AUTECHRE
Sign

[ Warp Records - 2020 ]
7.5
 
Genere: IDM, ambient
 
21 Ottobre 2020
 

Si è dovuto attendere sette anni per avere un vero e proprio nuovo album degli Autechre ma, in fin dei conti, ne è valsa la pena. Perché le undici tracce di “Sign” sanno come catturare l’ascoltatore sin dai primissimi secondi, immergendolo totalmente nel sempre più suggestivo universo sonoro creato da Sean Booth e Rob Brown.

Reduci dalle mastodontiche abbuffate digitali di “elseq 1–5” e “NTS Sessions 1–4”, i due artisti di Rochdale tornano con un lavoro dalla durata non eccessiva per i loro standard (“solo” sessantacinque minuti) e oserei dire persino accessibile, considerando la notevole connotazione melodica dell’opera. La componente ritmica ha tutto sommato un ruolo alquanto marginale nel disco, a esclusione dei beat sincopati e spezzati che contraddistinguono “au14” e “sch.mefd 2”.

Per il resto gli Autechre di “Sign” sembrano voler dare risalto a un’idea di musica elettronica estremamente atmosferica e cinematografica, da godersi possibilmente da soli e con un bel paio di cuffie. Perlopiù i brani in lista – tutti strumentali, naturalmente – sono stati costruiti in maniera apparentemente lenta e graduale, partendo da semplici progressioni di accordi cui va l’arduo compito di creare mood sempre diversi.

“Sign” è essenzialmente un album ambient: il duo britannico utilizza i consueti synth e sequencer per dar forme soniche a pensieri, sensazioni ed emozioni in costante mutamento. Tra le note c’è quel particolare tipo di freddezza che caratterizza l’IDM più sperimentale e glitchata, ma vi è anche – e soprattutto – un immenso calore, sintomo forse di un desiderio di umanità e vicinanza forte come non mai nella disgraziatissima fase storica che stiamo attraversando.

Per cui se dalle glaciali “psin AM”, “esc desc” e “si00” traspaiono distacco, desolazione e inquietudine, dalle splendide “Metaz form8”, “th red a” e “r cazt” viene emanata una potenza vitale realmente capace di commuovere. Credo si possa parlare di dolcezza, nonostante i suoni a tratti aspri dei sintetizzatori.

Inutile dilungarsi troppo nelle descrizioni: mai come in questo caso vale la pena lasciare che sia la musica a parlare. Lasciatevi avvolgere dall’elettronica degli Autechre per cogliere tutti gli aspetti di un’opera magari non ricchissima di dettagli, ma sicuramente ad alto impatto emotivo.

Tracklist
1. M4 Lema
2. F7
3. si00
4. esc desc
5. au14
6. Metaz form8
7. sch.mefd 2
8. gr4
9. th red a
10. psin AM
11. r cazt
 
 

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