LANA DEL REY: LA TOP 10 BRANI

 
9 Novembre 2020
 

Chi la conosceva nel 2012, sa bene quanto venisse considerata la regina degli utenti Tumblr dell’epoca. Anche solo leggendo questa descrizione, chiunque abbia idea della storia della musica (e di internet) degli ultimi dieci anni ha già capito di chi stiamo parlando: Lana Del Rey.

Comportamenti a volte… particolari, a parte (vedasi come recentemente ha fatto un fansign con indosso una mascherina a rete di dubbia utilità), una cosa è innegabile: miss Grant ha una carriera ormai iconica, segnata di successi e vittorie. Non è esagerato nemmeno dire che Lana abbia letteralmente spianato la strada ad artisti alternative che conosciamo oggi come Billie EilishMelanie Martinez, Halsey. Lizzie Grant ha osato dove pochi avevano osato in precedenza, superandoli tutti e rimanendo nella storia della musica contemporanea. Dopo ben più di dieci anni di carriera, quindi, perché non omaggiarla con i suoi dieci brani migliori?

High By The Beach

2015, da “Honeymoon”

Lana Del Rey in vestaglia in una villa sul mare, spiata da un elicottero che fa esplodere con un bazooka – inserito in una custodia per chitarre, tra l’altro. Probabilmente il concept più assurdo che la cantante potesse mai creare per un suo pezzo, eppure “High By The Beach” ha funzionato eccome. Sarà il testo facilmente ricordabile, i bassi intensi o il bazooka presente nel video, ma questo è un pezzo che tra tutti merita di essere preso in considerazione nella nostra classifica. “Honeymoon” non sarà l’album più riuscito in assoluto della cantante, ma con pezzi come questo, “Art Deco” e “Music To Watch Boys To”, ha davvero centrato il bersaglio.

Fucked My Way Up To The Top

2014, da “Ultraviolence”

Quando si parla di “Ultraviolence” (2014), in genere viene data più rilevanza al brano che dà il titolo all’album, “Sad Girl” o “West Coast”. Perché non citare però il pezzo più sensuale dell’intero disco, ossia “Fucked My Way Up To The Top”?

L’affascinante voce di Lana si inserisce in una base potente, piena di crescendo ma senza esagerare. In a malapena tre minuti, questa donna ha reso il desiderio e la lussuria più pura in musica. Un pezzo che punta dritto all’anima e vi entra sinuosamente.

Doin’ Time

2019, da “Norman Fucking Rowell!”

Un gigante cammina per la città, punendo fidanzati tossici e facendosi un bagno nell’oceano. Ancora una volta, Lana Del Rey si lascia andare a concept un po’ banali, un po’ trash, ma ugualmente iconici. Il pezzo preferito degli amanti dell’estate, sicuramente: non è un caso che “Doin’ Time” sia stata rilasciata ad agosto 2019, quando la spensieratezza era tutto ciò che si aveva. Tornerà forse a essere una hit, una volta che saremo liberi dalla pandemia?

Cherry

2017, da “Lust For Life”

Forse uno degli esempi più significativi per quanto riguarda i singoli mancati della discografia di Lana, “Cherry” si presenta come un brano malinconico ma pieno d’amore, con riferimenti a Nancy Sinatra e Patsy Cline. Il testo tratta di una relazione tossica, cosa già presente in brani passati come “Ultraviolence”; la voce suadente della cantante però crea un’atmosfera rilassante e serena, che difficilmente farebbe capire il tema a cui ruota attorno la canzone.

Money Power Glory

2014, da “Ultraviolence”

Dopo sei anni “Ultraviolence” riesce ancora ad affascinare, e “Money Power Glory” lo dimostra perfettamente. Soldi, potere e gloria: in poche parole, la Santa Trinità secondo miss Grant. C’è davvero bisogno di dire altro?

Cinnamon Girl

2019, da “Norman Fucking Rowell!”

Anche “Cinnamon Girl” tratta di una relazione abusiva, ma rappresenta il punto più alto delle canzoni della Grant sul tema. È una storia di droghe, abusi emotivi e fisici che portano l’artista a scongiurare l’amante di prendersi cura di lei, piuttosto che farle del male. Dall’altra parte, ovviamente, non c’è intenzione di cambiare, ed ecco che “Cinnamon Girl” dà voce al proprio amore, in un modo così sofferente che spezza il cuore dal primo ascolto.

Gods & Monsters

2012, da “Born To Die – The Paradise Edition”

Parlando dei migliori pezzi di Lana Del Rey, è impossibile non citare “Tropico”, l’acclamato cortometraggio della cantante. Conosciuta anche grazie alla cover di Jessica Lange nella serie “American Horror Story”, “Gods & Monsters” è parte fondamentale del film e della discografia dell’artista. È un pezzo sensuale che parla dell’arrivo a Hollywood di un’anima innocente destinata a peccare, nonché di un mondo in cui vale una sola regola per sopravvivere: mangiare, o essere mangiati.

Venice Bitch

2019, da “Norman Fucking Rowell!”

Con i suoi 9 minuti e 37 secondi, “Venice Bitch” è decisamente il brano più lungo mai creato dalla cantante. È una storia d’amore felice e serena, destinata però a finire con la fine dell’estate. “Nothing gold can stay” afferma la cantante, dopo il ritornello del brano. Eppure, “Venice Bitch” è davvero destinata a rimanere oro molto a lungo, se non in eterno.

National Anthem

2012, da “Born To Die”

Probabilmente neanche nelle nostre fantasie più segrete ci saremmo immaginati di vedere un A$AP Rocky nelle vesti del presidente americano John F. Kennedy, eppure Lana Del Rey l’ha reso reale. L’artista infatti riprende il triangolo amoroso Kennedy-Bouvier-Monroe, e lo rende suo concept in maniera impeccabile. “National Anthem” è una canzone che espone in maniera cinica (ma onesta) il sogno americano, dicendo come consista solamente nel guadagnare soldi e ambire a status sociali più alti. Un gioiello di canzone, che difficilmente si potrebbe ricreare.

Ride

2012, da “Born To Die – The Paradise Edition”

“Ride” è forse il brano che condensa, più di tutti, le influenze e i pensieri su cui si basa la musica di Lana Del Rey. È più una poesia che una canzone, è una vera e propria filosofia di vita. “Ride” è vivere la propria vita come se fosse un’opera d’arte, vivere al momento pur essendo ben consapevoli dei propri problemi. Allo stesso tempo, è cercare di migliorarsi senza riuscirci, conoscere i propri difetti e saperci vivere, godendosi ogni cosa fino all’ultimo. Capolavoro.

 

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