“E’ UNA NUOVA ERA PER LA NOSTRA BAND.” ABBIAMO INTERVISTATO ROSS JARMAN DEI CRIBS IN VISTA DEL LORO IMMINENTE OTTAVO ALBUM

 
18 Novembre 2020
 

I Cribs hanno pubblicato il loro omonimo primo album nel lontano 2004 e da allora la band alt-rock di Wakefield ha realizzato altri sei LP, ha ottenuto un ottimo successo soprattutto nel Regno Unito ed è stata in tour in tutto il mondo. Poco dopo l’uscita del suo full-length più recente, “24-7 Rock Star Shit”, il gruppo inglese ha scoperto di non essere in possesso dei diritti della maggior parte della sua musica, pensando anche di concludere in anticipo la propria carriera: solo dopo una battaglia legale i fratelli Jarman sono riusciti a tornarne in possesso e in seguuito hanno scritto un nuovo album, “Night Network”, in uscita tra pochissimi giorni (venerdì 20 novembre), registrato a Los Angeles negli studi dei Foo Fighters. Noi di Indieforbunnies.com abbiamo approfittato di questa nuova release per contattare via telefono il batterista Ross per farci raccontare del nuovo album e non solo. Ecco cosa ci ha detto:

Ciao Ross, grazie per dedicarci il tuo tempo. Il vostro nuovo disco uscirà tra poco – il 20 novembre: tu e i tuoi fratelli siete contenti di poterlo finalmente realizzare, così la gente lo potrà ascoltare?

Sì, assolutamente. Lo abbiamo registrato lo scorso anno ben prima che iniziasse la pandemia. Originariamente avevamo pensato di realizzarlo nel 2021, ma abbiamo capito che in questo momento la gente ha bisogno di musica nuova. Non possiamo uscire e passerà ancora del tempo prima che potremo andare di nuovo in tour. Non essendoci musica dal vivo da nessuna parte, pensiamo che la musica possa aiutare le persone a superare queste cose negative, così abbiamo deciso di realizzarlo e di vedere come sarebbero andate le cose. Nessuno aveva pubblicato un disco in queste condizioni in passato. Abbiamo dovuto posticipare l’uscita di una settimana perché nell’industria dove producono i dischi c’è stata un’ondata di covid e così la produzione dei vinili si è fermata per alcuni giorni. E’ difficile realizzare un album nel 2020, ma – come dicevo prima – tutti hanno bisogno di musica nuova per poter passare quest’anno, così da un punto di vista non egoistico abbiamo deciso di realizzarlo.

Da fan della vostra band da almeno quindici anni, vi ringrazio. La prima volta che vi ho visto dal vivo è stato al Reading Festival nel 2005. Erano i tempi del vostro secondo album, “The Good Fellas”.

Sì, mi ricordo di quel giorno. Suonavamo sul palco di BBC Radio 1 / NME.

Credo di aver passato tutto il pomeriggio sotto quel palco quel giorno.

Grazie per seguire la nostra band da così tanto tempo.

Mi è capitato di vedervi alcune volte nel Regno Unito, ma anche due volte in Italia, al Ferrara Sotto Le Stelle con i Franz Ferdinand e al BOtanique di Bologna.

Mi ricordo lo show di Bologna. Ci piace venire in Italia. Abbiamo avuto un ottimo tour insieme ai Franz Ferdinand, che sono nostri buoni amici. E’ stato bello suonare con loro in Italia. Ci siamo sempre trovati molto bene da voi e mi auguro che potremo scendere in Italia più spesso per questo disco.

Lo spero anch’io. Il vostro album precedente, “24-7 Rock Star Shit” è uscito nel 2017. Pochi giorni dopo la sua uscita purtroppo siete stati abbandonati dal vostro management e avete scoperto di non possedere i diritti di molta della vostra musica. Penso che sia stata una cosa strana e immagino che per voi tre sia stato molto difficile dover fare i conti con essa. Credo che voi non ne foste a conoscenza. Ci puoi raccontare cosa è successo in seguito? Come avete fatto a far funzionare di nuovo tutto quanto?

Abbiamo registrato “24-7 Rock Star Shit” in cinque giorni nello studio di Steve Albini: il nostro management non voleva che lo realizzassimo, volevano che spendessimo più tempo sul nostro album, volevano che fosse più commerciale. Noi, invece, volevamo pubblicarlo. Non siamo stati abbandonati, abbiamo deciso di andare ognuno per la propria strada. Ci siamo guardati e ci siamo accorti che fin dai primi giorni della band non possedevamo i diritti sulla nostra musica. Avevamo sentito tante storie di questo genere nel mondo della musica, ma non avremmo mai creduto che potesse accadere anche a noi. Ci è voluta una lunga battaglia legale prima di poter avere indietro i nostri diritti. Alla fine è stata una cosa positiva perché abbiamo firmato un nuovo contratto e ora siamo di nuovo in una buona posizione. E’ stato quasi come un nuovo inizio per la nostra band. Ora lavoriamo con un’ottima etichetta e possiamo fare noi le cose.

