OGGI “A NIGHT AT THE OPERA” DEI QUEEN COMPIE 45 ANNI

 
di
21 Novembre 2020
 

di Federico Arduini

Il 21 novembre 1975, esattamente 45 anni fa, arrivava nei negozi il quarto lavoro in studio dei Queen, “A Night At The Opera”, e descrivere in poche parole quanto abbia segnato la storia della band è difficile a dirsi. Ben più accessibile, seppur non facile, è raccontarne la genesi.

I Queen arrivavano dal successo di “Sheer Heart Attack”, dai primi tour in America e Giappone, quando nell’estate del ’75, spinti dalla voglia di ricerca e dal desiderio di creare qualcosa di nuovo, entrarono in studio, di certo non per la prima volta. Qualcosa però in loro era cambiato. Nessun membro della band voleva più sentirsi limitato, sentirsi dire cosa si poteva o non poteva fare in studio, in particolar modo Mercury, che vedeva la possibilità concreta di realizzare il suo sogno di arrivare, attraverso il rock, ad una forma d’arte universale che sapesse unire al teatro la musica.
Liberatisi dall’assurdo contratto con la Trident- fino ad allora i membri della band avevano guadagnato pochissimo rispetto a quanto fatturato dalla casa discografica- e firmato con la EMI e l’Elektra nell’agosto dello stesso anno, i Queen riuscirono finalmente a creare le condizioni ideali per poter lavorare liberamente, anche grazie alla scelta di John Reid come nuovo manager, già manager di Elton John e figura chiave da qui in poi per il futuro della band.

Dopo aver lavorato senza sosta per quasi sei mesi, di cui quattro divisi nel tempo in sei diversi studi di registrazioni, sotto la guida del produttore Roy Thomas Baker la band diede vita alle dodici tracce che compongono il disco in tempo record, nonostante le numerose sovraincisioni e sperimentazioni. L’album si apre con il brano “Death On Two Legs ( Dedicated to… )”, scritto da Mercury con espliciti riferimenti alla figura del vecchio manager Norman Sheffield, definito con ogni dispregiativo possibile, tanto da finire in causa, poi risolta con un accordo extralegale.

Un taglio netto con il passato sotto la guida di un Mercury mai così ispirato, capace qui di passare dall’acidità del primo brano al taglio melodico e leggero di “Lazing On A Sunday Afternoon”, traccia di evidente ispirazione lirica, sia nel canto che nel sound. A condividere le redini del progetto senz’ombra di dubbio c’era un May in forma smagliante, capace di essere sintesi perfetta di stili differenti e mente di alcuni tra i più memorabili arrangiamenti della storia del rock. Passando dal suonare gli strumenti più disparati, dall’arpa all’acustica fino al Koto, May riuscì a trovare un equilibrio espressivo che potesse essere un collante tra le varie tracce, senza mai dimenticare il suo estro melodico, che gli permise qui di tratteggiare con la chitarra alcune melodie rimaste di fatto nella storia. Tra i brani da lui composti per questo progetto non si può non citare la sorprendente “The Prophet’s Song”, autentica perla progressive troppo spessa sottovalutata di oltre otto minuti, alterna momenti di pura coralità a temi hard rock per un esempio di innegabile teatralità. Certamente esempio di quella sintesi tra teatro e musica rock che in tanti avevano cercato, dagli Who ai Beach Boys, e che i Queen trovarono nella più riuscita espressione nel brano più rappresentativo dell’album: “Bohemian Rhapsody”.

Lunga quasi sei minuti, fu frutto della geniale visione artistica di Mercury che, portatala piano e voce all’attenzione della band, ne aveva già nella sua mente l’idea dell’intera struttura. Servirono tre settimane d’intenso lavoro in studio, tra le strofe iniziale e la sezione rock finale, fino ai cori, quei cori che continuavano la ricerca già iniziata nell’album precedente e che qui trovano la definitiva espressione, divenuta con il tempo una vera e propria cifra stilistica della band.

