OGGI “KINGS OF THE WILD FRONTIERS” DEI ADAM AND THE ANTS COMPIE 40 ANNI

 
3 Novembre 2020
 

Il 1980 fu un anno musicalmente strano, lasciati ormai alle spalle le trasgressioni del punk c’erano una miriade di band che risorgevano dalle sue ceneri, spaziando nei generi più disparati, alcuni buttandosi con tutte se stesse nell’elettronica, altre sviluppando il punk in declinazioni sempre diverse.

Ancora non c’era la moda di etichettare le varie correnti e Adam Ant non era ancora stato fortunatamente inserito nella corrente New Romantic, (qualcuno a sproposito lo fa ancora): era semplicemente uno dei tanti che inseguiva il successo e lo voleva assolutamente raggiungere.

Il precedente album della band “Dirk Wears White Sox”, nonostante musicalmente non fosse niente male e sicuramente  uno degli album  rappresentativi del passaggio dal punk alla new wave, non aveva dato un grande riscontro e cosi gli elementi che componevano gli Ants originali se ne andarono per fondare i Bow Wow Wow: mollarono nell’ordine il chitarrista Matthew Ashman , il batterista David Barbarossa e il  bassista Leigh Gorman, che aveva appena sostituito Andy Warren .

Nella scelta di abbandonare probabilmente pesava anche la forte personalità di Adam Ant, che non si perse d’animo e rifondò gli Ants, coinvolgendo Marco Pirroni alla chitarra, Kevin Mooney al basso, e due batteristi Terry Lee Miall e Chris Hughes.

Sarà Marco Pirroni, ex Siouxsie and the Banshees, The Models, Rema Rema e Cowboys International,  ad essere fondamentale e a trovare con Adam Ant un’intesa che li porterà al successo, insieme scriveranno tutti i grandi successi della band.

Altro personaggio che contribuirà al successo sarà Malcolm McLaren che rifarà il look di Adam Ant trasformandolo in una simbiosi tra un pirata e un indiano, e anche se prenderà i componenti dei primi Ants per fondare i Bow Wow Wow e non avrà un rapporto sereno con Adam Ant, sarà anche quello che, non so quanto volontariamente, consegnerà a Adam l’idea per i tamburi tribali che caratterizzeranno il sound originale di “Kings of the Wild Frontiers”.

L’album aveva una solida base punk presente in molti brani ma la sviluppava in maniera assolutamente nuova e affascinante, la delusione per l’insuccesso commerciale di “Dirk Wears White Sox”, che comunque fu da molti apprezzato, fu sostituita dall’entusiasmo per il successo immediato dei singoli, “Dog Eat Dog” e “Antmusic” che scalarono le classifiche inglesi.

Il riscontro che l’album trovò in patria e in molti altri paesi consacrò la band, che iniziò ad avere una folta schiera di fan.

Anche la critica apprezzò la novità del sound, che univa punk, country, ritmi tribali in una sorprendente sequenza di brani accattivanti e originali.

I video che accompagnarono i singoli, in particolare “Antmusic”, mostravano un front man carismatico che bucava il video e ben presto il seguito della band si trasformò in fan adoranti, che ai suoi concerti urlavano “Antmusic for sexpeople Sexmusic for antpeople“.

Alcuni brani erano quasi un proseguimento di “Dirk Wears White Sox”, come per esempio “Feed Me to the Lions” e “Don’t Be Square (Be There)”, nel cui ritornello Adam Ant citava in modo esplicito l’album precedente  “…Dirk wears white socks/Dirk wears white socks/Dirk wears white socks/Antmusic for sexpeople/Sexmusic for antpeople..“, ma  per il resto il sound era, nella sua ruvidezza e nell’uso così importante della batteria, assolutamente sorprendente.

Gli Adam and The Ants resteranno semisconosciuti in Italia per lungo tempo, nemmeno “Stand and Deliver” che uscirà l’anno successivo li renderà popolari, ci vorrà il successo di “Goody Two Shoes”, che Adam Ant pubblicherà nel 1982, iniziando la sua carriera solista, a dargli una certa popolarità nel nostro paese.

Infatti Adam Ant dopo la pubblicazione di “Prince Charming” terzo e ultimo album degli Adam and The Ants, decise di intraprendere una carriera da solista ma, anche se il suo primo lavoro “Friend or Foe” ebbe un notevole successo e i singoli scalarono le classifiche, la sua stella iniziò a spegnersi e a implodere, l’album non fece felici i fan di prima data e quelli che lo comprarono, come me, a scatola chiusa, lo trovarono poco convincente.

Adam Ant continuò a fare album e a provare a scalare ancora le classifiche ma la brillantezza e l’originalità degli esordi era definitivamente persa e la sua stella abbastanza rapidamente si offuscò. Il suo album successivo “Strip” nonostante la partecipazione di Phil Collins, alla batteria in un paio di pezzi, fu stroncato dalla critica e un insuccesso clamoroso.

Resteranno i tre album degli Adam and The Ants a segnare un periodo indimenticabile e a consegnarlo al ricordo di tutti.

Data di pubblicazione: 3 novembre 1980
Tracce: 12
Lunghezza: 47:21
Genere: New wave, Post-punk
Etichetta: CBS, Epic
Produttori: Chris Hughes

Tracklist versione UK
  • Dog Eat Dog – 3:11
  • Antmusic – 3:37
  • Feed Me to the Lions – 3:03
  • Los Rancheros – 3:30
  • Ants Invasion – 3:19
  • Killer in the Home – 4:22
  • Kings of the Wild Frontier – 3:56
  • The Magnificent Five – 3:07
  • Don’t Be Square (Be There) – 3:32
  • Jolly Roger – 2:11
  • Making History – 2:59
  • The Human Beings – 4:32

 

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