Nel giugno del 2018 avete aperto il concerto dei Foo Fighters all’Etihad Stadium di Manchester e in quella occasione Dave Grohl vi ha invitati a registrare nei suoi studi a Los Angeles. Che cosa è successo dopo? So che avete accettato il suo invito e siete andati là a registrare lo scorso anno: che esperienza è stata per voi?

Nello stesso momento in cui abbiamo suonato insieme ai Foo Fighters stavamo per entrare nella nostra battaglia legale. Ne abbiamo parlato con Dave nel backstage dopo il concerto. Era la prima volta che suonavamo in uno stadio. Pensavamo che fosse il modo migliore per abbandonare la musica e fare qualcosa d’altro nella vita. Credevamo che sarebbe stato il nostro ultimo live. Dave, invece, ci disse: “Dimenticatevi di tutto questo. Vedrete che si risolverà tutto. Poi venite a Los Angeles nei nostri studi a registrare il vostro prossimo disco.” Qualche giorno dopo ci ha mandato anche un’e-mail. Abbiamo pensato che avremmo dovuto prendere questa opportunità, così lo scorso giugno siamo andati nel loro studio a registrare per un paio di settimane. Abbiamo scritto il disco e poi siamo andati in California a registrarlo. E’ stata una fantastica esperienza e credo che abbia dato molta positività al disco. I Foo Fighters erano lì e ci hanno permesso di utilizzare i loro strumenti. E’ stato bello ed è stato proprio ciò di cui avevamo bisogno come band e ci ha fatto capire che ci sono persone davvero fantastiche nell’industria musicale. Si dice che i Foo Fighters siano tra le persone più gentili nel mondo della musica ed è una cosa vera.

Sono molto contento che li abbiate incontrati e abbiate avuto la possibilità di lavorare nel loro studio.

E’ stato fantastico! C’era tantissimo materiale dei Nirvana e dei Foo Fighters. C’erano poster sulle pareti, materiale e strumenti di Kurt. E’ davvero un ottimo studio di registrazione.

Posso chiederti se siete contenti di realizzare questo nuovo album? E’ il vostro “passo successivo” e significa che state andando avanti? Pensate che sia una cosa positiva sia per la vostra band che per te e i tuoi fratelli?

Ci è sembrato di fare di nuovo un debut album. Siamo stati in una brutta posizione, ma ora siamo tornati in una buona posizione come siamo stati per anni. Ora stiamo lavorando con una label fantastica. E’ una cosa positiva. La prima traccia del disco, “Goodbye”, parla del passato, ma poi – invece di fare un disco triste – abbiamo abbandonato (la tristezza) lì e siamo andati avanti con il nostro album. Abbiamo optato per nuove cose ed è molto più positivo. E’ una nuova era per la nostra band.

Pensi che la canzone che hai appena citato, “Goodbye”, sia stata una sorta di liberazione per voi? Era come dire: “arrivederci al passato e andiamo avanti”.

Sì, credo che sia stata la nostra liberazione.

Ascoltando il vostro disco, anche se, come hai detto poco fa, avete cercato di essere positivi, mi sembra che sia un po’ più meditativo rispetto ai vostri lavori passata. Forse c’è un po’ meno di adrenalina, è meno veloce e forte. Forse quando eravate più giovani eravate più punky?

Sì, ho capito cosa vuoi dire. E’ veramente qualcosa di strano. Ho riascoltato il nostro primo album ed è così veloce. Allora avevo solo sedici anni. Sì, siamo invecchiati. La nostra musica era più punky e credo che ci siano ancora elementi punk nella nostra musica. In questo disco ci siamo concentrati sulle canzoni. Abbiamo cercato di scrivere canzoni classiche invece che canzoni punk. Abbiamo usato molti strumenti vintage per questo album. Anche il desk era vecchio, perfino “Nevermind” era stato registrato con quello negli anni ’90. Volevamo concentrarci sulle canzoni.

Ho letto che il processo creativo del vostro nuovo album è iniziato nel tuo garage a Wakefield nel periodo di Natale del 2018. Di solito come funziona il songwriting all’interno dei Cribs? Tu abiti a Wakefield, Ryan a New York City, Gary a Portland.

Ai tempi dei primi album scrivevamo insieme nella nostra sala prove e i nostri dischi nascevano così, ma da quando Gary si è trasferito a Portland e Ryan a New York le cose sono un po’ cambiate. Portano le loro idee in sala prove e, una volta che ci incontriamo, mettiamo insieme queste idee. Per questo album abbiamo lavorato di più come ai vecchi tempi e l’abbiamo scritto insieme in studio. Ci sono alcune canzoni che ha portato Gary da Portland, ma molti brani sono stati creati quando eravamo insieme in sala prove. Alcune volte sono andato negli Stati Uniti per lavorare insieme a loro. Il processo di scrittura è stato più simile a quello di una volta.

