THE OTHER SIDE: THE SMASHING PUMPKINS
CYR

 
30 Novembre 2020
 

Anche nelle migliori famiglie come IFB ci sono pareri discordanti su certi dischi. Di solito ci fidiamo e accettiamo il verdetto del nostro recensore, ma per certe uscite molto importanti e in grado e di dividere la critica, abbiamo pensato a un diritto di replica, una seconda recensione che potrebbe cambiare le carte in tavola rispetto alla precedente. A voi scegliere quella che preferite…

Leggi ‘l’altra faccia’ della recensione di “CYR” degli Smashing Pumpkins

The Smashing PumpkinsCYR
[ Sumerian Records – 2020 ]
genere: synth-pop

VOTO OTHER SIDE: 4

Ah, pelatone mio cosa ti è passato per la mente? Non ti ricordi quando incendiavi i nostri cuori con le chitarre? Io si, ma forse sono rimasto indietro, povero me, ancora con la speranza dei chitarroni e del suono anni ’90. Tu guardi avanti, vuoi cambiare musica per i tuoi Pumpkins e così mi propini un disco tutto synth-pop, ma…aspetta…forse non stai guardando così tanto avanti nemmeno tu, visto che qui gli anni ’80 la fanno da padrone e, aspetta ancora, tra le tante cose si vocifera pure di un “Mellon Collie” parte 2 in cantiere, quindi anche tu, come me, sei uno che si guarda alle spalle e non dimentica. Bravo. Forse però abbiamo aspettative e idee diverse. Ecco, si. Giusto così, aggiungerei visto che tu la musica la fai e io l’ascolto.

Subito però ti affretti a dire che questo disco a guardarlo bene “rientra abbastanza comodamente nella musica che abbiamo fatto nel corso degli anni“…come a dire che forse tutta quest’aria di cambiamento la vediamo solo noi, per te non è così, ma a me quello che dici pare una mezza cazzata: è forse una frase studiata per creare un collegamento (piccolo, labile, finto, non riuscito…??!!) con “Adore”? Forse si, mi pare una soluzione troppo di comodo però. Giuro non saprei. Sta di fatto che non mi piace molto.

Di questo disco, mentre lo ascoltavo, mi sono trovato a dire dire di tutto: ballabile, fin troppo elettronico, volevamo essere i New Order, dove diavolo stanno le chitarre?, perchè James Iha non ci mette un tocco della sua dolcezza?, ma James era in studio?, popettino, finto art-rock, finto post-punk, darkettino, oh non male la voce femminile, pretenzioso molto meno di tante altre cose orchestrate dal pelatone, pretenzioso ma pure con un grado di pop innocuo mai così elevato, contributo della band bassissimo, perchè sto sempre a sperare che Schroeder possa piazzare qualcosa di shoegaze?, synthetico, non ridondante, come fa Chamberlin ad essere così fin troppo misurato?, arrangiamenti scarni, drum-machine (troppe), volevamo essere i Depeche Mode, mai suonato così i Pumpkins, patinato, laccato, scontato, senza mordente, ripetitivo, lungo, troppo lungo, canzoni tutte fin troppo simili, datemi un po’ di varietà, su 20 ne salvo giusto 4/5 che mi sembrano quantomeno dignitose ma le altre sono veramente terribili.

Un sacco di cose, come si può vedere, mi sono frullate nella testa.

Alla fine però, dopo svariati ascolti ripetuti, quando ho spento le casse per godermi il silenzio, ripensare a quanto avevo sentito, cogliere quanto mi si era insinuato dentro e mettermi a scrivere, ecco la triste verità. Solo una cosa mi è apparsa forte in testa, una sola parola: zero. Si l’immagine della maglietta con la stella che tanto ha fatto la fortuna del nostro pelatone era li, nel mio cervello. Lo zero però stavolta era riferito a quello che il disco mi aveva lasciato: non mi era rimasto nulla in mano. Non un ritornello, non un gancio melodico così particolarmente incisivo, non un momento davvero da pelle d’oca, neanche la noia verrebbe da dire, il che, almeno questo, non è male. Ma con 20 pezzi almeno l’incazzatura sarebbe potuta emergere, macchè neanche quello. Per la prima volta Corgan non mi ha colpito. Tanto mi si affollava nella mente durante l’ascolto, ma poi, appena spento tutto mi sono accorto che niente era riuscito realmente a fare breccia. Una calma piatta inquietante emerge da un progetto di rara vacuità.

Se un disco non mi procura alcuna emozione direi che è male. Che non ci riesca uno come il mio adorato pelatone, beh, è quasi pazzesco. A questo punto, beh, “CYR” non sarà il male assoluto, ma, lasciatemelo dire, non è nemmeno bene. No, per niente. Mi dispiace pelatone mio, stavolta ti do 4 in pagella e se ripenso al concerto pazzesco che ho visto a Bologna, beh, ti confesso, mi viene proprio da piangere nel farlo.

 

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