottolineata per difetto) di uno dei mostri sacri della Golden Age nostrana, ora più che mai vulnerabile ed esposto ai venti freddi di una nuova età del ferro che, quantomeno, si spera possa portare via con sé tutta la polvere del passato senza ostinarsi a tenere in vita corpi esanimi, e detriti musicali che potrebbero trovare una dimensione credibile solo nelle rievocazioni storiche delle kermesse sanremesi, o ai ritrovi annuali dei liceali classe 1960.

SEZIONE VIVAIO

Di fronte al nuovo che avanza ritrarci non è più possibile, se non assumendocene le pesanti responsabilità generazionali; ecco perché abbiamo bisogno oggi di dedicarci ai polmoni di domani, che hanno bisogno di ossigeno e di speranza. Nasce per questo la “Sezione Vivaio”, con le nostre segnalazioni dei più interessanti emergenti di giornata: solo i migliori fiori che la gioventù, come direbbe Fossati, fa ancora crescere per le strade.

STEFANELLI, Rondò

Parlare con imparzialità (che mai, va detto, è stato il presupposto di partenza del mio parzialissimo bollettino) di Stefanelli mi risulta da sempre molto difficile. Sì, perché Luca è un artista completo e dalla gavetta troppo lunga e florida per potermi far digerire il suo stanziamento tra i nomi verdi del mio vivaio (che comunque, resta un posto bellissimo) senza poterlo – per ora – inserire tra i BIG di giornata: leader dei Kafka On The Shore, perno del progetto Blindur (Massimo De Vita ha curato con Stefanelli tutta la produzione del suo EP in uscita presto, si spera) e penna fuori dagli schemi del mainstream, il cantautore napoletano è rinato solista giusto qualche mese fa, dopo una quarantena rivelatoria e creativa. “Controcorrente” è già un inno del lo-fi Made in Italy (almeno, per me) ma “Rondò” sposta il baricentro sugli affetti e su una scrittura ancora più intimista, nella delicatezza delle immagini che sa offrire; insomma, un buonissimo viatico all’attesa della pubblicazione di una raccolta di primizie completa, che sappia sfamare tutta la violenta fame che i primi due singoli hanno già fatto salire ben oltre la bocca dello stomaco.

CASCATE, Routine

Un bell’urlo vitale, quello dei Cascate, oggi al ritorno sulle scene con “Routine”. La voce femminile ben si sposa con l’andamento altalenante di un lirismo cantautorale (un po’ Giorgio Poi, un po’ Baustelle) cantato a voce piena e con intenzione attraverso le sfumature di una vocalità interessante e non seduta sui classici cliché di genere. La scrittura del brano convince nelle strofe, creando lo giusto slancio per un ritornello da stadi, capace di evolversi senza sedimentarsi nelle pose contratte di un testo da facile memorizzazione; il mood e la produzione spingono nella direzione di una crescita che farà certamente parlare di sé nei prossimi mesi. Da tenere d’occhio.

BORIANI, Cuore nero

Bello anche il secondo singolo (almeno, in questo 2020 di follia e disperazione) per Boriani, che con “Cuore Nero” dichiara amore al mainstream in sostanziale continuità con quello cantato finora. Il nuovo singolo del cantautore sa di Galeffi, ma con un bello slancio autorale capace di mettere a frutto la predisposizione lirica di una penna sicuramente ispirata. Ora, non resta che aspettare la conferma di un disco che sappia dimostrare se Boriani abbia o meno le carte in regola per ritagliarsi un proprio spazio di ossigenazione, nella compassata e atrofica scena it-pop contemporanea (che si spera sia ormai all’esaurimento delle proprie riserve d’aria, il più delle volte ben lontane dalla qualità di “Cuore Nero”).

GRACE N KAOS, Levante

Gasano i Grace N Kaos, oggi al ritorno sulle scene con un brano scanzonato e spensierato ad alleggerire tutta la pesantezza di questi weekend pandemici. “Levante” porta il nome della celebre cantautrice, e si offre come una vera dichiarazione d’amore all’autrice siciliana: il risultato è una serenata casinista dall’alto coefficiente di auto-ironia, da pogo sotto palco piuttosto che da trecce calate dal terrazzo. Il ritornello, poi, si inchioda in testa e non si scolla più. A rendere tutto più convincente, il secondo livello di interpretazione di un testo apparentemente diretto ed evidente: forse che i Grace N Kaos hanno capito che oggi l’unico modo per piacere sia essere tristi, tristissimi? Al nuovo indie, l’ardua (e frivola) sentenza.

FANOYA, Fette biscottate

Oggi esce anche il nuovo singolo di Fanoya, che pare davvero avere le carte per offrirsi alla scena come nuova alternativa alle consumate hit da parata: “Fette Biscottate” è un bel pezzo perché ricorda cose lontane e bellissime (gli Stadio dei tempi d’oro, il Carboni più in forma) e allo stesso tempo possiede le calibrazioni di un’alchimia nuova, e riuscita. La scrittura del testo è affascinante, e trova negli incastri del ritornello da radio la cupola di un’ottima impacchettamento musicale; insomma, una delle uscite sicuramente più interessanti del weekend.

 

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