Da che cosa sono stati ispirati i vostri testi?

Gary e Ryan scrivono i testi delle canzoni. Molte volte non gli faccio domande a riguardo perché credo che li farei andare più sulla difensiva e invece preferisco che scrivano di ciò su cui vogliono scrivere. So che sono canzoni piuttosto personali e parlano delle loro cose.

Che cosa ci puoi dire della vostra direzione sonora? Come pensi che si sia evoluta per questo vostro nuovo disco?

Quando abbiamo realizzato “24-7 Rock Star Shit” abbiamo capito che era veramente pesante. Man mano che siamo invecchiati nel corso degli anni le chitarre diventavano più rumorose, gli amplificatori diventavano più rumorosi, c’erano più pedaliere e per ottenere la stessa adrenalina dovevamo continuare a essere sempre più rumorosi. Per questo nuovo album abbiamo avuto un ripensamento e abbiamo abbassato tutto, come ti ho detto prima, ci siamo concentrati maggiormente sul songwriting in modo che le canzoni fossero belle e in alcuni casi anche più gentili e, più in generale, meno pesanti e magari un po’ più pop.

Per il vostro recente singolo “I Don’t Know Who I Am” avete lavorato ancora una volta insieme a Lee Ranaldo (dopo “Be Safe” del 2007): ti posso chiedere come è nata questa collaborazione?

All’inizio del lockdown abbiamo visto le parole “be safe” scritte ovunque e le persone citavano spesso la nostra canzone.

Mi ricordo il video che avete registrato voi quattro ognuno nella sua casa. Tu suonavi insieme a tuo figlio.

Eravamo tutti chiusi nelle nostre case. Lui voleva essere coinvolto in questa cosa. Gli sto insegnando a suonare la batteria e lui vuole diventare un batterista e ne sono molto contento. Abbiamo contattato Lee via e-mail e anche lui era interessato. Penso che siamo stati tra le prime band a postare un “lockdown video”. Nel mentre abbiamo realizzato che – nel corso degli anni – c’erano state davvero poche occasione per suonare queste canzone dal vivo insieme a Lee, forse tre o quattro volte, quindi ci è piaciuto realizzare questo video dove la suonavamo insieme. E’ stata una bella opportunità. Comunque siamo sempre rimasti in contatto con Lee, che ha partecipato al nuovo disco. Abbiamo parlato spesso con lui e questa ci è sembrata la cosa giusta da fare.

Avete lavorato insieme a Steve Albini più di una volta nel corso degli anni. Lui è una leggenda. E’ un produttore fantastico. Che cosa avete provato a lavorare con lui?

Lavorare con Steve è stato davvero molto facile. Credo che non sia un produttore, ma sia più un tecnico del suono. Noi vogliamo andare in studio quando tutte le canzoni sono già state scritte per poi registrarle. Steve è molto bravo. Qualche anno fa, durante le sessioni per “In The Belly Of The Brazen Bull” (2012), abbiamo registrato una canzone con lui ed è stato facile. Ci siamo sentiti bene con lui in studio. L’ultimo album doveva essere un EP, ma poi avevamo tante canzone e si è trasformato in un LP completo. Steve ha un buon sense of humour ed è una brava persona.

Ho visto che – se la situazione sanitaria ve lo permetterà – tornerete on the road il prossimo giugno. Il vostro tour inglese sta andando molto bene, ci sono già alcune date sold-out.

Sì, infatti. Originariamente saremmo dovuti tornare a suonare qui a ottobre, poi in novembre e a febbraio e infine abbiamo deciso di spostare i nostri live a giugno. Incrociamo le dita e speriamo che possano avere luogo. Spero proprio che torneremo a suonare l’anno prossimo: non è solo per il fatto di fare concerti, ma questo è stato anche il periodo più lungo in vita mia che ho passato lontano dai miei due fratelli. Loro erano entrambi in lockdown negli Stati Uniti, mentre io ero in lockdown nel Regno Unito. Non mi era mai capitato di non vederli per un periodo così lungo.

Teniamo le dita incrociate per il prossimo anno! Un’ultima domanda: puoi scegliere una delle vostre canzoni, vecchia o nuova, da utilizzare come soundtrack di questa nostra intervista?

In questo momento una delle mie canzoni preferite del nuovo disco è “Screaming In Suburbia” ed è quella che scelgo oggi. In realtà la cambio spesso, ma in questo momento mi piace quella canzone. E’ una canzone vecchia. E’ stata scritta durante le sessioni per il nostro terzo album e Ryan l’ha ritrovata lo scorso anno su un hard-drive. L’abbiamo portata in sala prove e credo che sia uscita molto bene. Mi piace molto.

Grazie mille per il tempo che hai speso con me, Ross. Spero di vederti da qualche parte in Europa il prossimo anno.

Grazie a te. Speriamo di vederci in Italia.

Photo Credit: Pieter M. van Hattem

 

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