LE ORIGINI DEL PUNK – PARTE TERZA: IL PUNK INVADE IL MONDO

 
22 Ottobre 2020
 

Il punk fu un fenomeno mondiale che finì per coinvolgere un’ampia fascia generazionale capace di alimentare il movimento in ogni parte del pianeta, saranno infinite le band che nasceranno con ragazzi che cercheranno di portare e far conoscere il punk nel proprio paese.

Iniziamo questo viaggio in giro per il mondo, un viaggio che riserverà alcune sorprese e ci farà riscoprire band da molti anni ormai dimenticate.

Australia

Se c’è una parte del mondo unica e diversa da tutto il resto questa è l’Australia, un territorio da scoprire come la sua musica, che sarà in prima linea anche per il punk.

Una scena musicale che ci aveva regalato negli anni 60 una band da molti dimenticata The Easybeats, che già in quel periodo proponeva una versione garage-punk ma in stile Beatles, una band formidabile che serve a rendere l’idea di come gli artisti australiani riuscissero ad assimilare e rielaborare il sound più in voga nel resto del mondo in modo eccellente.
Questa divagazione su un periodo molto lontano dal periodo punk serve a far capire come ci fossero le basi per un movimento maturo, ed è soprattutto un invito a recuperare o a scoprire questa meravigliosa band, magari iniziando con “Easy” del 1965 per poi arrivare a “Good Friday” del 1966.

Il punk quando arriverà quindi avrà un terreno fertile, e infatti in Australia si presenterà molto presto, nello stesso periodo nel quale i Ramones e i Damned pubblicavano i loro primi album già in Australia arrivavano le prime  band molto valide.
Il punk si sviluppava e imponeva in un contesto sociale sotto certi punti di vista simile a quello inglese, il potere politico era in mano a ultraconservatori che alimentavano il conformismo in linea con una forma diffusa di bigottismo sociale.

In questo panorama apparirono alcune band, che, prima delle celebratissime band inglesi e americane, riuscirono a catturare l’energia del punk nei loro pezzi, sto parlando dei The Saints e dei Radio Birdman, se questi nomi non vi dicono nulla allora vi siete persi qualcosa.

I Saints iniziarono nel 1973 proponendo un garage rock che risultava essere una specie di proto-punk e che li farà diventare popolari nel 1977 anche Inghilterra con l’album d’esordio “(I’m) Stranded”.
Questo album li certifica quali padri fondatori del punk, con pezzi, come la title track, che sono un piccolo capolavoro intramontabile, ballate riuscitissime come “Messin’ with the Kids” e “Story of Love”, e brani sparati in faccia come “Erotic Neurotic”, “Demolition Girl”, un album bellissimo, uno dei migliori del periodo punk.

La qualità della band si riconfermerà nel successivo “Eternally Yours”, altro gran bel disco con pezzi punk spesso impreziositi dall’inserimento dei fiati, un insieme di brani indimenticabili come “This Perfect Days”, “Memories Are Made of This” e tutto il resto.

Tra defezioni e rimpasti vari i Saints continueranno la loro carriera e sono tuttora in attività, una grandissima band.

Non c’erano solo loro a vivacizzare l’ambiente, i Radio Birdman furono un’espressione musicale potente e sicura di sé che, traendo ispirazione da The Stooges, ne davano una versione punk valida ed efficace, come per “Do The Pop”  l’elegante “Love Kills” e “Hand Of Law”, del loro acclamato album d’esordio “Radious Appear”, che pur essendo un grande successo in patria non troverà riscontro negli Stati Uniti e in Europa.

La band affronterà un lungo tour e inizierà a registrare un seguito che non vedrà subito la luce perchè la band si scioglierà a breve prima della sua pubblicazione, permettendo comunque di farsi una duratura reputazione, che sfrutteranno con la reunion del 1996, alla quale faranno parte tutti i componenti.


Tra le altre band segnaliamo la neozelandese The Scavengers che con la guida di  Ronnie Recent (alias Brendan Berry poi membro dei Dead Can Dance) realizzarono l’ormai introvabile album “Xerox”.

