“SIAMO TUTTI DECISAMENTE FAN DELLO SHOEGAZE”: GLI SLOW PULP CI PARLANO DEL LORO ADORABILE ALBUM “MOVEYS”

 
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23 Ottobre 2020
 

Non hanno affrettato i tempi i ragazzi di Chicago e sebbene sui radar già da un po’ di tempo, arrivano solo ora a un disco che, in corso d’opera ha subito comunque grosse mutazioni, sopratutto a causa della salute cagionevole della cantante Emily Massey. Gli Slow Pulp riprendono in mano lezioni ben conosciute in ambito slowcore, preferendo tenere i ritmi bassi del loro indie-rock, mentre lievi accenni shoegaze (Idaho), a tratti, fanno capolino. Il risultato è molto piacevole. Ottime melodie, coinvolgenti, anni ’90 ma non troppo, capaci anche di pagare un tributo (Montana) a radici decisamente classiche, senza sfigurare. Una lezione classica, sapientemente aggiornata per adeguarsi alla perfezione ai giorni nostri (e non crediate che sia così facile!). Ne parliamo proprio con Emily che in modo molto gentile risponde alle nostre domande…

Ciao ragazzi! Grazie mille per questa intervista! Come state?
Grazie a te Ricky per averci invitato! Stiamo tenendo duro. Ci sono alcune session dal vivo che abbiamo in programma, quindi siamo tornati insieme a suonare di nuovo la nostra musica, il che è una bella sensazione. A parte questo, stiamo cercando di tenerci occupati e di passare del tempo con gli amici prima che l’inverno arrivi qui a Chicago.

Il disco è uscito da pochi giorni: potete descriverci le vostre attuali sensazioni?
Siamo così eccitati per l’uscita del disco! È stato divertente pubblicare così tanti singoli ma, siamo entusiasti che la gente possa ascoltarli come parte dell’intero progetto, perché li ricontestualizza in un modo nuovo. Ti porta a fare un intero viaggio!

Ho letto svariate recensioni, dei brani e degli EP, sono tutte molto positive. Ma, per voi, le recensioni delle “persone competenti” sono ancora così importanti?
Ci si sente davvero bene quando la stampa dà un feedback positivo alla tua musica. Ma alla fine quello che è più importante per noi, è sentirsi bene con le canzoni dentro di noi e sapere che le abbiamo completate al meglio delle nostre capacità. A volte, quando scrivo, mi dimentico che altre persone ascolteranno queste canzoni. Scrivere canzoni, specialmente i testi, è un atto così solitario per me, che tende ad aiutarmi ad elaborare qualsiasi cosa io stia passando. È una sensazione veramente speciale quando qualcun altro ascolta qualcosa che hai fatto tu e può, in qualche modo, trovare dei punti di contatto.

Ho conosciuto la vostra musica nel 2018. Il debutto arriva ora, alla fine del 2020. Sono felice di vedere come non abbiate avuto fretta di arrivare a questo album, ma è anche giusto dire che la registrazione è stata piuttosto “travagliata”. E’ vero che originariamente c’era un altro disco pronto che poi è stato riscritto?
In realtà non avevamo scritto un intero disco prima di questo. Erano più che altro una manciata di canzoni che abbiamo finito per scartare, perché o non erano finite completamente o non si adattavano alla sensazione generale che questo disco finiva per evocare. Ci è voluto un po’ di tempo per capire il miglior processo di scrittura. Prima di questo disco, Henry, Alex o Teddy mi mandavano qualcosa per metterci sopra una melodia vocale. Spesso queste prime bozze erano in realtà brani strumentali già completamente finiti e trovavo difficile lavorare in questo modo. Abbiamo capito che, per noi, aveva più senso costruire una canzone che iniziasse con soli accordi di chitarra e voce per prima cosa e aggiungere, poi, elementi di produzione e strumenti extra solo dopo che le basi della canzone (accordi, melodia e struttura) erano state afferrate. Una volta che abbiamo capito e affinato questo metodo, la realizzazione del disco è diventata un processo naturale e piacevole.

Ci sono momenti in cui il vostro disco sembra abbracciare un suono così tradizionale, con forti radici americane. È una cosa audace dire che fate parte di una tradizione “a stelle e strisce” che abbraccia tanto Deerhunter o Codeine quanto Sheryl Crow e Soccer Mommy?
Noi tutti amiamo molto le band che hai elencato e ci ispiriamo,in una certa misura, alla musica americana. Abbiamo anche passato molto tempo a spostarci in giro per il Paese mentre eravamo in tour. Alcune delle canzoni di questo disco sono state iniziate in tour, mentre viaggiavamo attraverso bellissimi paesaggi così vasti. Quelle immagini, credo, abbiano ispirato il suono in molti modi.