Quando Mercury la propose come singolo alla Emi pensarono fosse pazzo. Deciso più che mai nel suo intento, girò il brano al suo amico Kenny Everet, storico dj della BBC, che lo trasmise 14 volte nel corso di una sola giornata accedendo di fatto la miccia del successo del brano. E’ il 31 ottobre del 1975 quando la Emi lo pubblica come singolo, spinta dalle numerose richieste. Venderà la bellezza di 150.000 copie fino ad arrivare numero uno in classifica il 25 novembre, valendo alla band la partecipazione alla trasmissione Top Of The Pops. Ma anziché andare in studio per una performance live la band decise di registrare un filmato, sotto la guida di Bruce Gowers, che di fatto divenne il primo videoclip musicale della storia.
Come side b del singolo fu scelta dopo non poche discussioni “I’m In Love With My Car”, brano scritto da Taylor, che per i dirigenti Emi avrebbe dovuto occupare la side a e che, insieme a “You’re My Best Friend” di Deacon, rappresenta l’unico esempio in questo album non nato dal lavoro creativo del duo Mercury-May.

Ad impreziosire ulteriormente un progetto già di per sé incredibile si aggiunse quella che secondo molti è la più bella canzone d’amore della storia della band: “Love of my life”. Scritto da Freddie per il suo amore storico Mary Austin, riuscì grazie alla sua intensità a diventare uno dei brani più amati e cantati dal pubblico durante i concerti, forse anche grazie all’arrangiamento con la chitarra acustica da 12 corde di May creato ad hoc per i live, fino a ritagliarsi un momento a sé di raccoglimento, divenuto di fatto iconico, con i due frontman, uno a fianco all’altro, seduti sugli sgabelli al centro del palco.

In conclusione” A Night At The Opera” divenne il primo disco di platino della band e senz’ombra di dubbio il loro progetto più ambizioso. Un connubio tra linguaggi diversi, tra mondi diversi, che riuscì ad unire lo sfarzo stilistico ed espressivo del barocco del ‘600 al duro e talvolta lineare hard rock degli anni ’70, il tutto senza mai venir meno a quella fruibilità che la band mantenne sempre. Un album fedele a sé stesso e perfetto esempio per chiunque voglia far musica, di come talvolta esser è stessi, senza vincoli o modelli, possa spingere la ricerca verso terre inesplorate.

Queen-A Night At The Opera
Pubblicazione: 21 novembre 1975
Durata: 43.11
Etichetta: Emi – Elektra Records
Produttore: Queen- Roy Thomas baker

Tracklist
O1. Death on two legs ( Dedicated To… )
02. Lazing on a Sunday afternoon
O3. I’m in love with my car
04. You’re my best friend
05. ‘39
06. Sweet lady
07. Seaside Rendezous
08. The prophet’s song
09. Love of my life
10. Good Company
11. Bohemian Rhapsody
12. God Save The Queen

 

Oggi “Illumina” degli ...

Gli Elettrojoyce hanno fatto parte di un periodo d’oro del rock italiano tra metà anni novanta e inizio millennio. “Illumina” è il ...

Oggi “So Red The Rose” ...

A fine 1985, con i Duran Duran fermi ai box e con qualche crepa che inizia a delinearsi all’orizzonte, ecco arrivare la scappatella ...

Oggi “Psychocandy” dei The ...

C’è chi dice che lo shoegaze abbia una data di nascita scritta a penna sul certificato di battesimo e che quella data sia: 18-11-1985. Il ...

A proposito del live streaming: ...

Personalmente i concerti amo vederli dal vivo, sotto un palco, in una dimensione in cui la distanza tra le persone non sia la mia prima ...

Oggi “Confessions On A Dance ...

Vent’anni di trionfi e poi, quasi all’improvviso, il flop. O comunque qualcosa di molto simile. Nel 2003 l’album “American Life” ...