IL PIù GRANDE, L’ARTISTA, L’ECCESSO: DIEGO MARADONA

 
26 Novembre 2020
 

L’arte non ha nessuno scopo se non quello di affascinare, irretire, emozionare, eventualmente instillare in noi un sentimento di emulazione. L’arte è ciò che di più profondo e assoluto la razza umana possa vantare; panacea e via per la bellezza, per l’assoluto. L’arte ha smesso di essere, da un secolo almeno, ciò che è sempre stata uscendo dai canoni e inglobando ciò che prima arte non era. Ciò che si può fare con un pallone, con una semplice sfera riempita d’aria appartiene allo sport; sport parola che vuol dire diporto, distrazione, svago e quindi agli antipodi con l’arte per i puristi. Qualcuno però, ogni tanto, nasce per far ricredere la gente, la critica, tutto il mondo e questo qualcuno, il 30 ottobre 1960 in una catapecchia ai margini di Lanus, periferia di Buenos Aires, venne al mondo per rendere il calcio, attività popolare di diporto, arte invece sublime, massima espressione tra equilibrio, leggerezza del corpo, controllo e irriverenza.

Egli non ha avuto paura di essere giorno per giorno ciò che è stato, urtando la sensibilità degli ipocriti, dei benpensanti, degli invidiosi, ma non del popolo, non di chi ama emozionarsi e pensare che una favola bellissima può nascere anche da uno stop, una piroetta, un tocco felpato e vedere poi la palla rotolare lentamente in porta. L’arte è furore, come diceva Giordano Bruno, l’arte è vedere migliaia di occhi umidi di lacrime cercare un uomo scuro di pelle, ricciuto, basso ma dal fisico asciutto che corre verso una curva imbandierata e colorata di azzurro, l’arte è sentirsi tutt’uno con quel piccolo atleta e tutt’uno con gli altri ottantamila esseri umani che in quell’ora e mezza hanno deputato quell’uomo a simbolo di riscatto, a eroe, a mito antico, a colui che tutto può fare, a cui tutto si può concedere purché rinnovi la storia di una città millenaria che la sua storia l’ha dimenticata o forse ha solo bisogno di riscoprirla attraverso un piccolo uomo che, come un re, ora la domina e la guida in barba ai potenti, in barba a chi quella città l’ha sempre giudicata il male e la perdizione. E il male e la perdizione hanno travolto quell’uomo che ha dato tutto se stesso al popolo, senza mai negarsi.

Quell’uomo è salito sul tetto del mondo da solo e da solo è sprofondato rialzandosi mille volte pur continuando a regalare dipinti, poesie, capolavori sotto forma di dribbling, movimenti e sguardi di sfida.

Non ci sarà mai nessuno come lui, l’unico capace di rivolgersi a se stesso in terza persona.

Photo: Unknown author, Public domain, via Wikimedia Commons

 

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