“LA CANZONE PER ME è UNA FOLGORAZIONE, UN LAMPO”: UNA PIOGGIA DI DOMANDE PER ULULA & LAFORESTA

 
1 Novembre 2020
 

Dell’ultimo singolo di Ulula & LaForesta avevamo già parlato nel bollettino di qualche settimana fa, in occasione del ritorno sulle scene del cantautore con “Sulle spalle dei giganti”: il suo, ci era parso un ottimo folk, corredato da una scrittura mai banale né stereotipata. Si sa, in Italia la tradizione autorale è così florida da essere talvolta ingombrante, e molti epigoni dei grandi maestri della penna finiscono con il disperdere la propria originalità per sedersi su pose e posizioni di convenienza, fatte di emulazione più che d’ispirazione; ecco, in quel bollettino di qualche settimana fa avevamo già notato che la stessa cosa non potesse dirsi per Ulula, che pur muovendosi sulle sabbie mobili del folk sembra ben capace di mantenere un funambolico equilibrio tra forma e contenuto. Perché la canzone dev’essere lampo, e il cantautore farsi temporale. Qui di seguito, dunque, le domande che abbiamo fatto piovere addosso a Ulula.

Lorenzo, spiegaci per prima cosa perché hai scelto di chiamarti come una band ma sei uno solo…

Mi chiamo Ulula, e LaForesta è la band con cui arrangio e suono i pezzi che scrivo. Di fatto non sono solo, ho voluto sin dall’inizio dare un valore e un’identità specifica alle persone che lavorano con un cantautore o un “singolo” artista, mi è difficile comprendere il concetto di “singolo”, al meno fino ad ora, nella musica come in tanti altri contesti.

A questo punto facciamo le presentazioni ufficiali, chi è Ulula e chi è La Foresta?

Ulula sono io, Lorenzo GarofaloLaForesta sono : Andrea Mandelli, Maximilian Agostini, Simone Carradori, Filippo Chiarini e per il nuovo disco abbiamo aggiunto Alessio Profeti. Sono ragazzi preziosi, con cui ho condiviso dalle cose più superficiali a quelle più intime e profonde. Sono uno dei prolunganti di ciò che  faccio con/nell’arte. Poi ognuno di loro lavora in altre situazioni musicali, sempre con grande personalità e professionalità.

“Sulle spalle dei giganti” è il tuo nuovo singolo, un brano che ci riporta a contatto con la natura. Infatti è nato proprio durante un tuo viaggio in solitaria, raccontaci come è andata…

Sono partito a fine giugno e sono rientrato in Italia dopo circa 40 giorni. Ho attraversato l’Europa da ovest a est percorrendo 3.500km: io, la bici, una tenda, tutti e nessuno. Sono partito dall’Oceano Atlantico in Francia e seguendo la Loira l’ho attraversata tutta arrivando poi in Svizzera. A seguire : Germania, Austria, poi Slovacchia e Ungheria accanto al Danubio. Da lì avrei proseguito per Serbia, Bulgaria e Romania arrivando sul Mar Nero, ma a Budapest sono stato costretto, causa Covid, a modificare il viaggio. Così ho attraversato l’Ungheria verso est, Slovenia e subito dopo  rientro in Italia. Questa tratta la chiamano: “La strada dei Fiumi” , pedalando accanto a Loira, Reno e Danubio.

Cosa vuol dire per te rispettare il Pianeta? Pensi che la musica in questo senso possa educare l’ascoltatore?

Vuol dire vivere più da animali e meno da uomini. Penso che la musica possa fare tante cose ma non basta. E forse anche nella musica si potrebbe vivere più da animali. Credo in generale che la “medicina”, sia il sacrificio e la rinuncia e non in senso religioso. Sono quasi convinto che il concetto di sacrificio e di rinuncia siano nati prima di quello religioso.

Da te ci si aspetta un’immaginario folk, hai in cantiere anche qualche canzone che possa virare verso il pop?

Il folk non è una condizione voluta. Probabilmente è presente perché la vita è un po’ folk. Non cerco di seguire questo genere: ci sono cose che fai, e cose che sei. Quello che uscirà prossimamente potrebbe essere l’opposto.

Parlaci del processo creativo che ti porta a scrivere e comporre…

Non ho un vero metodo e “non scrivo molto”. Quando scrivo, scrivo con decisione con forza con estrema profondità. Se per scegliere 10 canzoni ne devi scrivere 40, io scrivo direttamente le 10 che servono. Poi sono pieno di appunti, note, uno scrivere più generico.  La canzone per me è una folgorazione. Un lampo. Speriamo continuino sempre, i temporali.

Dove ti vedi tra dieci anni?

Sopra il palco!

 

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