Posso dire che “At It Again” mi fa arrabbiare? È una canzone che amo. Ma è troppo breve. È così bella che sarebbe dovuta andare avanti per almeno 5 minuti! È sempre stata così “corta” fin dall’inizio?
Ci sono state alcune persone che hanno detto qualcosa di simile ahaha. Henry ha scritto questa canzone interamente durante la quarantena. Me l’ha mandata con le parole che danno il titolo al brano e mi ha chiesto di finire il testo. Credo che a tutti noi piacesse che fosse così breve e dolce. Mi infonde una sensazione davvero energica: avevamo davvero voglia di finire questo disco dopo così tanto tempo e, in un certo senso, penso che questa canzone lo rifletta.

“Idaho” è uno dei brani più belli del disco. Lo adoro. Com’è nato?
Grazie mille Riccardo, che gentilezza! Henry aveva trovato gli accordi di chitarra per questa canzone e me l’ha mandata per metterci la melodia e il testo. Ricordo di essere stato subito molto entusiasta di questa canzone. La melodia e il testo sono arrivati velocemente, il che è sempre così emozionante, perché non capita spesso. Quando l’abbiamo suonata insieme per la prima volta sembrava proprio una canzone realmente grande e forte: penso che Henry abbia fatto un ottimo lavoro nel valorizzare questi elementi nella produzione.

A volte nella tua musica emergono chitarre molto rumorose, come ad indicare che lo shoegaze fa parte dei vostri ascolti, sbaglio?
Siamo tutti decisamente fan dello shoegaze. Quando abbiamo iniziato a fare questo disco ci siamo prefissati di renderlo super ruumoroso, che poi non è proprio come è diventato alla fine haha, ma ci sono certamente ispirazioni prese da quel suound che emergono. Avevamo una playlist di canzoni che ci hanno influenzato, all’inizio della realizzazione dell’album, che includeva molta musica shoegaze.

Ogni volta che ascolto “Movey” mi sembra sempre “fuori luogo”. Mi sento come se fossi arrivato su un disco di Beck. Come “interpretare” questa canzone?
Henry ha scritto “Movey” e l’ha messa nel nostro google drive in comune sul quale abbiamo messo le idee per le varie canzoni. Ricordo che tutti noi pensavamo che fosse davvero divertente, strana, quasi da cartone animato. In alcuni altri progetti c’è un brano “bonus” alla fine. Mi è sembrato giusto chiudere l’album con “Movey”, come fosse un elenco di crediti finalei proprio alla fine di un film.

Avete un esempio dall’album di qualcosa che è saltato fuori senza alcuna aspettativa?
Abbiamo proprio discusso di come non ci aspettavamo affatto di avere la chitarra acustica come forza trainante in questo album. Questo è avvenuto proprio a causa del nostro nuovo processo di songwriting, che parte dalla chitarra acustica e dalla voce. Avevo ascoltato molta musica folk quando abbiamo lavorato al disco e siamo andati in tour. Mi piaceva come le canzoni folk potessero essere così avvincenti e stare in piedi da sole con solo accordi, melodia e testi. Ho iniziato a fare la stessa cosa quando abbiamo iniziato a scrivere canzoni per questo disco. Mi è sembrato giusto mantenere quella trama riconoscibili, anche quando abbiamo aggiunto altri elementi in fase di produzione.

È stato (ed è ancora) un anno molto difficile. La pandemia, le proteste razziali negli Stati Uniti, un costante stato d’animo di tensione. Quanto pensi che questa situazione si troverà (o si trova già) nella vostra musica?
Queste cose stanno occupando la maggior parte della nostra attenzione, quindi è difficile immaginare che non si manifesteranno nella nostra musica in qualche forma. Non abbiamo ancora scritto nessuna musica nuova in gruppo da quando abbiamo finito il disco a marzo.

Quali sono i 5 dischi che portereste su quest’isola deserta, se doveste andarci?
Domanda difficile ogni volta! Peter Gabriel– So, Painful- Yo La Tengo, Third Eye Blind- Third Eye Blind, Veckatimist- Grizzly Bear, Rush of Blood to the Head- Coldplay

Grazie ancora per la vostra gentilezza, ragazzi. Permettetemi di farvi un’ultima domanda. Sono curioso di sapere se anche la vostra musica riflette il vostro carattere? Ascoltandovi permane un senso di serenità ma, forse, anche malinconia. C’è una correlazione tra queste sensazioni e il vostro modo di essere?
Penso che questo album sia un pezzo piuttosto specifico della nostra vita, ma include temi che rivisiteremo per tutta la vita. I testi di questo album sono stati scritti in un momento in cui stavo uscendo da un punto basso per la mia salute mentale, quindi in questo senso ha un tono piuttosto promettente e speranzoso. Ma mentre lo stavamo finendo sono successe così tante cose difficili che mi hanno portato indietro. Ci sarà sempre quella spinta alla vita e al modo in cui affrontiamo le cose che ci capitano. Per quanto mi riguarda penso proprio che questo disco mi ricorderà che ho superato questo ostacolo una volta e che posso farlo di nuovo.

🐝🦋Moveys out now🦋🐝 http://smarturl.it/moveys

Big Love and thanks to our manager Andrew Baker and our label Winspear….

Pubblicato da Slow Pulp su Venerdì 9 ottobre 2020

 

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