Canada

Il Canada diventò immediatamente terra fertile per il punk, ricevendo dall’Inghilterra e dai vicinissimi Stati Uniti la spinta per realizzare il proprio movimento.

Nacquero così tantissime band, anche se non tutte riusciranno a pubblicare un album, tantissimi locali dove esibirsi e svariate fanzine che alimenteranno un movimento attivissimo.

Il panorama canadese era pieno di stravaganze e band provocatorie delle quali restano poche tracce, tra quelle che sicuramente sono da ricordare ci sono i D.O.A., formati nel 77 da Joy Keithley (ex Skulls), che si metteranno in risalto per la loro attitudine melodica e i testi con contenuti politici e sociali, spesso conditi di volgarità varie.

Esordiranno con un EP autoprodotto che conterrà il brano “Disco Sucks” nel quale abbastanza esplicitamente dicono cosa pensano della disco music.

Il loro primo album”Something Better Change” sarà classicamente punk, con buone melodie e tanta energia.

Altre band da ricordare sono The Diodes che con il loro power pop e la loro energia portarono in Canada un sound alla Ramones, gli eccentrici Subhumans, The Villetones che, in un solo anno e con due Ep, riusciranno a crearsi un seguito per la loro ruvidità e rozza ricerca tecnica e per i loro eccessi nei live.

Paesi scandinavi 

Il punk nei paesi scandinavi ebbe un notevole successo, soprattutto quello inglese portato con un infiammato tour dei Sex Pistols nel 1977,influenzando molti giovani e spingendoli a formare band con l’intenzione di sfondare.

Il movimento arrivò un po’ in ritardo ma si svilupperà rapidamente con band interessanti che, pur traendo forte ispirazione da quanto già ascoltato, riusciranno a dire comunque la loro.

Tra le band più conosciute ci sono senza dubbio The Rude Kids che riuscirono addirittura a strappare un contratto con la Polydor e a piazzare qualche singolo di successo come “Stranglers”, dove attaccavano esplicitamente la popolare band inglese.

Il loro sound mixava il punk americano con quello inglese in maniera potente e diretta.

Meritano sicuramente una menzione anche i New Bondage, una specie di Television svedesi, i finlandesi Happy Normal che iniziarono con il punk con l’album “Aknepop”, per poi negli anni successivi muoversi verso territori più rock pop, diventando una band di culto in patria, i danesi Sods che pubblicarono un solo album decisamente ispirato ai Sex Pistols ed ebbero un discreto successo anche in Inghilterra.

La Francia

Come fu vissuto il punk dai cugini francesi?

Possiamo tranquillamente dire che la Francia fu uno dei paesi europei che per primi si trovò catapultato nel pieno movimento punk.
La Francia e Parigi avevano una naturale predisposizione al mondo del rock che rappresentava, nelle sue contraddizioni, espressione lontana dagli atteggiamenti nazionalisti transalpini.

Già nei primi anni 70 per la precisione nel 1973, l’apertura del locale Open Market rappresentava una grande novità, per essere così caratterizzato dall’attenzione al rock alternativo e ai precursori del punk come gli Stooges e i New York Dolls, e capace di attirare l’attenzione degli intellettuali pop dell’epoca.

Allo stesso tempo nascevano riviste e fanzine attenti al panorama newyorkese come Rock News, nata nel 1975 per merito di Michel Esteban, che si occupava prevalentemente del nascente movimento punk, pubblicando articoli sui Television, Patti Smith, Richard Hell e molti altri.

Altro personaggio importante per il movimento fu Marc Zermati, noto per aver organizzato il primo festival punk, e Pierre Benain che riuscirà a organizzare concerti dei Sex Pistols facendo esplodere definitivamente il fenomeno punk in tutto il paese.

Tutto questo in Francia sarà vissuto in modo meno rivoluzionario e conflittuale rispetto agli altri paesi, finendo con il diventare quasi un fenomeno trendy, una specie di moda.

Musicalmente le band saranno molte e spesso si esprimeranno in modo originale e interessante, tra queste sicuramente sono da ricordare i Metal Urbain, soprattutto per la loro originalità.

Non solo avevano testi in lingua francese, cosa che in questa nazione capitava spesso, ma avevano anche un sound nel quale inserivano tastiere elettroniche, che finivano con il sostituire batteria e basso.

Si esibiranno anche in Inghilterra in tutti i locali più famosi del punk, il Vortex, il Roxy e 100 Club, e li troverà sempre protagonisti, tanto capaci da attirare l’attenzione di etichette importanti come la Rough Trade.

Tra le loro incisioni più famose c’è anche la cover di “Anarchy in UK” che diventerà, tradotta in lingua francese, “Anarchie en France”.

Il Giappone

Anche in Giappone il punk ebbe un notevole successo e creò un movimento duraturo che, iniziato negli anni settanta, si svilupperà per lungo tempo influenzando non solo la musica ma anche la moda e i manga con innumerevoli personaggi ispirati da look punk (uno per tutti? Allora scelgo Ryuk e gli altri Shinigami).

Il movimento avrà in questo paese una storia a parte, e sarà inizialmente concentrato in due città Tokyo e Osaka, che si esprimeranno in modo differente.

Le band di Tokyo si ispireranno a quelle inglesi e americane, con gruppi come i Friction e The Stalin e il fenomeno punk continuerà anche negli anni 80 con grandi band, come The Blue Hearts, che con la loro vena melodica riusciranno ad ottenere grandi successi.

Eccoli in tutto il loro splendore con tanto di karaoke.

La scena di Osaka sarà invece contraddistinta da un punk che si esprimeva con una ricerca artistica che sfociava in opere teatrali e in un sound noise e industrial molto sperimentale e decisamente all’avanguardia.

C’erano band come Merzbow che con i loro brani assurdi e rumorosi, che comunque li fece diventare famosi anche all’estero, aprirono la strada al rhythmic noise, gli Hanatarash che nel loro punk industriale usavano macchinari utensili e addirittura in un loro concerto utilizzarono anche un bulldozer per buttare giù un muro del locale, esibizioni folli e sempre pericolosissime.

La mente del progetto era Yamatsuka Eye, poi diventato Yamantaka Eye e infine Yamataka Eye, che fermato il progetto, anche perchè non trovava per ovvi motivi più locali disposti a rischiare una loro esibizione, fondò i Boredoms, famosi pionieri del noise rock divenuti popolari per la loro collaborazione anche con i Sonic Youth.

Il punk giapponese sarà totalmente indipendente e gran parte del materiale pubblicato verrà autoprodotto, poiché nessuna casa discografica era disposta a rischiare nulla per le band punk.

Questo era abbastanza comprensibile in una società conservatrice e incline al rispetto delle tradizioni per cui, per i punk giapponesi, era anche difficile trovare un posto dove esibirsi.

Spesso tenevano concerti in edifici e locali abbandonati dove il più delle volte faceva irruzione la polizia giapponese, interrompendo i concerti con la chiara intenzione politica di bloccare il propagarsi del fenomeno.
Non ci riusciranno il punk entrerà nella cultura giapponese per non uscirne mai più.

Finiamo questo piccolo giro del mondo consapevoli di aver tralasciato altri paesi interessanti, ci limiteremo a dedicare l’ultima parte all’Italia, ma se vi siete persi le precedenti parti li troverete qui:

LE ORIGINI DEL PUNK – Parte prima : Stati Uniti e la città di New York

LE ORIGINI DEL PUNK – PARTE SECONDA : INGHILTERRA E LA CITTA’ DI LONDRA

Per chi vuole approfondire suggerisco :

Federico Guglielmi. Punk!. Giunti 2007
Stefano Gilardino. Cento dischi ideali per capire il punk. Editori Riuniti, 2005
Legs McNeil, Gillian McCain. Please kill me. Il punk nelle parole dei suoi protagonisti. Baldini + Castoldi, 2014

 

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